«Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in tempi costruiti dalle mani dell’ uomo, né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo. Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione umana. Dopo essere passato sopra ai tempi dell’ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Così san Paolo davanti all’Aeropago di Atene come ci racconta san Luca nel libro del Atti degli Apostoli al capitolo 17 (22-31). Non ebbe successo, perché gli ateniesi filosofanti, come direbbe il professor Guccini, erano molto scafati con i parlatori di piazza, i sofisti ambulanti e i sapienti di tutte le scuole. Un fondamento di cinismo scettico li aveva permeati dopo cinque o sei secoli di altissima filosofia. Dopo Socrate, Platone e Aristotele, che per un secolo avevano calcato i selciati della gran capitale d’Ellade ragionando profondi pensieri, anche un Zenone di Cizio era arrivato al Pireo, e molti altri. E Paolo di Tarso, il fariseo ellenizzante era solo uno dei tanti. Perché un testo paolino per parlare di corpo, mente etc.?

Perché san Paolo introduce anche un terzo elemento nella sua visione antropologica, lo “spirito”, che lui distingue rigorosamente dalla mens, dal nous greco, o anima in latino. Egli ha presente lo pneuma, lo spiritus che spira,  il soffio, la ruah in ebraico. Ovvero ciò che, da un punto di vista ontologico ci “apparenta”, in qualche modo, alla divinità. Non per caso, l’Oriente ortodosso parla di divinizzazione dell’uomo. Paolo desidera rappresentare la dimensione altissima dell’uomo, che è “simile” a Dio come recita Genesi (1,27).

Le dottrine neuro-scientifiche contemporanee non si interessano a tutto ciò, ma si occupano d’altro, studiando l’evoluzione senza negare la trascendenza. Ci sono invece personaggi che intervengono su questi temi, senza arte né parte, come un sedicente “studioso” dal misterioso curriculum studiorum: parlo di Mauro Biglino. Questo signore, formatosi al liceo classico, di una umiltà presuntuosa stupefacente, afferma che “la Bibbia non parla di Dio” (cf. volume omonimo), recuperando un letteralismo sparito dal Cristianesimo dai tempi, non di Origene (III secolo), ma di Filone di Alessandria (I secolo) e presente oggigiorno solamente presso l’islam più radicale come il wahabismo tribale. Ripeto: la sua umiltà è solo apparente, come quella di tanti falsi modesti sulla piazza, molti dei quali conosco.

Anima, corpo e spirito. Connessi, o come se fossero tali. Oppure mente e corpo, come usiamo dire da duemila e quattrocento anni, dualisti come Platone.

Se qualcuno afferma che la mente può da sola cambiare le cose, magari guarendo una malattia grave, penso dica una fola. Non ci sono poche persone che lo sostengono, e sono le stesse per le quali il tumore si può curare con degli infusi, o i vaccini fanno male; persone che frequentano guaritori e sciamani che si fanno pagare, gente senza scrupoli, che illude e delude, facendo danni psichici e materiali immensi. Questi non credono allo sbarco dell’uomo sulla luna, ma pensano che le Torri gemelle siano state abbattute per ordine di Bush, e addirittura che la terra sia piatta. Frequentano adoratori di alberi e camere essudatorie, e a volte anche sedute spiritiche.

Costoro fanno del male soprattutto a loro stessi e lo fanno alle persone psicolabili che incontrano. Rabbia e pena mi fanno, ma sono disponibile ad aiutarle, se vogliono farsi aiutare.

Se qualcun altro, invece, sostiene, che la mente non c’entra nulla o quasi con le vicende del corpo e di tutta la persona, afferma una stupidaggine, come, sia gli antichi avevano intuito, e le scienze psicologiche e biologiche moderne e contemporanee hanno mostrato, lo psico-somatismo è una realtà, potremmo dire, quasi auto-evidente. La mente c’entra, eccome, con il corpo, perché convive con e nel corpo, anzi è corpo. Noi siamo, non “abbiamo”, mente e corpo.

Pertanto i processi di guarigione sono connessi come gli elementi di san Paolo, per cui si può dire che insieme contribuiscono alla guarigione di anime e corpi. Magari anche un poco pregando.