Da tempo utilizzo spesso, come caro lettore avrai senz’altro constatato, la campana di Gauss per sintetizzare la statistica percepita, e perciò non oggettiva, dell’alfabetizzazione primaria/ funzionale degli italiani, basandomi sulla crisi del pensiero critico, sulle scelte di voto e su altri parametri che citerò più avanti. Mi sono accorto che lo schema “10/ 80/ 10% è accettato anche da altri ricercatori di varie discipline scientifiche. L’ultimo dei quali è il prof Gilberto Corbellini, che leggo volentieri sul Sole24Ore della Domenica, inserto culturale, ma che ho anche criticato nel post precedente per via della sua proposta di utilizzo dell’ossitocina volatile per ridurre la xenofobia tribale ancora largamente diffusa tra le persone.

E dunque, 10 da collocare alla sx della curva centrale, rappresentante la condizione conoscitiva peggiore, 10 da collocare alla dx della curva centrale, rappresentante la condizione conoscitiva migliore, e 80% da attribuire alla curva centrale, rappresentante la stragrande maggioranza degli individui. Questo è il punto: oggi non basta una conoscenza media e tanto meno mediocre delle cose, poiché si colloca immediatamente nell’insufficienza conoscitiva, troppo varie, numerose e diverse sono le nozioni che ciascuno deve padroneggiare, per leggere e interpretare (comprendere/ capire) un normale testo sul web, che non sia costituito da affermazioni stupidamente apodittiche e perciò infondate, o di insulti sgangherati e beceri.

E non è neppure una questione di soli e meri titoli di studio, ché conosco diversi laureati non dotati di una cultura sufficiente, diplomati idem, etc.. Bisogna vedere caso per caso. Ho già scritto altrove – non poche volte – di aver conosciuto “terze medie” con una cultura di tutto rispetto (ad es. Pierre Carniti, prestigioso segretario generale della Cisl degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso) e, per contro, sé dicenti intellettuali da strapazzo.

L’esempio della politica è inquietante. Abbiamo trascorso un anno e mezzo di deliri, parolacce facenti parte di un lessico quasi specializzato nell’insulto, semplificazioni a-critiche, definizioni assurde o addirittura insensate, assenza quasi totale di logica argomentativa, da Salvini a Toninelli a Bonafede a Marcucci a Crimi a Boschi a Toti a Meloni, agli indecenti Delle Vedove di Fratelli d’Italia, “topone” Toti, Zoffili e Francassini (e chi sono?) della Lega ascoltati recentemente, e altri che non rammento ora. Non si offenda il mio gentil lettore se cito otto o nove di destra e solo due di sinistra, ché neppure la sinistra culta è esente da macroscopiche défaillance cognitive ed espressive.

Ho ascoltato il non brillantissimo discorso di Conte per il voto di fiducia alla Camera. I presenti si sono invece “sentiti” per scalpitante, irrefrenabile incapacità di ascolto e conseguente mero tifo contrario, peggio che in uno stadio di quart’ordine. Una vergogna. Partigiani non ragionanti, esplicitamente ignoranti.

Vi è una definizione Unesco del 1984 di analfabetismo funzionale che riporto: “(…) La condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità“.

Il termine fu introdotto “per sovvenuta esigenza di un concetto di alfabetizzazione superiore rispetto a quello di alfabetizzazione minima, introdotto dall’agenzia nel 1958 – nell’indagine veniva sollevata la questione delle campagne di alfabetizzazione di massa, suggerendo che esse avrebbero dovuto mirare a standard di alfabetizzazione più elevati del semplice saper leggere e scrivere, e concentrarsi sullo sviluppo della capacità di saper utilizzare tali competenze nelle relazioni fra sé e la propria comunità e le situazioni socioeconomiche della vita.”

La “rimozione” della memoria di chi ha appena governato e di nuovo governa con altri è una drammatica dimensione dell’incultura tout court del personale politico attuale.

Trovo scritto e riporto dal web un pezzo in tema abbastanza condivisibile: “L’acquisizione di abilità cognitive è divisibile in “competenze, applicazioni, apprendimento e capacità d’analisi”, in una complessità sfuggente per cui una definizione esaustiva non è raggiunta; si introduce inoltre il concetto di alfabetizzazione funzionale (o anche letteratismo, dall’inglese literacy) per rappresentare quel livello più elevato di alfabetizzazione più orientato alla pratica (nel lavoro etc.) e all’uso continuativo dell’abilità di lettura e scrittura. L’obiettivo principale di tali competenze non è il raggiungimento di un dato strumentale (il saper leggere e scrivere), ma l’utilizzo di tale capacità per partecipare attivamente ed efficacemente a tutte quelle attività che richiedono un certo livello di conoscenza della comunicazione verbale. I dettagli applicativi, le specifiche attività, essendo dinamici ed emergenti nello sviluppo di una società, non possono essere fissati precisamente. I criteri per valutare il fenomeno variano da nazione a nazione e da ricerca a ricerca.”

Bene, mi confermo nell’idea che l’analfabetismo funzionale sia molto diffuso, pericolosamente pervasivo, e che meriti la massima attenzione se non vogliamo scivolare su una china dalle drammatiche prospettive. I rimedi sono quelli che diverse persone pensose e pensanti propongono e che io, nel mio piccolo, cerco qui di promuovere: favorire lo studio, dare risorse alla scuola e all’università, aiutare le famiglie non agiate a far studiare i figli meritevoli e capaci, instillare nel bimbi e nei ragazzi la passione per l’impegno conoscitivo, la curiosità per il sapere, abituarli alla fatica e agli insuccessi. Questa è la “medicina” obbligatoria per uscire da questa impasse che è non solo della cultura, ma della stessa convivenza civile.