Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

L’anima della rinascenza

Solitamente usiamo il termine “anima” al di là della dizione platonica e aristotelica di sostanza- guida delle azioni umane agìte tramite il corpo, di essenza dell’umanità stessa, di sostanza o natura della vita consapevole dell’uomo, e al di là della nozione religiosa, sia del ceppo greco-latino, sia biblico, sia orientale, concepita come qualcosa di immortale o addirittura eterna (induismo, Origene, etc.) per dire che ogni cosa o azione umana ha un’anima, per dire che l’anima è una guida alla comprensione delle cose del mondo e dell’uomo stesso.

Tutto ha un’anima nel dire abbastanza comune. Per gli animisti siberiani e del Grande Nord, per quelli del Sud America e dell’Africa “tutte le cose hanno un’anima“, dall’uomo agli animali alle pietre, dalle acque al vento. In I Re 19, 11-12, perfino Dio è una brezza leggera, che coglie il profeta Elia.

Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. (…)

Dio si manifesta ad Elia in modo sommesso, quasi delicato, e ciò ci insegna a sviluppare le nostre capacità di ascolto, di attenzione anche alle piccole cose, a quelli che chiamiamo segnali deboli. Ciò che non è tonitruante o prepotente o arrogantemente proposto, ci deve interessare, rendendo più acuti i nostri sensi interni, che presiedono alla comprensione vera delle cose.

Diamo uno sguardo al grande film di Kurosawa Dersu Uzala. Il piccolo uomo delle grandi pianure. Va visto per avere un’idea della nozione di anima presso i popoli della Siberia, a modo di esempio. L’anima è l’essenza vitale del tutto.

La rinascenza è un modo della ri-nascita, un tornare da capo per essere meglio di prima, come spiega la storia italiana. Il Rinascimento storico è un nome che le persone del tempo non conoscevano e non usavano e, come per altri periodi storici antichi, medievali e moderni, fu semplicemente dato dagli storiografi.

Per ri-nascere occorre metter in ordine molte cose: cultura, coesione sociale, politica, economia, diritto. La rinascenza, come nel Rinascimento storico, significa un rilancio della persone e della sua unicità, della sua autonomia. I classici greco-latini, ripresi da Giovan Pico della Mirandola nel suo De hominis dignitate, usavano dire homo faber ipsius fortunae, cui aggiungerei, con il contributo delle circostanze, cioè di tutti i vettori causali di cui il singolo non ha conoscenza né nozione.

L’uomo vitruviano di Leonardo da Vincio

Le potenzialità umane, insite in ciascuno in modo diverso, sono uniche in ogni persona e costituiscono la struttura portante della dignità umana.

Già Platone ed Epicuro, e poi Agostino fino a Hegel hanno proposto la dialettica come il metodo più adatto alla ricerca della verità. La dialettica è scambio di idee, è capacità di ascolto, uso rispettoso della parola, coltivazione del dubbio e dell’interiorità.

«La mistica immagine della Rinascita e della Riforma aveva vissuto, sotto entrambi i suoi aspetti, attraverso tutto il Medioevo […] ora, dopo lo slancio religioso del XII secolo […] dopo Gioacchino, Francesco, Domenico, dopo l’illimitato flusso di entusiasmo religioso, quell’immagine si muta nell’espressione di un sentimento e di un bisogno di tipo puramente umano, che dapprima empie di sé solo singoli individui, poi anche ampi circoli, ed al quale si mischiano la esigenza e l’immaginazione della fantasia, dell’anima sensibile
(K. Burdach, Dal Medioevo alla Riforma)

Il brano di Burdach ci dà un po’ il senso della “rinascita” storica in Italia, che influenzò tutta Europa, costituendo immagine di cambiamento radicale della concezione dell’uomo nel mondo e nella natura. Ri-nasce l’esigenza di una crescita psicologica e culturale dell’uomo, anche oltre la dimensione teologica, con un’esperienza estetica (intesa nel senso dell’àisthesis aristotelica, cioè come manifestazione dell’essere, non nel banale senso estetistico di comune accezione).

Ora sta accadendo quello che sappiamo e molti ne parlano, i più blaterando, anche molti “scienziati”, spesso in contraddittorio sgangherato tra loro.

Sembra quasi che una sorta di “provvidenza” (non scomodo “Dio” per questo) abbia deciso di insegnare all’uomo che la Terra non è un bene disponibile a ogni uso, quasi in memoria di un retaggio teologico-biblico legato alla legge della colpa/ espiazione.

Forse la Provvidenza, mediante il linguaggio-della-Terra ci ricorda che è meglio dare uno sguardo al Tutto, al Bene-che-è-comune, su cui abbiamo una responsabilità di mandato, come fossimo dei CEO, come fossimo finalmente umani.

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