Quanti morti travolti dal turbinoso sconvolto torrente! Finora non ho visto titoli del tipo “torrente assassino”, “acque malvagie”, “orrore tra le gole” “fiume della morte” e così via. Ma c’è da  aspettarselo, ché si trova sempre qualche titolista di pigrizia infame e di cultura approssimativa, magari anche laureato in lettere o scienze della comunicazione, ma qui l’ignoranza si capirebbe. I miei gentili lettori sanno quanta poca considerazione io abbia maturato nel tempo per questa inutile facoltà universitaria, che definirei in battuta “vorrei ma non posso“.

Le Gole del Raganello, si trovano in una Riserva naturale protetta istituita nel 1987 in Calabria ed occupa una superficie di 1.600 ettari all’interno del Parco nazionale del Pollino.  (dal web)

Una bellezza selvaggia attira gente di tutti i tipi, atleti e imprudenti, rafters, canyoners e improvvisatori. Mi piacerebbe sapere chi erano quelli della disgrazia, se e come erano preparati. Il torrente è molto vario e molto impegnativo, incassato tra due alte pareti rocciose che arrivano anche a 700 metri. Un vero e proprio altissimo canyon. Per percorrerlo occorre un’attrezzatura analoga a quella in uso per le vie attrezzate o ferrate alpine, se non si vuole partire già in debito con la morte, e lì pare che ci fossero anche degli imbecilli/ imbecille con le infradito. Oh, lo dico subito, di queste morti non sono colpa Di Maio o Salvini oppure ologramma-Conte, e neppure l’opposizione. Berlusconi e Martina meno di tutti, poverini. E assolvo anche l’ex qualcosa Boldrini.

La configurazione scoscesa e accidentata richiede una preparazione seria e un’attenzione straordinaria alla meteorologia, poiché il tempo atmosferico è soggetto a improvvisi cambiamenti. Non dimentichiamo che le catene montuose di Calabria, risentono dell’influsso dei due mari, lo Jonio e il Tirreno che non distano più di quaranta chilometri in linea d’aria.

Conosco anch’io ambienti analoghi a quello del Raganello: in alto Canal del Ferro nel Tarvisiano si trovano il Rio Bianco e il Rio degli Uccelli, indescrivibili e selvaggi ambienti di natura montana, dove si sono perse non poche persone senza mai essere ritrovate. Si può cadere in un precipizio e allora addio, perché sul fondo scorrono le acque turbinose del Rio, per cui è bene essere in compagnia, ben allenati e rispettosi dell’ambiente di media montagna, e perciò caratterizzato da una flora lussureggiante, dove le latifoglie cominciano a far spazio alle conifere sempreverdi e non, abeti, pini e qualche raro larice. Si è sui mille metri circa cosicché anche l’escursione termica può essere significativa e pericolosa.

Ho delle foto bellissime del Rio Bianco e di una lontana (nel tempo) escursione. Conto di tornarci, con la prudenza dettata dall’ambiente severissimo e dal tempo trascorso. Allora avevo poco più di trent’anni ed ero fortissimo, specie su terreni scoscesi e variamente disposti, tra ripidissime ascese e discese, piccole pareti attrezzate e cenge aeree. Non ho mai avuto claustrofobia o vertigini, che sono un qualcosa di molto serio e complesso.

La parola vertigine è propriamente un conflitto neurosensoriale e definisce una illusoria sgradevole sensazione di movimento del corpo o dello spazio circostante dovuta a un conflitto tra le informazioni provenienti dai recettori periferici (occhi, orecchi, propriocettori come recettori muscolari, tendinei, articolari) o a una erronea interpretazione centrale di esse. In sintesi, qualsiasi percezione di movimento in assenza di reale movimento. Questa sensazione può essere appena percettibile o può essere così grave da comportare difficoltà nel mantenimento dell’equilibrio e nello svolgimento delle attività quotidiane. Le vertigini possono svilupparsi improvvisamente e durare per alcuni secondi oppure possono durare molto più a lungo. In caso di vertigini gravi, i sintomi possono essere costanti e durare per diversi giorni, rendendo la vita normale molto difficile. Alla vertigine possono associarsi sintomi di tipo neurovegetativo (nausea, vomito e tachicardia), otologico come l’ipoacusia, ossia diminuzione dell’udito; acufeni, ossia percezione di ronzii o sibili che non esistono nell’ambiente) e neurologico (tremori, ipostenia – diminuzione della forza, dismetria – alterazione nella esecuzione di movimenti fini, adiadococinesia – perdita della coordinazione in alcuni movimenti), cefalea.” (dal web)

Sembra non poco per chi si trovi in un ambiente impegnativo e difficile, e magari non ne ha consapevolezza mettendo a repentaglio la propria vita, e a volte quella degli altri. Queste persone si sono avventurate lungo l’arduo crinale del torrente senza conoscenza dell’ambiente, sottovalutandolo e scambiando un percorso severo per una camminatina in fondo all’orto. Ora ci si può anche muovere a pietà, ma più ancora vien da imprecare contro l’ennesimo dimostrazione di stupidità umana. Ci manca solo il piagnisteo classico di certe latitudini, contro lo Stato, che avrebbe dovuto pensarci, li avrebbe dovuti proteggere, e mi vien da chiedermi e chiedergli, proteggere da chi? dalla loro stessa stupidità? Chissà, forse Saviano non ci farà mancare un saggio del suo moralismo, per il quale la colpa degli eventi è sempre di altri.

J.F.K, che aveva tanti difetti, ma anche qualche pregio, in un famoso discorso chiese agli Americani non che cosa la loro grande Nazione avrebbe potuto fare per loro, ma l’incontrario. Così io chiederei ai più sventati di quella comitiva sul rio Raganello, e anche ai pensosi.