Quest’anno è il settantatreesimo anniversario della liberazione d’Italia, la festa della Liberazione e della Repubblica Italiana. A proposito, da quando ha ricevuto la mia lettera, il presidente Mattarella, caro lettore,  non usa più la dizione “il paese”, ma l’Italia”, “la repubblica. Evviva!. Anche oggi, 25 Aprile.

Ultimo capitolo di una guerra civile terribile e sanguinosa, durata due anni e mezzo, dove le parti non si sono risparmiate i colpi, lotta di resistenza e lotta patriottica, contro un regime traditorie e contro i nazisti. Dopo l’8 settembre che aveva giubilato il primo fascismo (ne sarebbe nato ambiguamente un secondo nella Repubblica di Salò) con la destituzione e l’arresto di Mussolini la data del 25 Aprile ha assunto un significato politico e militare decisivo, e la fine ingloriosa della Seconda Guerra Mondiale. In Friuli, però, i nazisti vollero dare un’ultima dimostrazione di ferocia andandosene con la strage di Avasinis, dove uccisero cinquanta cittadini inermi. Nel frattempo a Giulino di Mezzegra veniva fucilato su ordine del comando del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, guidato da Luigi Longo, Sandro Pertini, Emilio Sereni e Leo Valiani, Benito Mussolini, e Clara Petacci volle morire con lui, mentre sul lungolago di Dongo venivano giustiziati 15 gerarchi fascisti, tra cui il sempre socialista e amico storico di Mussolini Nicola Bombacci.

Da Milano partì il 25 Aprile l’insurrezione generale contro i presìdi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate. “Nel contempo parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano“. (dal web)

Le date della liberazione delle varie principali città del Nord le seguenti: Bologna il 21 Aprile, Genova il 23 Aprile, Venezia il 26 Aprile,

La Liberazione mise fine a vent’anni di fascismo e a cinque anni di guerra; la data del 25 aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l’avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica – consultazione per la quale per la prima volta furono chiamate alle urne per un voto politico le donne – e poi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla stesura definitiva della Costituzione.” (dal web)

Di seguito riporto il testo del Decreto Legislativo Luogotenenziale emanato dal Principe Umberto II, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale.” festa confermata come perenne con la Legge 260 del 27 Maggio 1949.

« Sono considerati giorni festivi, agli effetti della osservanza del completo orario festivo e del divieto di compiere determinati atti giuridici, oltre al giorno della festa nazionale, i giorni seguenti: […] il 25 aprile, anniversario della liberazione;[…] »

Da allora il Presidente della repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato si portano al sacello del Milite ignoto all’Altare della Patria per depositarvi una corona d’alloro in ricordo dei caduti e dei dispersi di tutte le guerre.

Perché nel titolo l’espressione “… per sempre“? Perché chi non conosce la storia, e in particolare la storia della propria Patria o Nazione, è destinato a ripetere gli errori già commessi, guerre e stragi comprese. Il 25 Aprile dovrebbe essere, dovrebbe diventare una data condivisa di liberazione della mente e del cuore per tutti, L’Italia è stata fascista e poi antifascista, ma oggi è tempo di andare oltre trovando la voglia e la capacità di superare i vincoli ideologici che dividono e spezzano rapporti.

Su questo piccolo pianeta inquinato e sfruttato, in mezzo a guerre non dichiarate e gravissimi disequilibri nella distribuzione delle risorse, occorre che l’uomo riesca a compiere un passo in avanti rispetto alla mentalità sopraffatrice da cacciatore- raccoglitore che lo caratterizza da almeno 70.000 anni, da quella che la paleoantropologia fisico-culturale denomina come rivoluzione cognitiva. (Cf. JUVAL N. H., Sapiens. Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità, Bompiani, Milano 2018)