Renato Pilutti

Sul Filo di Sofia

“Sinistra” e “destra” socio-politiche nel tempo, dalla Rivoluzione francese alla globalizzazione. Vero è che i due termini significano ancora qualcosa, sia pure nell’evoluzione dei tempi e degli scenari valoriali, socio-politici ed economici

In palestra: un ragazzo in carrozzina fa ginnastica di trazione agli arti superiori, con buona volontà e costanza. Lo aiuta a sistemarsi un uomo maturo, socialista democratico da sempre (caro lettore, tu dirai “Che c’entra?”). Quest’uomo, con un abbigliamento da palestra abbastanza casuale, si mette poi a fare le sue cose con le macchine, caricando sempre di più i pesi in trazione, con soddisfazione crescente. Il ragazzo in carrozzina ha bisogno di essere di nuovo aiutato per cambiare esercizio, e si fa vicino per legargli opportunamente i polsi alla macchina prescelta un ragazzone del tipo skinhead, tutto a nero, certamente “di destra”, a sentire certi suoi commenti politici. Hai capito, caro lettore, chi è l’uomo maturo? Io.

Con il ragazzo in difficoltà, io e lo skinhead ci siamo comportati nello stesso modo. Si può dunque dedurre che essere-di destra o essere-di-sinistra non inficia una disponibilità attenta ai bisogni altrui, che attinge ad altre dimensioni interiori, psicologiche, spirituali. In altre parole non si è “buoni d’animo” se si è di destra o di sinistra.

Altro episodio: il signore maturo, cioè io, dialoga con un altro signore in età che decenni fa compì una scelta estrema di carattere politico(-militare) di sinistra, indubbiamente di sinistra. Si parla insieme di ciò che possa essere ritenuto politicamente e socio-economicamente “di sinistra”, socialista, e così via. Il signore in età che non vive in ristretti orizzonti come il secondo, il quale sta scontando una pena, la più grave dell’ordinamento italiano. Il primo, a fronte della richiesta del secondo di provare a pensare alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione, il comunismo economico come è descritto nella visione classica marx-engelsiana, risponde così: “Chi governa la complessità delle aziende e dei mercati? Sei tu in grado di fare il mio lavoro, o il lavoro di un imprenditore o di un general manager?” Silenzio, in risposta. Ecco. Il distacco tra la teoria e la possibilità prasseologica. cioè di un fare pratico è dunque evidente, lampante, incontrovertibile.

Se leggiamo oggi gli atti dei congressi della Nuova sinistra italiana (di Lotta Continua, di Avanguardia Operaia, di Potere Operaio, del Partito Comunista Marxista-Leninista, etc.) degli anni ’70, o i Quaderni Rossi di Raniero Panzieri, c’è da restare allibiti per l’astrattezza teorica e l’assenza quasi totale di agganci ragionevoli con la realtà fattuale del tempo.

Allora io passavo per moderatissimo, quasi una spia dei carabinieri, mentre quei militanti erano ritenuti e si ritenevano (per autocomprensione) dei “veri compagni”. Molti di loro li ho visti sfilare bellamente -politicamente- alla mia destra qualche anno dopo, rimanendo io fermo nella mia moderazione, come un ablativo assoluto.

Ciò che desidero dire è che destra e sinistra non sono comunque identiche, né sono scomparse, come molti stanno affermando con una faciloneria disarmante.

Sinistra è ontologicamente avere un’attenzione per l’altro, una visione comunitaria e a volte anche collettivistica delle cose (ecco un primo limite teoretico e antropologico della sinistra), destra è ontologicamente puntare sull’individualità, sui meriti soggettivi, sempre molto semplificando.

In qualche modo anch’io apprezzo valori che appaiono tradizionalmente più di destra, come quello del valore dell’individuo singolo. Ma è proprio così, o ragionando con le categorie di destra e sinistra si rischia di prendere pericolose cantonate? Pare proprio di sì, poiché il dato dell’irriducibilità individuale non è politico, ma paleoantropologico, o semplicemente antropologico.

Si è dunque irriducibilmente unici, e questo lo deve capire la sinistra più dogmatica, ma si è anche costituiti psico-biologicamente, come animali umani, in modo identico, e perciò si è depositari di pari dignità, di pari valore, qualsiasi sia il nostro ruolo sociale, qualsiasi sia il nostro reddito e il nostro potere, e questo lo dovrebbe comprendere la destra.

Diversi e uguali nello stesso tempo, come lo deve comprendere una visione del mondo capace di irrorare con i suoi valori migliori tutto o quasi l’agone politico.

Certamente oggi molti contenuti politici si stanno rimescolando, ma questo è normale, poiché appartiene alle derive socio-storiche, così come si sono sempre dipanate. Faccio un esempio: non si può negare che il liberalismo, pur non avendo più quasi ovunque una rappresentanza parlamentare, abbia fecondato positivamente la politica con i suoi valori di libertà e democrazia, così come il movimento ecologista, rappresentato dai “Verdi”, con i suoi valori connessi alla difesa dell’ambiente in cui viviamo, la Terra e il Cosmo.

Vi sono quindi dei valori condivisi tra le varie visioni del mondo, che hanno superato l’appartenenza a uno schieramento, a una sorta di genetica politica, diventando patrimonio comune, almeno delle persone ragionevoli e ragionanti, non certo di militanti, talora ignorantissimi e incapaci di condividere idee intelligenti, anche se non caratterizzate da appartenenze univoche.

La stessa Costituzione della Repubblica Italiana, ispirata dai fondamenti etici cristiani e laico-socialisti, porta nel tempo valori condivisi, in qualche modo, anche se con differenti sensibilità, da destra e da sinistra.

Se si vuole scherzare sui due storici termini che, come tutti sanno (almeno lo spero), destra e sinistra, nascono come concetti dall’assemblea costituente voluta dai rivoluzionari francesi nel 1789, si può ascoltare Giorgio Gaber, impegnato a distinguere la destra dalla sinistra annettendo rispettivamente a quest’ultima il minestrone, e alla destra la pasta, ovvero alla sinistra la doccia, e alla destra il bagno. Così per sorridere un poco.

2 Comments

  1. Ciao, le cose sono ancora più complesse. Storicamente, come sappiamo, destra e sinistra corrispondono alla collocazione rispetto alla presidenza di questi e quei delegati degli Stati Generali del 1789 ovvero di membri dell’Assemblea Costituente, ovvero della Legislativa del 1791 o della Convenzione del 1792 (non è del tutto chiaro, ad approfondire, la cosa, quando questa distinzione ebbe luogo ed assunse un significato politico, ma il periodo è quello). A destra si collocarono i monarchici, quindi i “foglianti” di La Fayette, quindi la “palude” durante la Convenzione; a sinistra i repubblicani delle prima ora, i giacobini ecc. Il discrimine era sostanzialmente tra chi voleva realizzare quanto prima i diritti dell’ ’89 e chi opponeva resistenza. Quali diritti? Civili in prima battuta, quindi politici, infine (a partire dalla Convenzione) anche sociali (diritto al lavoro ecc.). Quindi, storicamente tanto più sarò di sinistra quanta maggiore libertà & uguaglianza desidero che sia realizzata giuridicamente, politicamente e socialmente. Il problema, come ben sai, è cominciato a sorgere quando ci si è accorti che per diffondere il massimo grado di eguaglianza (non solo giuridica, quindi politica, ma anche socio-economica) occorreva sacrificare alcuni diritti di libertà, a cominciare dalla libertà di intrapresa economica e dal diritto di proprietà (con particolare riguardo ai mezzi di produzione). Le categorie “destra/sinistra” hanno cominciato a vacillare da questo momento (storico e logico) in poi, per questa loro certa nascosta aporeticità. Come considerare, p.e., gli attuali regimi comunisti o para-comunisti? Conservatori rispetto a chi invoca più libertà e democrazia? Dunque a destra o sinistra dei movimenti liberali e libertari? Come considerare la cultura “cattocomunista” in rapporto a quella “radicale”? E’ più a sinistra chi rivendica libertà in ogni campo nella sfera dei “diritti civili” (all’uso delle droghe leggere, al matrimonio tra gay, oltre che all’aborto, al divorzio ecc.) o chi frena su queste materie e rivendica maggiore giustizia sociale ed eguaglianza economica, a costo di limitare la libertà d’intrapresa? Questi dilemmi sono figli di quell’aporia originaria, insolubile perché logica, non solo storica. Si può arrivare a tempi più recenti: posso essere “nazional” – “socialista”, cioè volere il massimo di eguaglianza anche economica ma nei limiti della mia nazione (oggi si direbbe sovranista populista) o “internazionalista – globalista” (come il tuo amico Prodi). Chi è più a sinistra? Elevare dazi per proteggere le proprie produzioni da quelle – poniamo – cinesi, concorrenziali perché in quel Paese non sono garantiti i basilari diritti sindacali e il costo del lavoro è bassissimo, è di destra o di sinistra? Insomma, Giorgio Gaber non aveva tutti i torti a farsi quelle domande cantanti… 🙂

  2. Grazie Giorgio, che Prodi sia amico mio lo attesta il tuo piglio ironico. Ti ringrazio per la robusta chiosa che amplia e completa la mia riflessione, volutamente schematica. Piuttosto, tocca apprezzare con piacere il grande Giorgio Gaberscek, che la mette sul piano musical-poetico, da par suo, mentre noi, che abbiamo qualche aggancio con la storia ci sforziamo di denunziare le banalizzazioni incombenti dai media, dando un contributo di conoscenza, soprattutto al lettor giovine.

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