Non parlo del Medioevo luminoso di Simone Martini, Duccio di Buonisegna, Cimabue, Giotto, Guido Cavalcanti, Dante, Petrarca, Federico II, Pier delle Vigne, e poi Masaccio, Piero della Francesca e mille altri, né degli altrettanto luminosi periodi successivi del Rinascimento, della rivoluzione scientifica e filosofica, del Barocco, fino a Leopardi e Manzoni. Parlo del Medioevo incapace di comprendere la differenza, la donna, gli ebrei, il mondo altro, che era altrettanto degno di essere chiamato umano. Gentil lettore, e visibilissimo senatore, leggete se volete Genocidio. Una passione europea, di Georges Bensoussan, già da me citato nell’articolo precedente.

Il suo grido al congresso della Lega, senatore: “Vogliamo un’Italia cristiana, cristiana, cristiana, cristiana” (quattro volte cristiana, basta una, no?), non solo non è bello, ma è anche stupido, antistorico e dannoso perfino dal punto di vista di una teologia dell’evangelizzazione. Se si vuole portare in giro il messaggio cristiano, questo non è più il tempo dello spadone del conte Raimondo di Tolosa a Gerusalemme (lei sa chi era?), o delle galeazze di Sebastiano Venier a Lepanto (lei sa chi era?), ovvero delle mitraglie del generale Franco (lei, più o meno, sa chi era, penso: per me era un cristianissimo delinquente). Il cristianesimo si “porta in giro” piuttosto con la lezione evangelica, testimoniata da mille e mille missionari e missionarie e strutture di volontari come le Caritas che, sia in Italia, sia nelle zone più povere del pianeta attestano – con il loro operare – l’uguaglianza in dignità, l’uguaglianza ontologica (cioè della struttura di essere) di tutti gli esseri umani, vera lezione cristiana e biblica (cf. Genesi 1, 27 “(…) e Dio creò l’uomo a sua immagine“, non l’uomo bianco, nero, giallo, rosso, cristiano, islamico, buddista, animista, ebreo, scintoista, agnostico, ateo… L’uomo. Non è cristiano pensare che il cristiano sia il migliore, anzi l’unico.

Intanto, per essere rispettosi della storia e della teologia, si dovrebbe dire “cristiano-cattolica” e, forse (anzi, oso dir, certamente) lei non sa che “cattolico” in greco antico (katà òlon) significa secondo-il-tutto, come ben spiega la Dottrina sociale della Chiesa, e quindi non secondo-una-parte: dalla Rerum novarum di papa Leone XIII alla Laudato sii di Francesco, passando per la Pacem in terris di Giovanni XXIII, la Populorum progressio di Paolo VI, la Centesimus annus di papa Wojtyla, e la Caritas in veritate di papa Ratzinger, tacendo di diverse altre molto importanti per una visione cristiana del mondo e dell’uomo, che nulla hanno a che fare con la “dottrina” sottesa di chi, dopo aver brandito in piazza rosari e vangeli, ora brandisce un presepe. Senatore Salvini.

Non credo che alle persone di buon senso interessi tornare a un cristianesimo che poteva piacere a Pietro il Venerabile o a Innocenzo III, un abate cluniacense (cioè dell’abbazia di Cluny) e un papa che vivevano nella Res publica christiana, quando altro non c’era in Europa, che era l’unico pezzo di mondo interessante, al tempo. Ma lei sa chi erano Pietro il Venerabile e Innocenzo III, così per dire?

Poche parole per descrivere, per lei e per chi ne ha bisogno, circa lo sviluppo del cristianesimo come tradizione religiosa. Dal cosiddetto Editto di Milano di Costantino e Licinio (313), e da quello di Teodosio il Grande (381) il cristianesimo diventò religio imperii. Nei secoli successivi la teologia cristiana accompagnò la politica fino al suo massimo rappresentato dal periodo carolingio, che si definì anche Res publica Christiana. Erano tempi nei quali Carlo Magno convertiva i Sassoni a fil di spada. Un altro momento di relazione-conflitto fra potere temporale e spirituale fu due secoli dopo rappresentato dal contrasto (lotta per le investiture di vescovi e abati) fra papa Gregorio VII (Ildebrando da Soana) e Enrico IV. Un punto di grande alleanza fra troni e religione fu la vicenda complessa delle crociate, che furono indette non solo per liberare il Santo sepolcro, al grido di “Deus vult“, urlato da Pietro l’Eremita, ma anche per sviluppare i commerci e acquisire potere nel Mediterraneo orientale.

Il grande imperatore Federico II di Svevia, nipote del Barbarossa, litigò con il papa del tempo fino ad essere scomunicato. E nel frattempo, però, sviluppava, con merito, in area cristiana, cultura e scienza, con ebrei, musulmani e cristiani. Dante, cristianissimo e cattolico, seppe bene distinguere tra potere temporale e spirituale, auspicando una politica capace di rispondere alle esigenze del popolo, non solo in una visione cristiana, ma semplicemente umana.

Nel frattempo, due soggetti emergevano, quasi a rappresentare il male assoluto, da quei secoli, e fu questo che in parte li rese bui, la donna e l’ebreo, simboli del potere diabolico sull’uomo. Il diavolo era rappresentato dalla femmina sessuata, irresistibilmente attrattiva per il maschio e perciò pericolosa, e l’ebreo, deicida (lei sa che fino ai tempi di  papa Roncalli, in ambito cattolico si recitava una prece che che conteneva la richiesta al Signore di “convertire i perfidi giudei“).

Aah dimenticavo: forse pochi sanno che nei primi sette/ otto secoli in ambito cristiano vi furono lotte teologiche sui dogmi cristiani, in particolare sui due massimi: quello trinitario e quello sulla natura di Gesù (Cristo). Sappia che non per tutti – in quei tempi – Gesù di Nazaret era il Cristo, cioè il masiàh (in ebraico), il salvatore atteso dalla storia biblica, e quindi Gesù non era il Messia-Christòs (l’unto, il messia, in greco) solo per gli ebrei, ma anche per molti cristiani, come il patriarca di Costantinopoli Nestorio. Anzi, aggiungo subito un’altra cosa: è molto probabile che monaci nestoriani, in giro per la penisola arabica ad evangelizzare, abbiano incontrato – a cavallo fra il VI e il VII secolo – il giovane Mohamed, che faceva il cammelliere per Kadijia, una ricca vedova poi sua moglie, affascinandolo con la dottrina monoteista dell’unico Dio-Signore biblico e di Gesù, suo Figlio. L’islam è diretta filiazione del cristianesimo orientale, così come il cristianesimo è debitore dell’ebraismo-giudaismo della sua stessa esistenza.

Le lotte fra monofisiti (tipo Cirillo di Alessandria, che credeva Gesù di Nazaret pura immagine umana del Cristo, il quale possedeva pertanto la sola natura divina) e nestoriani, convinti della piena e sola umanità di Gesù, assunse spesso i connotati di una lotta politica e sociale intrisa di violenza fisica. In quel contesto, Ipazia, filosofa e matematica neo-platonica fu straziata da monaci monofisiti crudeli come i peggiori jihadisti dell’Is. Un altro aspetto storico-politico-religioso da non trascurare è il conflitto fra Oriente e Occidente cristiano (non dimentichiamo che i primi sette Concili ecumenici furono convocati in località orientali, vicine a Bisanzio, a partire dal costantiniano Concilio di Nicea, 325), che portò progressivamente allo scisma (separazione) fra chiesa romana e chiesa bizantina (la quale da allora si definì ortodossa, cioè vera erede delle dottrine cristiane, dal greco orthòs, retto, e dòxa, dogma) del 1054 (fra Leone IX, il card. Umberto da Silvacandida suo legato e il patriarca Michele Cerulario). Già il grande e coltissimo patriarca Fozio, verso l’850 aveva compiuto dei passi teologicamente divisivi da Roma. In quegli anni, nel IX secolo, a Costantinopoli vi fu la lotta contro le immagini sacre (iconoclastia) la quale costò la vita a migliaia di monaci iconografi, che l’imperatore faceva morire per annegamento nel Mar di Marmara. Leone III l’Isaurico era il vero capo della chiesa orientale. Vogliamo mettere il cappello sulla chiesa di oggi come Leone Isaurico, senatore? A nulla servì il concilio di Firenze (1431 e anni seguenti) per una riconciliazione. Si dovette aspettare il 1964 per un abbraccio simbolico fra Occidente (papa Paolo VI) e Oriente (il patriarca Athenagoras) per un riavvicinamento. Intanto il patriarcato di Mosca (per questo detta “terza Roma”) sostituiva Costantinopoli per l’ortodossia orientale, in termini d’importanza.

Un’altra data da memorizzare, anche da parte sua, senatore, è il 1517, quando frate Martin Luther pubblicò le 95 tesi anti-romane e diede inizio alla Riforma protestante, di cui furono coequipier Jean Cauvin (Calvino) da Ginevra, futuro mentore del protestantesimo anglosassone e americano (dei Bush e dei Trump, per modo di dire, se Trump, e anche Bush junior possono dirsi cristiani), e Ulrich Zwingli da Zurigo. Poi scoppiò la Guerra dei Trent’anni (1618-1648) che sconvolse l’Europa centrale, opponendo principi cattolici e principi protestanti, il tempo nel quale i cittadini dovevano essere per forza dello stesso credo del loro sovrano “cuius regio eius religio“. E’ questo il cristianesimo che vogliamo, senatore? Dalle sue parole urlate “cristiana, cristiana, cristiana, cristiana (l’Italia)”, pare proprio di sì.

Ciò, alla faccia di Galileo che scriveva alla duchessa Cristina di Lorena “La Bibbia insegna come si vadia in cielo, non come vadia il cielo“, distinguendo rigorosamente tra scienza e fede, così come non si stancava di ripetere papa Giovanni Paolo II, da lei spesso impropriamente citato, non conoscendo, in tutta evidenza, il suo pensiero. Papa Wojtyla chiese anche scusa per il processo a Galileo, e forse in cuor suo pensava anche a Giordano Bruno, a Tommaso Campanella e a una miriade di “streghe” abbruciate o annegate nella (e dalla) cristianità imperante, agli ebrei cacciati dai cristianissimi sovrani di Spagna Isabella e Ferdinando, e agli indios sterminati in nome di Cristo da Cortès e Pizarro nel siglo de oro della Spagna imperante.

Questo “cristianesimo”, assai poco evangelico (ma i vangeli lei li ha letti, magari – umilmente – con un buon commento esegetico e teologico? ché se letti così come un libercolo qualsiasi forse le potrebbero dir poco), è stato, non solo la base positiva della crescita umana dell’Europa e di molta parte del mondo, e quindi sua fonte primaria (alla faccia dei burocrati brussellesi e dei tecnocrati relativisti, vede che uso anch’io qualche volta qualche concetto a lei gradito?), ma anche il fomite storico di assai poco commendevoli politiche, anzi, di spaventose bestialità. E’ stato, insieme – paradossalmente – con lo scientismo darwiniano male inteso dell’800, fomite dell’eugenismo, cioè della dottrina fisico-antropologica che non sopporta il diverso, il malato, l’eccentrico, lo zingaro, l’ebreo, l’omosessuale, lo slavo, la donna, cioè chi non corrisponde al criterio del maschio alto e forte, possibilmente biondo e nordico. Poligenismo vs monogenismo: tanti “adamo”, o un solo “adamo”, come le scienze paleoantropologiche contemporanee hanno confermato? E inoltre, Thor al posto di Zeus e di Jahwe e di Allah e del Signore Dio di Gesù Cristo. Lo sa, lei, tutto questo?

Si realizzò, negli ultimi cento e cinquanta anni, una strana e tremenda alleanza fra questo “cristianesimo” cattolico e chi credeva a un Gesù ariano (i tedeschi, prima ancora del nazismo inventarono l’arianesimo, cioè una strana e assurda antropologia che non si peritava di annettere fraudolentemente le più strane dottrine paleoantropologiche all’etica della vita umana). Per costoro Gesù era un paleo-ariano, chissà come proveniente dai monti Zagros della Persia o addirittura dall’Indo, in un buffo (se non fosse stato poi tragico) miscuglio di mazdeismo e zoroastrismo (sa che cosa sono queste due tradizioni religiose, senatore?) Pensi che questi geni sostenevano che Adamo parlasse… in tedesco. Fu diffuso tra la fine dell’800 e i primi del ‘900 il falso denominato Protocollo dei Savi di Sion, per giustificare l’anti-ebraismo pratico, e quindi anche azioni di soppressione fisica di chi, sosteneva il delinquenziale pamphlet, aveva intenzione di dominare il mondo. Il nazismo si impiantò su radici già ben solide, poiché le leggi razziali del Reich (1933-35) e quelle italiane (l’infamia del 1938) trovarono ampie “giustificazioni” teoriche, o ritenute tali da quei governanti.

L’orrore indicibile di Auschwitz, Majdanek, Bergen Belsen, Dackau e decine di altri inferni voluti dall’uomo-ariano-tedesco-razzista-eugenista-nazionalista-sovranista sono filiazione diretta di quanto sopra.

Tornando all’arianesimo, dura fatica vedere in omuncoli brutti e piccoli (qui sono un po’ lombrosiano, ma costoro se lo meritano) come Himmler, Hitler stesso e Eichmann (compresi i distinguo della Arendt tra male radicale e male banale, per la trattazione dei quali rinvio al prossimo articolo), esemplari tipici di quella teoria antropologica; forse solo Reynhard Heydrich era coerente con l’arianesimo, alto e biondo, e glaciale e spietato, com’era. Patetico.

Si leggano, per utile documentazione, se possibile in sinossi, il libro di Ernest Renan Vita di Gesù, quello di Agnes Heller Gesù, l’ebreo, e quello di Romano Guardini Il Signore, per cercare di capirci qualcosa. Gesù era un ebreo-galileo di duemila anni fa. Punto.

E mi avvio a terminare questa intemerata, però documentata, caro senatore. Tutta nella mia testa, perché occorre studiare, studiare, studiare, studiare (4 volte) per sapere qualcosa, e soprattutto sapere – socraticamente – di-non-sapere.

Quello che preoccupa non è un ritorno del nazismo-fascismo-eugenismo (che è il peggiore tra questi concetti), ma l’espandersi, favorito dalla pervasività e dalla potenza a-critica dei media, di forme di nazionalismo razzista, di sovranismo, di anti-ebraismo, di islamofobia, tutte posizioni generiche e politicamente esiziali, perché derivanti da semplificazioni, da banalizzazioni concettuali e storiografiche, da incompetenza e ignoranza madornali.

Ancora una volta dico e ripeto: solo il pensiero critico può aiutare la conoscenza e anche la militanza politica, che non è una brutta cosa, ma deve essere supportata dall’onestà intellettuale di un dire e scrivere documentato e fondato, giammai su parole d’ordine semplificate, emotivamente coinvolgenti e intrinsecamente falsificatorie.

Senatore, lasci perdere rosari, vangeli e presepi e si convinca che l’Italia può accogliere credenti e non credenti, cristiani e musulmani, buddisti e senzadio agnostici o atei. L’importante è che tutti costoro sappiano che, proprio perché possiedono la medesima dignità di esseri umani, debbono rispettare le leggi di questo Stato in cui vivono, accettandone il modello democratico-parlamentare, che è il migliore dei sistemi finora inventati dall’uomo.

E, in questo ambito, è forse proprio il cristianesimo-cattolico, ma non declinato come propone lei in maniera esclusiva, la dottrina religiosa e morale più adatta per sviluppare, non tanto la tolleranza, ma il rispetto radicale tra uguali.