Non sono diventato improvvisamente uno Smith o un Ricardo, un Keynes, un Friedman o un Krugman, e nemmeno un Tria, un Savona o un (ah ah ah) Di Maio, se scrivo di macroeconomia sul tema della domanda di beni in un mercato.

Caro lettor mio, non temere che Pilutti sia diventato matto improvvisandosi esperto di economia come fanno tanti pontificanti su cose che non conoscono. So ben stare al mio posto di teologo-filosofo e tuttalpiù di sociologo lavorista. Questo è il mio ambito, o i miei ambiti. Con qualche escursione in letteratura, arte, musica, sport, storia e geografia. Punto.

L’amico Gianluca, che economista e uomo dei numeri  è, e anche AD di una grande azienda, mi spiega come funziona il diagramma della domanda flessibile di beni.

Poste le linee ortogonali cartesiane con l’ordinata verticale e l’ascissa orizzontale, che si chiamano rispettivamente prezzo e valore percepito dal consumatore, in un primo esempio si disegni una linea curva della domanda che tende a decrescere a una crescita dei prezzi, se si tratta di beni più o meno voluttuari, cioè il mercato cala; se invece si tratta di beni ritenuti indispensabili, quelli che nella piramide di Maslow stanno alla base dei bisogni umani, a un crescere dei prezzi (anche se fino a un certo punto), la domanda resta stabile: è interessante considerare due campioni merceologici di quanto vado scrivendo: i cibi Pet e i cibi per bambini. In questi casi anche se i prezzi aumentano la domanda resta costante, proprio perché, nell’un caso e nell’altro, le persone ritengono indispensabili quei prodotti, per ragioni profonde di carattere affettivo, di qualità della vita e di istinto di sopravvivenza: i bimbi rappresentano appunto quest’ultima ragione oltre alle due precedenti, e cani e gatti soprattutto le precedenti: allora la linea sul diagramma cartesiano resterà uguale, orizzontale e parallela all’ascissa; vi è poi un terzo caso, quello dei beni di lusso, per i quali accade un altro fenomeno, apparentemente strano: al crescere dei prezzi cresce anche la domanda. Possiamo spiegarla così: chi è in grado di comprare una Ferrari a 400.000 euro la compra anche se il prezzo cresce a 430/440.000, perché 30.000 euro gli fanno un baffo. Infatti, quando la Jaguar ha offerto sul mercato una berlina a 30.000, è stato un flop, poiché il pubblico aveva storicamente introiettato che una Jaguar berlina due litri e mezzo o tre di cilindrata non poteva costare meno di una sessantina di migliaia di euro o di più. Questo si aspettava per comparare prezzo e valore percepito, e questa spesa era disponibile a sostenere.

E’ chiaro che quanto ho scritto va preso cum grano salis, perché le cose possono cambiare a seconda delle risorse finanziarie a disposizione di una persona o di una famiglia, e dei gusti soggettivi.

Pare comunque che la psiche umana in economia in generale funzioni così come sopra sintetizzato, come spiegano oramai tante ricerche di insigni studiosi, fra i quali uno di costoro ha avuto il Nobel:  Richard Thaler, il quale ha scritto che l’economia non può essere solo una fredda scienza matematico-statistica, ma deve occuparsi del benessere umano, avendo come linea guida un’etica della persona e una politica coerente con questo tipo di etica. Deve coniugare il fine del business aziendale, che è indispensabile altrimenti non ce n’è per nessuno, con il fine del benessere di chi vi lavora, avendo attenzione massima anche per i clienti e i fornitori.

Peraltro in qualche modo me ne occupo come presidente di alcuni organismi di vigilanza aziendali istituiti ai sensi del Decreto legislativo 231 del 2001, quello emanato dopo tangentopoli e ulteriormente rilanciato dopo la terribile tragedia della ThyssenKrupp.

A me è capitato, proprio in quella veste e di risorse umane di trovarmi, sia pur in quel momento per me molto dolorante e doloroso, del caso di un gravissimo incendio che è occorso a una grande azienda friulana, dove però, grazia alle continue e diuturne raccomandazioni dell’Organismo di Vigilanza e all’operato eccellente del Servizio di Prevenzione e Protezione, nessuna delle quasi duecento lavoratrici che si trovavano nello stabilimento in quegli attimi tremendi si è fatta nemmeno un graffio, riprendendo a lavorare, dopo avere accettato di rivoluzionare la propria vita con una turnistica completamente diversa, dopo una settantina di ore dal catastrofico evento. Quello è stato un esempio di etica d’impresa e del lavoro, sommessa, normale perché friulana, di una Famiglia proprietaria friulana, visionaria e generosa.

Nell’ambito degli acquisti e quindi della domanda di beni, e ormai anche di servizi (si pensi ai regali di pacchetti vacanzieri, di accesso alle Spa, alle palestre) vi è da considerare anche qualche altra dimensione, che riguarda, ad esempio quella del dono. In proposito suggerisco di leggere l’antropologo culturale Bronislaw Malinowski o, ancora meglio, Marcel Mauss, che ne ha svelato dimensioni insospettabili. Ecco il testo principale: Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche (titolo originale: Essai sur le don. Forme et raison de l’échange dans les sociétés archaïques).  Il pensatore francese ci fa capire come la gratuità e il dono siano connaturali all’essere umano homo sapiens.

Il diagramma spiegatomi da Gianluca, dunque, non solo illumina su atteggiamenti psicologici molto diversi nell’ambito della domanda di beni, ma introduce una profonda riflessione su ciò che contorna l’attività dell’uomo per migliorare la convivenza con i suoi simili, come abbiamo visto facendo un cenno alla tematica del dono. Aiutare gli altri conviene, alla fine.

Pensiamoci.