Renato Pilutti

Sul Filo di Sofia

Radio Radicale e il gerarca lillipuziano

Mi piace partire dal bravissimo Massimo Bordin, mancato da poco (manca a me e a molti, come professionista e come persona) per parlare di Radio Radicale e di un nanetto che vuole sopprimerla.

Non condivido tutte le battaglie dei radicali italiani e di questa emittente, specialmente quelle relative all’etica della vita umana, sull’eutanasia in primis, ma ritengo che la cultura etico-politica radicale abbia contribuito fortemente alla civilizzazione della politica e della società italiana, e credo che sia stata e sia un baluardo della democrazia e del diritto alla conoscenza, ultima grandiosa battaglia di Marco Pannella.

Di quest’ultimo tema, credo, i grillini hanno un terror panico, per cui preferiscono che una voce libera e colta si spenga, così potranno riuscire meglio nel loro squallido lavoro di disinformazione manipolatoria del pubblico (di chi si fa intortare, comunque), soprattutto, anche se non solamente, tramite la Casaleggio e C.

«Radio Radicale non nacque per essere “la radio del Partito Radicale”, quanto piuttosto tentare di dimostrare concretamente, attraverso un’opera da realizzare, come i Radicali intendono l’informazione.
Creare un dato emblematico, in maniera sostanziale e non astratta, di quello che il servizio pubblico dovrebbe fare»
(Massimo Bordin, già direttore di Radio Radicale)

Un po’ di storia. Radio Radicale è un’emittente radiofonica la cui proprietà è l’Associazione Politica Lista Marco Pannella, legata al Partito Radicale, con sede a Roma e copertura nazionale. E’ riconosciuta dal Governo italiano come “impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale”. È stata la prima radio italiana a occuparsi esclusivamente di politica, senza introiti pubblicitari di alcun genere e specie.

Radio Radicale vide la luce ai primi del 1976, voluta da un gruppo di militanti radicali. La prima sede fu collocata in un appartamento di 60 metri quadri situato in via di Villa Pamphili, nel quartiere Gianicolense di Roma. Era il periodo delle radio libere, e poté trasmettere anche  seguito della sentenza n. 202 della Corte Costituzionale. Caratterizzata da uno spirito libertario, utilizzò mezzi di fortuna per trasmettere  e tenne bassissimi costi di produzione per sopravvivere. I suoi attivisti non vollero mai chiamarla organo di “controinformazione”, come andava di moda nei mezzi di comunicazione dell’estrema sinistra del tempo. I radicali sono dei liberal-democratici e socialisti libertari. I fondatori vollero invece che la Radio fosse un servizio di informazione “radicale”, e non solo, anzi per nulla, nel senso di essere organo di partito, ma di essere emittente fedele al principio di servire radicalmente la verità, come servizio pubblico.

Non dimentichiamo che in gnoseologia o critica della conoscenza,  disciplina filosofica, si parla di “riflessione radicale” per dire che essa va proprio alle “radici” dei concetti, delle definizioni e delle espressioni, per non tradire mai la ricerca della verità sulle e delle cose. La Scolastica classica dell’Aquinate, David Hume e Wittgenstein docent.

Radio Radicale, fin da subito, oltre all’informazione sulle iniziative radicali, animò trasmissioni di informazione sui momenti centrali della vita istituzionale e politica italiana, fino ad allora alla portata di una ristrettissima élite: fin dall’inizio, le dirette dal Parlamento, dai congressi dei partiti e dai tribunali avrebbero costituito il segno distintivo dell’emittente, rendendola di fatto una struttura privata efficacemente impegnata nello svolgimento di un servizio pubblico.

Il metodo della Radio fu un modello di informazione politica innovativo, poiché garantiva la trasmissione degli eventi politici, culturali legati alla politica, istituzionali e congressuali in termini integrali, senza mediazioni giornalistiche o condizionati da “veline” dei poteri partitici. Il motto sotteso era ed è quello einaudiano di “conoscere per deliberare”. Solo Radio Radicale ha sempre parlato e parla di tutto il mondo dando spazio senza rete e senza alcuna censura a rassegne di stampa estera, dall’Asia, dall’Africa e dall’America Latina, intervistando chiunque, di ogni partito e orientamento politico e ideale, dando così al pubblico informazioni che altrove non si trovano con quella dovizia e acribia del dettaglio.

Essa è tuttora il più grande archivio della democrazia italiana, che a oggi conta più di 250.000 registrazioni audiovideo, tra cui oltre 19.000 sedute dal parlamento, 6.700 processi giudiziari, 19.300 interviste e 4.400 convegni.

Ripeto: i grillozzi la vogliono chiudere perché la temono..

 

Vediamo ora l’etimologia di “gerarca” e, caro lettore, capirai subito il perché. L’etimologia deriva dal ieròs, lemma greco, che significa anziano e perciò autorevole. Il fascismo prese a utilizzarlo per i suoi scopi organigrammatici dal 1929 per designare i dirigenti del  Partito Nazionale Fascista, al di sotto del Duce. I gerarchi più alti in grado, dal segretario federale (provinciale e nazionale) facevano parte del Consiglio Nazionale del PNF, e dal 1939 della Camera dei Fasci e delle Corporazioni (i sindacati datoriali e dei lavoratori), mentre il Segretario e i due Vicesegretari nazionali erano componenti di diritto del Gran Consiglio del Fascismo.

Bene, poco prima di mancare, Bordin aveva definito crimivito o vito crimi, nel 2013 portavoce in Senato di quel gran partito di cultissimi esponenti, i 5S, “gerarca minore”. Questo signore palermitano, non sente ragioni: come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, plenipotenziario all’editoria, vuole vuole vuole far chiudere Radio Radicale.

Non so se ce la farà. Se il Governo andrà a casa, no. Se rimarrà in carica può darsi anche che qualcuno, ma non credo l’etereo Conte, lo blocchi.

Da questo blog chiedo ai miei gentilissimi lettori di aiutarmi, nel mio piccolo, a combattere questa buona battaglia per la cultura e per la libertà.

EVVIVA, ULTIME ORE, LA CAMERA, con il fondamentale contributo della Lega, RIDICOLIZZANDO IL GERARCA MINORE, HA RICONOSCIUTO IL RUOLO DI RADIO RADICALE, CONFERMANDOLE I MEZZI ECONOMICI PER CONTINUARE!

2 Comments

  1. Trascorrendo molto tempo in auto per lavoro Radio Radicale è da oltre 15 anni compagna inseparabile. Trasmissioni come Stampa e Regime, o Radio Carcere o le dirette dalle aule di giustizia dei maggiori processi sono stati sempre formativi e di stimolo per una compiuta idea personale. Personalmente ho sottoscritto l’appello sulla piattaforma change.org affinché Radio Radicale possa continuare ad esistere, ed esistere con questa formula editoriale.

  2. Grazie caro Enrico

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