Anche se inconsapevolmente, per ignoranza ignorante o tecnica, di cui sono solo parzialmente responsabili e “colpevoli”, Di Maio e Salvini, più il primo del secondo, che è maggiormente scafato, stanno ponendo un tema filosofico radicale, centrale nella riflessione occidentale da due millenni e mezzo: quello della relazione esistente tra percezione soggettiva e realtà oggettiva. Inconsapevolmente sono schierati con gli idealisti universali e sempiterni, anche se il loro idealismo nulla ha a che vedere con Platone, sant’Agostino, Descartes, Berkeley, Kant, Hegel, Fichte, Schelling e Heidegger o Gentile. Il loro idealismo è ben povera cosa: è un pensare che le cose siano come le dicono loro in ogni caso, anche se mi vien difficile ritenere che siano così sprovveduti da pensare di dire la verità, o di dirla almeno in parte, quando proferiscono evidenti menzogne.

Proprio men che nulla hanno poi a che vedere con il realismo degli atomisti à la Democrito, Leucippo e Lucrezio, o con i realisti capeggiati da Aristotele, Averroè e san Tommaso d’Aquino, per proceder con gli empiristi inglesi à la Locke e Hume, con Comte il positivista e Carlo Marx, per finire con i filosofi-scienziati nostri contemporanei come Popper, Frege, Rorty e Russell, solo per esemplificare diverse scuole.

In altre e più semplici parole, i primi, al netto dell’uso del buon senso che ci fa capire come un tavolo sia un tavolo e non l’idea del tavolo e un albero un albero, non l’idea dell’albero, il primo gruppo di pensatori sottolinea come la soggettività sia la chiave della conoscenza, con la sintesi meravigliosa di Renato Cartesio: penso dunque sono. E sono in quanto penso, ovvero ciò che penso corrisponde alla realtà delle cose.

Il secondo gruppo di pensatori, cui mi sento più volentieri di appartenere, ritiene invece che il mondo delle cose e le cose del mondo siano anche indipendentemente dal mio-pensarle. Anche se non le pensassi, ovvero io non fossi mai nato, tutto il resto da me esisterebbe ugualmente. O no?

Venendo ai nostri due cultissimi politici, in questi giorni, un po’ faticosamente ghignando (Salvini) e un po’ cercando -senza trovarlo- un tono adatto alla sconfitta inflitta al loro governo dall’Unione Europea (Di Maio) per trasformarla in una qualche vittoria, abbiamo un esempio chiarissimo di credenza, non nella realtà delle cose, ma nella parafrasi di questa come trasformazione della realtà stessa dalla sua propria oggettività, a ciò-che-si-è sperato, ad una interpretazione soggettiva atta ad imbrogliare le carte della comunicazione e della percezione dei “cittadini” elettori.

Per loro la realtà sembra che non sia quella-che-è, ma quella-che-si-è- sperato(hanno sperato)-fosse. Illusioni e disillusioni, disinformazione pacchiana e disonesta. Abbiamo già nei giorni scorsi esemplificato le falsificazioni comunicative sui dati del bilancio accettato dall’Europa, espresse dai due per guadagnare tempo, per preparare la campagna elettorale in qualche modo.

Ma anche i più semplici, e non vuol dire stupidi, caro lettore, si accorgeranno presto che il reddito di cittadinanza sarà una fola e così quota 100, e molte altre poste su cui si erano esaltati da balconi e palchi. Lo sanno anche loro due, ma non sanno come dirlo.

Idealisti della miseria intellettuale e morale.