Renato Pilutti

Sul Filo di Sofia

Amo il mio lavoro, e tu che lavoro fai?

Il mio amico e collega Ermanno Bon, esperto professionista di Sicurezza del lavoro e di Ambiente, ha scritto sul sito della sua Azienda EB Sicurezza un pezzo che gli ho chiesto di potere pubblicare qui, sul mio blog. Mi hanno colpito alcune assonanze con diversi aspetti della mia vita professionale. Nel mio caso, non mia figlia, ma mio padre mi chiedeva spesso che lavoro facessi, e io duravo fatica a spiegarglielo, ma non perché mio papà non ci “arrivasse”, ma poiché facevo lavori nuovi, non appartenenti ai suoi schemi di operaio, impiegato o capo. Mi occupavo (e mi occupo) di Studi&Ricerca, consulenze, docenze… A lui pareva che fossero lavori non troppo consistenti e allora gli dicevo: “ma papà, se mi pagano vuole dire che servo, dato che – come sai bene (lui lo sapeva bene con la sua esperienza di emigrante) – nessuno ti paga per niente“. E allora annuiva sostenendo con chi incontrava che Renato era un tipo particolare, forse speciale.

Per questo il pezzo di Ermanno mi sembra anche un poco mio e lo ospito con piacere, e un po’ di nostalgia di Pietro. Ecco il racconto di Ermanno:

 

Quando mia figlia era alle elementari, molti anni fa, mi chiedeva:

Papà tu che lavoro fai?”

I papà dei miei compagni fanno il dottore, il dentista, l’operaio, l’architetto, il panettiere e tu?”

Non sono mai riuscito a spiegarlo in parole semplici se non dicendo “ faccio in modo che le persone non si facciano male o si ammalino”

Non le era chiaro, una bimba di 6-7 anni.

Ieri 07 settembre 2019 ho assistito, come spettatore, ad una festa Italo-americana ad Aviano.

Questa festa è stata organizzata dall’associazione Comandanti Onorari della base aerea di Aviano.

Molto bene organizzata, dedicata a tante categorie di persone, di tutte le età, con tante attrazioni.

È stata certamente emozionante la fase cerimoniale.

Vedere le bandiere nazionali essere issate, accompagnate dagli inni, genera sensazioni particolari.

Amo il mio lavoro perché è uno di quelli silenziosi.

Il mio lavoro è quelli che, quando tutto va bene, nessuno capisce che cosa fai o hai fatto o, peggio, alcuni si chiedono a cosa servi.

Ho voluto verificare se tutto ciò che avevo immaginato era corretto o c’era qualcosa da migliorare.

Amo il mio lavoro perché, se è fatto bene, nessuno sa che esisti.

Mi chiedono spesso, ancora oggi dopo 25 anni:

Ma che lavoro fai?”

In effetti mi rendo conto che non sia sempre chiaro il mio lavoro e, a volte, è visto come una grande rottura di scatole.

Molti invece lo apprezzano, ma preferisco oggi parlare di quelli che semplificano.

Mi occupo di prevenzione, sicurezza, igiene, ambiente, formazione del personale, gestione delle emergenze

Ahhh quelli che ti danno le scarpe e la mascherina?”

Si anche, ma non solo.”

Ho capito… carte insomma” e si conclude così la chiacchierata.

In realtà le carte sono l’ultimo tassello di un mosaico molto più complesso.

Amo il mio lavoro perché ti obbliga a studiare, ascoltare, osservare.

Ti obbliga ad usare la fantasia, ad immaginare gli scenari più complessi per poi realizzare dei percorsi organizzativi ed operativi semplici ed alla portata di tutti.

Più sei bravo, più hai esperienza, più ascolti le persone, più le osservi come si comportano, sia le persone sia le organizzazioni e meno traumi crei al loro equilibrio modificando i comportamenti sbagliati, meglio hai fatto il tuo lavoro.

Più fai in modo che questi cambiamenti arrivino da loro stessi e ne diventino loro proprietà e paternità, meno fatica fai a combattere le resistenze al cambiamento e, alla fine si chiedono: “ma lui cos’ha fatto se ho fatto tutto io?”

Amo il mio lavoro perché tutti si devono continuare a chiedere:

Ma tu che lavoro fai? Sei quello delle scarpe e i guanti? Quello delle carte?”

Alcuni apprezzano ed altri semplificano.

Si, sono quello che ti fa dare per scontato che se torni tutte le sere a casa dalla tua famiglia o se partecipi ad una festa-manifestazione e tutti si sono concentrati sulla musica, il divertimento o il mangiare, il mio lavoro è stato fatto bene, e continuerai a non capire che lavoro faccio.

Sono certo di parlare anche a nome dei miei colleghi/soci.

 

Ieri è stata una bella festa e gli organizzatori sono stati davvero molto bravi.

 

(Ermanno Bon)

2 Comments

  1. Grazie Renato un vero piacere che l’articolo abbia suscitato emozioni e rinvigorito ricordi.
    Ermanno
    http://www.ebsicurezza.it

  2. Ricambio di cuore, caro amico Ermanno, le cose non nascono mai per caso, come abbiamo più volte condiviso. La freschezza e la verità del tuo racconto mi sono sembrate molto adatte allo spirito del mio blog, per cui mi ha fatto un gran piacere pubblicarlo, mandi

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