Tagliare la corda” nel significato corrente e da alcuni secoli significa nella cultura espressiva occidentale -metaforicamente- fuggire, scappare, per evitare un pericolo o un rischio. Bello è sapere che, etimologicamente-letteralmente, vuol dire perdere la fiducia, poiché fides, appunto, in latino, di quasi certa derivazione fenicia, ha anche il significato metaforico di corda, in quanto oggetto atto a costruire un legame.

Un sinonimo o quasi è sicuramente il termine lealtà, correttezza (cf. art. 1337 c.c.) che indica e rappresenta nel codice civile italiano uno dei valori più importanti caratterizzanti i rapporti fra le persone, e tra le persone e i soggetti collettivi, come ad esempio le imprese, ma anche le strutture gerarchiche militari, scolastiche, ecclesiali e d’ogni altro genere e specie.

Ha due possibili origini. La prima, testimoniata anche da Virgilio, risale al linguaggio degli antichi marinai che indicavano l’azione del salpare con l’espressione “incidere funes”, cioè “tagliare le corde”, il che era quanto materialmente facevano e che si fa a tutt’oggi in caso d’ emergenza. L’altra origine fa riferimento a prigionieri, schiavi o animali che riuscivano a fuggire liberandosi delle corde che li imprigionavano.

Togliere la fiducia è un atto grave derivante da azioni in proporzione altrettanto gravi. La fiducia è il collante di ogni contratto tra due contraenti: venditore/ acquirente, datore di lavoro/ dipendente, docente/ allievo, etc.. Se viene meno la fiducia il contratto si impoverisce improvvisamente della sua essenza e viene meno pur esso.

Fidarsi è la prima cosa della relazione inter-umana. Si pensi a due compagni (o camerati) combattenti in guerra, quante guerre!, se non si fidano di stare spalla a spalla l’uno con l’altro, la loro sorte è segnata.

Si pensi alla fiducia sul lavoro, in ogni contesto, grande o piccolo che sia, ma specialmente nelle piccole imprese, nell’artigianato e nel commercio al dettaglio: il dipendente-collaboratore è -di fatto- un alter ego del titolare, per cui se questi manca, lo sostituisce pressoché del tutto, sul piano operativo. Pensiamo alle assenze dal lavoro, o assenteismo, ad esempio: se manca una persona su tre dipendenti in un’azienda artigiana, manca il 33% del totale, ed è come se ne mancassero trenta in un’azienda di cento addetti. Il disagio o addirittura il danno è più che proporzionale. Ecco: la fiducia crea le condizioni di possibilità di andare avanti, nientemeno, ovvero di interrompere un progetto, di far chiudere un’impresa economica. Siamo in un campo di importanza basilare per la vita economica e sociale di una comunità.

I governi per governare devono meritarsi la fiducia, mentre le opposizioni non “credono” mai al governo, come se questo sbagliasse sempre, e ciò per definizione e per la stampa. Sappiamo che i governi non sbagliano sempre, Nè le opposizioni. Sento Zingaretti affermare che l’Italia è alla rovina. Appunto, contro il governo, e ne ha ben ragioni dal suo punto di vista, ma soprattutto, se non solamente, per la stampa, e in parte per le lotte intestine, sempre presenti nei partiti. Ma ha detto una cazzata, una grande cazzata, perché NON E’ VERO CHE L’ITALIA E’ ALLA ROVINA O CHE STA PRECIPITANDO, non esageriamo, Zingaretti! Queste affermazioni sono formulate mentre tutte le mattine 26 milioni di italiani vanno a lavorare, lo ripeto spesso, 7 milioni di studenti studiano, 35 milioni di casalinghe fanno casa per loro e per i familiari. e poi, 7 milioni di volontari condividono tempo ed energie con altre persone che hanno bisogno. Andiamo!

Non usiamo le parole impropriamente, perdio! Lo scrivo ancora, non stancandomi mai di ripeterlo: le parole sono più che pietre, le parola cambiano il mondo, le cose, la vita. Se sono sbagliate, fanno danni anche gravissimi, e possono perfino uccidere. Lasciamo le parole in libertà ai discorsi scarsissimi dei governanti attuali, non mescoliamoci con questa genia di inetti e incompetenti, altrimenti vien da pensare che questa genia abbia anche altri adepti, anche all’opposizione. Non ne sarei meravigliato, anche se pur sempre turbato, e giammai rassegnato.

Si pensi alla fiducia nei rapporti interpersonali, in ogni contesto, da quello affettivo a quello amicale, fiducia che irrora i rapporti stessi e non può essere sostituita da nessun altro sentimento, o passione, come gli antichi chiamavano i sentimenti.

La fiducia è un affidamento, un dare credito a un altro, un sentimento positivo e costruttivo, capace di creare alleanze vitali. Senza fiducia non si possono creare alleanze né masse critiche adeguate a una battaglia politica o sociale, diamine!

La fiducia è una corda che collega due parti, rendendole più forti.

Un aneddoto storico: nel 1586 papa Sisto V, per abbellire piazza San Pietro, ordinò che vi fosse innalzato il grande obelisco che tuttora vi si ammira, ma che a quel tempo si trovava dietro la Basilica Vaticana. L’obelisco era posto ad una estremità del Circo di Nerone, per volere di Caligola trasportato a Roma da Eliopoli, dove si trovava nel Forum Iulii. L’obelisco era quasi a posto quando si videro le funi surriscaldarsi pericolosamente, con il rischio che prendessero fuoco. Il monolito sarebbe caduto rovinosamente a terra. Allora nel gran silenzio si levò una voce temeraria a gridare: Daghe l’aiga ae corde! (espressione ligure-ponentina per “Acqua alle funi!”). Il consiglio fu seguito subito dagli architetti con ottimo risultato. A sventare il pericolo era stato il capitano Benedetto Bresca, marinaio ligure, che sapeva bene che le corde di canapa si scaldano per la frizione degli argani e inoltre si accorciano quando vengono bagnate.

Bresca fu subito arrestato, ma Sisto V come ricompensa invece della punizione gli diede larghi privilegi, una lauta pensione e il diritto di issare la bandiera pontificia sul suo bastimento. Inoltre Bresca avrebbe chiesto ed ottenuto il privilegio, per sé e per i suoi discendenti, di fornire alla Chiesa di San Pietro le palme per la Settimana Santa. Ancora oggi Bresca viene ricordato nella sua città natale, Sanremo.

La fiducia non fa “tagliare la corda”, ma rinforza la qualità relazionale tra le persone, per il bene comune. Non mi pare poco, caro lettor mio.