Non solo tra destra e sinistra classiche  e tradizionali, pur se variamente declinate, ma anche tra modello liberal-democratico e populismo sovranista s’han da considerare discrimini per la politica europea e mondiale, vista la presenza pesantissima dell’imprevedibile Trump, di cui paradossalmente apprezzo perfino, e nulla più, la capacità tutta animalesca di chiamare le cose con il loro nome. Certamente ha modi di fare da pasticcione, da mercante in fiera, ma riesce a smascherare l’ipocrisia di molte inerzie e di molte anime belle dell’Europa.

Vengo all’Italia: provo sincera pena nell’ascoltare Di Maio che riaccoglie i voucher nel cosiddetto decreto “dignità”, dopo aver spergiurato che avrebbe eretto un muro di cemento contro ogni proposta di modifica del testo originario. Questo significa due cose: a) che il M5S non è ancora riuscito a distinguere tra ciò che si può promettere in campagna elettorale e ciò che si può realizzare dopo nella concretezza dell’agire di governo; b) che sono incompetenti. Infatti affermare che il “dignità” avrebbe spento il Jobs act significa non avere letto o comunque non aver capito il Jobs act, ma questo non è la cosa più grave, ché la più grave è che non hanno alba di come funziona un’organizzazione aziendale e la gestione del personale; non conoscono la differenza concettuale  e fattuale radicale tra precarietà e flessibilità. Ridurre da trentasei a dodici mesi la possibilità di accendere contratti a termine paradossalmente ha effetti negativi per l’occupazione, non il contrario, così come l’enfasi sulla reintroduzione delle motivazioni del contratto a termine.

Questi homines novi non sanno che nel modo di lavorate odierno, quello del just in time, l’importante è che il lavoratore entri in azienda, oserei dire non importa come. Nessuna azienda si libera di un dipendente se questi è bravo, costante, umile, proattivo. La migliore difesa dell’occupazione è, appunto, il patto di crescita tra azienda e collaboratore. Questo funziona, non ulteriori vincoli contrattuali. Non so se questi non ascoltano o non hanno nessuno che glielo spiega.

Un altro esempio è il sindaco grillino di Roma: quanti errori, quanti fraintendimenti, quanti qui pro quo, quanti disastri nella scelta di collaboratori! Fascicoli giudiziari a iosa, e per il capo del personale, e per il direttore generale, lei non sa mai niente, sbagliano sempre gli altri. Dopo Ignazio Marino un altro deliquio.

Si evince la lettura della situazione individuando altri pasticcioni matricolati in politici vari, dalle ragioni che adducono, sempre generiche, mai tecnicamente chiare, come la Gelmini che parla noiosamente come un libro stampato e come il PD sconnesso che borbotta con millevoci e LEU, acronimo di pochi di loro che non si sono accorti di vivere ormai nel Truman Show delle loro illusioni, solo che niun di loro ha la genialità di Jim Carrey, nemmeno alla lontana. Mi fa specie vedere Bersani con la Boldrina e Fratoianni, lui che avrebbe fatto il Jobs act dieci o dodici anni fa, in una delle sue lenzuolate. Invecchiare malucci.

Salvini continua a imperversare con il suo linguaggio greve, le sue decisioni estemporanee, costituzionalmente pressapochiste, e noiosamente ripetitivo, come quando conclude le sue arroganti cantilene con l’espressione “Lo dico da ministro, da vicepresidente del consiglio e da papà“. Machissenefrega se lo dice anche da papà.

E l’intelligentissimo Rosato che insinua si sia fatta la norma che ha sistemato i vitalizi in modo tale da farla impugnar legalmente da decine di scontenti non più privilegiati.

E Macron-micron, vittima del suo cognome vanaglorioso, Orban e Seehofer supposti amici dell’Italia, ma lo son solo di Matteo Salvini, che qui sì è un cittadino qualsiasi. E coloro che si affannano a chiedersi se il decreto “dignità” sia di sinistra o meno. Parbleu, sai che bella scoperta? Gli direi: a che punto della scrittura o della ri-scrittura del testo?

E Trump, che suona la trombetta ogni giorno sul web, definendosi genio e prendendo per i fondelli tutti quelli che incontra o sta per incontrare.

Potrei continuare ad libitum, senza trascurar di affermare che pasticcioni ve ne sono ovunque, con responsabilità più o meno grandi, anche nelle strutture d’impresa private, nella scuola e nella sanità, dove a volte l’albagia presuntuosa rende pasticcioni. In altre parole vi sono quadri e dirigenti che, temendo il sapere altrui, si “arrangiano” da soli e sbagliano facendo pagare notevoli prezzi economici e di immagine ai loro datori di lavoro. Persone di questo genere, siccome la normativa lo consente con chiarezza, vanno rimosse, perché mettono a repentaglio la tutela del bene comune.

In definitiva, c’è una parola più adatta di “pasticcioni” per definire tutti costoro? Pare di no, il fatto è che hanno potere e possono fare molti danni. Tutti sono andati al potere democraticamente, come Hitler, e l’uomo è lo stesso della pietra e della clava. Mi auguro che il mio rozzo sillogismo non abbia le conclusioni paventate. L’unica strada è quella dello studio, dell’intelligenza, della cultura, dell’umiltà.