Niente stage, niente tirocinio, niente apprendistato, niente periodo di prova, niente periodo di somministrazione o, come si diceva, interinale, ma subito assunto, anzi subito ministro del lavoro! Sembra una gag di Petrolini o una folgorante battuta di Ennio Flaiano, quello che definiva molte cose italiane gravi ma non serie (!). Luigi Di Maio è il fortunato campione di tale record galattico, che neanche il grande entusiasmante Real Madrid di Zidane e Cristiano… Neanche fosse un Alessandro Magno redivivo con Aristotele precettore.

In azienda un ingegnere di ventisei anni entra a milletrecento euro al mese, se gli va bene, o anche meno, dopo aver studiato seriamente e duramente matematica, fisica tecnica, chimica e altre discipline non banali e non facili. Lui no, lui è subito capo di tutti. La prima o la seconda  battuta concerne il Jobs act che definisce come fosse una persona, non un atto legislativo. Boh, approssimazioni espressive dovute all’insicurezza, all’imbarazzo, all’impreparazione. Circa il reddito di cittadinanza si capisce da come ne parla che non sa nulla di mercato del lavoro, né padroneggia (come potrebbe essere, peraltro, se non ha studiato, né ha vissuto esperienze sufficienti in tema?) i più importanti principi della sociologia generale e di un’antropologia culturale seria, che è disciplina indispensabile per comprendere almeno un po’ l’immensa e variegata ricchezza morale e spirituale, e anche i difetti, delle popolazioni italiche che compongono la nostra grande Nazione?

Molto più di lui sapevano gli antichi Romani, Cicerone, Seneca, gli imperatori Adriano e Marco Aurelio, tra altri, e Claudio, che ammise i Pitti e i Britanni nelle assemblee politiche dell’Impero. Ma non mi meraviglio: citando Cicerone, Marco Aurelio e Seneca cito intellettuali, filosofi, avvocati e politici di gran lunga superiori agli attuali, figurarsi se non superiori al ragazzetto campano.

Mi chiedo che sentimenti potesse avere quando ha dovuto stringere la mano al presidente Mattarella nel giorno della nomina a ministro e vice premier, dopo che solo tre giorni prima ne aveva chiesto la messa in stato d’accusa (l’impeachment, ex art. 90 della Costituzione imparato lì per lì). Un po’ di vergogna? Chissà.

L’ultima battuta del nostro la volete sentire? “Basta fischiare ora, lo Stato siamo noi, ora“. Beh, calma Gigino, calma Gigetto.

Salvini invece va subito in Sicilia e vedere come fare a ridurre gli sbarchi. Forse resterà lì di guardia, personalmente. L’atteggiamento, le posture, il linguaggio sono quelli di sempre, tra l’aggressivo e lo sbruffone, ma ora si accorgerà a sue spese che il gioco si fa serio. Dire che i clandestini si rassegnino a fare le valigie per tornare a casa è bello per la piazza plaudente, epperò non facilissimo da realizzare in tempi brevi, come lo ammonisce il suo autorevole compagno di partito Maroni, che ha già fatto, e bene, il ministro dell’interno. Un suo adepto, il neo-ministro della famiglia afferma che le famiglie gay non esistono: come negare la realtà. Forse ha bisogno di un refresh di logica espressiva. Anch’io non condivido le adozioni da parte di famiglia omosessuali, per ragioni antropologico-morali ed educazionali che ho qui trattato più volte, ma negare la realtà delle unioni civili, peraltro regolamentate da una legge dello Stato, è proprio stupido. Anche sull’aborto non dico di più di quanto scritto qualche giorno fa, sempre qui: penso che nessuno “sia per l’aborto”, ma è saggio, umano e ragionevole essere per una sua regolamentazione, nell’ambito di politiche di sostegno alle nascite di nuovi esseri umani. Homo insapiens, definisce brillantemente il ministro Fontana il quotidiano Il Manifesto.

La piccola fascistella Meloni si offre ma non la vuole nessuno, mi diverto un po’. Berlusconi è incazzato, per me simpaticamente, ma non so come gli andrà. Quelli che Bersani pensava potessero fare un po’ di sinistra sono a un patetico silenzio, salvo Boldrini che seriosamente tenta ancora di pontificare, proprio non ce la fa a capire che è venuto il tempo del silenzio dopo tanta idiozia.

Gli esponenti del PD, di nuovo mio partito, fanno pena, non so perché non impediscono a quell’impedito di Rosato di parlare, e anche Martina e Del Rio sembrano imbalsamati. Per ora sono solo capaci di fare muso duro e cipiglio afasico, niente proposte, nulla di nulla. Renzi scomparso, meglio così. Non so che cosa potrebbe fare di utile in questa fase.

Tanto è mentre pedalo verso la grande campagna di questa tarda calda primavera in attesa di prendere l’aereo per andare giù al Sud, a mille chilometri dal Friuli, per parlare con lavoratori e sindacati di lavoro vero, di impegno, di premialità giusta, di ripresa di entusiasmo, di crescita.

La giornata è infinita al Riva del Sole. Ora andiamo a Bitonto per uno sguardo alla Cattedrale meraviglia del romanico pugliese, poi cena sobria e un sonno giusto per la giornata di lavoro, uno splendido lunedì di vita vera.