Se le riaperture delle attività economiche in modo micro-geografico, in base alla situazione epidemica, come fa scrivere Colao su un quotidiano importante, saranno attuate, mi chiedo perché non si aggancia a questa scelta anche quella della riapertura delle piccole attività, sempre nel rispetto delle norme che tutti conoscono.

Guardando i “grandi” della politica, da Conte in giù (posto che queste persone abbiano una dimensione umana e professionale significativa) vien da chiedersi: ma questi si rendono conto della situazione vera, nella società civile ed economica dell’Italia?

Pare di no. Sono sicuro di no. Le cose che dicono, la confusione comunicativa che generano, la mancanza di parola in troppe occasioni, come quella dei 600 euro alle partite Iva e affini, collocano costoro nel novero degli ignoranti colpevoli, categoria morale che ho scientificamente declinato in un brano precedente. L’immoralità di chi promette senza mantenere gli impegni è grave.

Le persone comprendono meglio e apprezzano la sincerità, anche se questa talvolta comporta perdita di sicurezza e incertezza di poter contare su risorse sufficienti.

Faccio un esempio che attesta come sarebbe stato necessario inserire, nella Task di Colao, rappresentanze degli industriali, degli artigiani, dei commercianti, del mondo agricolo, degli operatori turistici, dei sindacati e delle professioni: invece di mettere dentro tanti studiosi professionisti, sarebbe forse stato più efficace e produttivo il contributo diretto delle categorie sopra elencate.

L’esempio: prima di riaprire, un negozio di abbigliamento di dimensioni medio-piccole, che comunque ha a magazzino non meno di 8/ 10.000 pezzi, che cosa deve fare? Deve prevedere una operazione di pulizia e sanificazione di tutti questi “pezzi”, o basta che operi in questo modo solo sui capi che mostra e che vende, suddividendo quindi l’impegno temporale della sanificazione nel tempo della proposta e della vendita? Se il senso della norma dovesse essere il primo, cioè sanificare tutto, prima di riprendere le vendite, si rendono conto i signori esperti che questo commerciante, dopo non avere incassato un euro per due mesi e mezzo, sostenendo comunque le spese di gestione a zero incassi, dovrebbe assumere almeno tre persone per una settimana, con relativi costi?

Quanto gli potrebbe costare la pulizia e la sanificazione preventiva, considerando una media di dodici euro lordi a persona per ora? Il conto è presto fatto. sapendo che per ogni capo potrebbero essere necessari almeno un minuto e mezzo o due, ecco: 12 (euro l’ora) per 8 (ore al giorno) per 5 (giorni in una settimana) per persona più il 30% di oneri fiscali e contributivi. Totale: più o meno 1.900 euro. Li ha a disposizione nei suoi risparmi? Non li ha, perché il settore ultimamente non “tirava”? Chi glieli può dare? Il Governo, aumentando gli stanziamenti e il debito.

Questi sono i conti da fare ovvero, in via preventiva occorre spiegare bene che cosa sarà necessario fare per ripartire.

Allarghiamo pure il discorso a chi offre servizi alle persone come nella ristorazione classica, quella dei bar, delle osterie, delle trattorie e dei ristoranti. Il sociologo tedesco Norbert Elias definisce il ristorante come una delle forme di manifestazione storica della borghesia produttiva moderna, un luogo dove dai primi del XIX secolo usavano incontrarsi politici locali, agrari, industriali all’inizio delle loro attività (erano storicamente dei pionieri), professori, giornalisti, e colà non solo “desinavano” conversando amabilmente, o anche litigando, ma combinavano affari, stipulavano accordi, si stringevano la mano e ciò generava lavoro, reddito, progresso.

Nelle osterie, invece, bevevano e mangiavano piatti semplici piccoli contadini, operai a giornata, fabbri e falegnami, sindacalisti e parroci di campagna, viandanti e carradori. Luoghi di incontro e di vita. Indispensabili.

Vogliamo parlare di tutto ciò? O parliamo solo di app?