E’ mancato Massimo Bordin, la voce più importante di Radio Radicale. Era un grande giornalista e un politologo molto colto. Gran conoscitore della storia politica contemporanea. Lo ascoltavo in viaggio di prima mattina. Era un grande spirito laico rispettoso di tutti e ferocemente critico con gli ignoranti arroganti. Un liberale di sinistra, da giovane era stato addirittura trotzkista, militanza che gli aveva lasciato un grande sentimento per i diseredati. Qualche settimana fa una mattina lo ho sentito debilitato e allentato nel suo dire, lui sempre corretto e preciso nei giudizi e nelle citazioni storiografiche e politiche. Non tossiva più, era la sua caratteristica il tossire dopo una mezz’ora di acutissimi e ironici commenti.

Gran fumatore come il suo più importante coequipier marco Pannella, era forse l’unico a saper tenere testa a quel fiume di parole contorto e torrenziale che era il carismatico radicale, Giacinto detto “Marco”, da Teramo. Quanto ci manca oggi, nella miseria culturale degli attuali politici italiani, e qui non mi riferisco solo a quelli al governo. La situazione è tale che mi trovo ad apprezzare perfino una Carfagna, con rispetto vero per questa signora elegante e ascoltabile. Anche il “mio” (molto poco mio) Partito fa pena. Faceva pena prima del congresso e fa pena anche ora con il nuovo segretario. Non so se sia colpa prevalente del distruttore dal cipiglio, non so se più da guitto o da padrone di una sala giochi, di Rignano sull’Arno, ma non so più che dire di questi ex comunisti/ democristiani, che hanno bisogno di trovare in un Calenda quasi il salvatore. Per l’amor di Dio.

Tornando a Bordin, anche per me che -pur non essendo uno storico- posso definirmi un cultore della materia, era utilissimo, sia perché aveva una preparazione storico-politica eccellente, sia perché mostrava un acume raro nell’interpretare gli scritti cartacei dei suoi colleghi giornalisti e le linee “politiche” di direttori ed editori.

Senza mai offendere nessuno, come fanno i Cruciani e i Parenzo di Radio 24, il secondo veramente insopportabile con il suo sinistrismo scontato, io so sempre prima dove protesterà e quando imprecherà contro qualcuno (male, per lui), Bordin tagliava a fette gli improvvisati attori della politica attuale, scoprendo contraddizioni, inesattezze, superficialità, scarsa professionalità. A volte ridevo proprio di gusto nel sentirlo seriosamente redarguire Salvini o Di Maio per le loro frasi fatte, per le affermazioni senza fondamento giuridico, politico o economico. Li sgamava tutti, Toninelli compreso, che veniva scoperchiato da Massimo, nelle sue inesattezze e a volte insensatezze, colpo su colpo.

E mi dava una soddisfazione feroce, quasi potendomi io identificare con ciò che il suo microfono spandeva nell’etere. Non che fossi sempre d’accordo con lui, specie quando non si peritava di enfatizzare alcune delle politiche radicali che non condivido, come l’eutanasia à la Cappato, o le maternità surrogate. O meglio, non enfatizzava, ma su questi temi, lo sentivo militante, più che critico di qualsiasi cosa e di qualsiasi persona, come soleva fare quasi sempre, con grandissima onestà intellettuale.

Bordin faceva parte di una generazione di giornalisti che trova pochi emuli oggi, specie in una stampa a volte trascurata e scurrile, là dove i titoli spesso fanno a pugni con i contenuti degli articoli sottostanti, cosa incomprensibile e demotivante anche per i lettori più competenti. Come si chiama questa cosa? Disonestà intellettuale, incompetenza, militanza a senso unico? Di tutto un po’, come quando ascolto Travaglio, con il suo insopportabile sorrisetto di superiorità verso chiunque.

Oggi i Crimi di turno e i grillini di contorno, la Lega connivente, vogliono zittire Radio Radicale, che è un servizio pubblico/ privato indispensabile, unico, di informazione sulle attività politiche e istituzionali italiane, proprio per la competenza e la libertà che si respirano a Largo Argentina.

Prima di iniziare la sua storica rubrica Stampa&Regime, la voce libera della radio italiana, faceva sempre trasmettere l’incipit del Requiem di Mozart, quasi a comunicare, al di sopra di ogni cultura e di ogni credenza. Laico, agnostico, Bordin era uomo di cultura profonda e priva di pregiudizi.

Che lo Spirito di Dio lo abbia in gloria, anche se lui forse non lo sapeva o sperava. Mi viene da pensare che ora forse starà discutendo senza mai stancarsi con Pannella nel paradiso laico che il Signore avrà certamente preparato per tutti e due. E per non molti altri.