A modo di esempio vediamo qualcosa dell’agire umano a livello interpersonale, una “scala” di comportamenti umani che va dal virtuoso al gravemente vizioso.

La correzione fraterna, se fatta in presenza di un riscontrato errore comportamentale di un amico, di un collega di lavoro o di un dipendente, è doverosa e fortemente efficace, come è talora utile e psicologicamente opportuno il biasimo, se del caso, e se espresso con rispetto per la persona e con motivazioni circostanziate.

Vi è poi il vaniloquio, cioè un parlare inutile, che nulla porta al parlante e nulla all’uditore malcapitato. Martin Heidegger ne ha scritto una magistrale critica nel capitolo La chiacchiera, contenuto in Sein und Zeit, Essere e Tempo, opera sua primaria del 1927.

Altra cosa è la maldicenza, è il “dire cose non buone” di uno, ed è sbagliata, negativa, colpevole.

La calunnia è, infine, un comportamento fortemente negativo che può provocare conseguenze pericolose e gravi: è propalare notizie false e denigratorie nei confronti di una persona. Ma i confini fra ciascuno di questi atti sono ben definiti? Talvolta sono abbastanza confusi, evidentemente, fra atto e atto nella “scala di contiguità”  di gravità morale proposta. Per taluni il parlare male di altri è quasi una consuetudine. Solitamente chi sparla di qualcuno con un altro è portato a fare altrettanto quando incontra il secondo, ma a danno del primo. Vi è una coerenza e una specularità nel comportamento dei maldicenti, e anche una sorta di sottovalutazione del peso delle parole.

La parola ha la possibilità e la potenza di sollevare o di demolire l’animo umano. Una parola detta male, fuori contesto, o sbagliata per significato e sue gradazioni, può causare danni irreparabili. Quanti ragazzini hanno compiuto atti insani, fino al suicidio, per un malinteso, per una pesantezza eccessiva nel rimprovero, o per un’omissione di presenza e di parola buona da parte degli educatori, e dei genitori in primis? L’episodio di una quindicina di anni fa (era il 2003), là dove quel sedicenne s’è impiccato perchè la sua fidanzatina era rimasta incinta, insieme a molti altri, grida colpa nei confronti dei “grandi”. Tutti ricordano l’uso che fu fatto di un video hard o hot di una ragazza napoletana un paio d’anni fa: anche lei si uccise.

C’è un grande spreco di parole, un grande cicaleccio disutile e dannoso che circola nei media e tra le persone. Bisognerebbe riuscire a selezionare con più accortezza le parole per formulare discorsi più sensati, sobri, produttivi.

Tornando al tema, si può dire che la calunnia è un atto deliberato, di cattiva intelligenza, vile e spregevole, molto diffuso in vari ambienti, ad esempio non poco nella politica, ma anche in tutti gli ambiti dove oggi la competizione è più feroce. Il calunniatore, se si pente, non può limitarsi a chiedere scusa alla persona offesa, ma deve anche cercare di riparare ai danni arrecati. L’immagine sopra riportata è l’Allegoria della calunnia che messer Sandro Filipepi (Botticelli) dipinse nel 1496.

La maldicenza e il giudizio temerario sono più degli atti stupidi, tipici dell’invidioso o del frettoloso. E’ un atto teso a denigrare ma in modo dissimulato, e in un certo senso è più vigliacco della calunnia. Si deve evitare perchè, se reiterato, può provocare gli stessi danni della calunnia. Attenzione, la maldicenza non è un riferire dei fatti veritieri negativi e conosciuti circa una persona, chè si tratterebbe di imprudenza colpevole, ma è un volontario abbandonarsi a considerazioni e illazioni, o sospetti, che creano discredito e seminano dubbi sulla persona in questione. Circa il giudizio temerario bisogna considerarne la pericolosità: infatti, nell’ambito del diritto nessuno è considerato colpevole fino a sentenza definitiva.

Il biasimo abbiamo detto che è talora doveroso. Ma deve avere caratteristiche di forte equilibrio e deve essere mirato al fatto che viene considerato. Cura particolare deve essere posta nell’evitare ogni forma di denigrazione totale della persona, perchè ognuno di noi può sbagliare, e nessuno, neppure il peggiore del mondo, è completamente privo di un barlume di bene. Il biasimo infine deve essere collegato alla correzione fraterna, perchè non si può solo criticare un comportamento, ma si deve anche cercare di suggerire un qualcosa di ragionevole, che sia fattibile e plausibile nella situazione data. Ad esempio, non ci si può limitare al rimprovero nei confronti di un dipendente non diligente, ma bisogna chiedersi anche quali cose non funzionino nel gruppo di lavoro, quali siano i rapporti, come si gestiscano le persone. In questo caso la correzione “fraterna” potrebbe essere necessaria verso un responsabile dell’azienda. Perchè si parla di correzione “fraterna”? Si tratta di un linguaggio un poco desueto, che è desunto dall’etica classica, ma che andrebbe ripristinato per dare sostanza attuale alle troppe parole vuote di cui si abusa quando si parla di giustizia, di solidarietà e di altri valori ridotti ad essere spesso, nella contemporaneità, solo parole vaganti.