Stamattina, 4 marzo, mi son portato al seggio dove dovevo votare, ma la fila era in-aspettabile e pertanto son fuggito per tornarvi a ore pasti, magari verso le 19.30. Tanta gente, e ho pensato “speriamo che questa chiamata alle armi non significhi poi che vincono i pazzi della destra o i presuntuosi incliti seguaci del pagliaccio genovese e del bimbo beota“. Ma se dovesse accadere, significa che l’Italia è questa. Basta. anche per colpe gravissime di una sinistra che, o è radical chic, preferendo abitare i salotti romani invece di comprendere i gravi problemi del lavoro, dell’occupazione e dei servizi sociali a partire da scuola e sanità, e qui generalizzo, perché mi sono stancato di vedere che non capiscono i danni che può fare un’ipotesi dell’Iva al 22%, e comunque si dilania in lotte interne indebolendosi e diventando, di anno in anno, sempre più insignificante, anomica.

Edgar Nahoum “Morin” è un filosofo e sociologo ebreo sefardita di cultura francese di novantasette anni, consapevole dei tempi che viviamo e, più in generale, delle difficoltà che l’uomo ha nel comprendere se stesso, la natura e il mondo, mentre Trump e i suoi ammiratori, anche italiani, lodano l’ignoranza, l’incompetenza e la rozzezza analitica, e vincono le elezioni. E’ uscito presso l’editore Cortina il suo Conoscenza Ignoranza Mistero, che regalerei volentieri a Salvini e Di Maio se si impegnassero a leggerlo e a commentarlo dalla prima all’ultima pagina con me. Umanamente non mi sono per nulla simpatici, ma farei questo sacrificio per il bene comune e per caritas intellectualis, umanissima, ancora prima che cristiana.

Edgar Morin sostiene che noi umani sappiamo tutto di niente e poco di molto. Ciò che ci circonda è stupore e mistero, immerso in chiaroscuri ineffabili, per cui se non siamo in grado di costruire “comunità di destino” siamo destinati (pardòn per la tautologia cacofonica), al declino, come genere umano. Per lui, se da un lato la vita è una manifestazione straordinaria dell’essere con la sua bellezza cosmica, cioè dell’ordine come dice la parola greca, con la capacità di pensiero e di autoconsapevolezza presente nell’essere umano, con le costruzioni intellettuali dell’arte, della scienza e della tecnica, che permettono di vivere meglio, fare meno fatica e sconfiggere malattie, di contro l’esperienza storica mostra anche una faccia contraria, contraddittoria, terribile con le guerre, i massacri, le crudeltà inenarrabili dell’uomo sull’uomo. Intelligenza contro cinismo, ricerca contro pigrizia e assuefazione, umiltà contro presunzione, onestà contro malaffare, e si potrebbe continuare ad libitum… Ci si chiede, e Morin se lo chiede, come mai l’uomo non impari quasi nulla dalla storia, dai suoi errori e non si trovano risposte. Il tema del male è presente da quando l’umanità ha il suo “uso di ragione” e una radice etica nel cuore, ma in pieno XX secolo, e tutt’ora sono accaduti e accadono eventi che fanno pensare come del male sia intrisa l’anima dell’uomo, fino al punto da viverlo senza patemi eccessivi, né particolari sensi di colpa, specialmente in alcune situazione. Basti pensare allo studio sulla sua banalità, come la chiama Hannah Arendt. ” Ho organizzato i treni per Auschwitz perché era mio compito, come direttore della logistica del Reich.” Queste le parole a sua difesa, pronunziate freddamente, quasi con un rattenuto sorriso, da Adolf Eichmann nell’aula del Tribunale di Tel Aviv nel 1961.

Il neuro-scienziato Wolf Singer afferma di conoscere del cervello umano oggi molto meno di quanto conosceva vent’anni fa. Ad esempio la tremenda malattia dell’Alzheimer non ha ancora rimedi, e altre come essa. Emil du Bois-Reymond proponeva, dopo le scoperte di Darwin nel 1870 di utilizzare, non solo la definizione di homo sapiens per noi stessi, ma anche, alla bisogna di… homo demens.

Il fatto è che, unico caso, quando si parla dell’uomo e della sua mente, bisogna ammettere che essa, tramite il cervello, studia se stessa, in una circolarità labirintica e inquietante, per cui siamo e non siamo padroni-della-nostra-mente.

Di contro, troviamo un’altra ricerca, quella di Tom Nichols, che pubblica La conoscenza e i suoi nemici: l’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia, edito da Luiss University Press (Roma 2018). In questo volume l’autore cita, appunto, la vittoria di Trump negli USA, come dimostrazione della sua tesi. Infatti Trump,tra le pericolose facezie che ha diffuso in campagna elettorale e anche dopo la sua elezione, ha ammesso candidamente di essersi informato e formato sulla politica estera con i programmi televisivi del mattino, e ha insinuato che Barack Obama non fosse americano perché… glielo ha detto qualcuno, e ha accusato il suo rivale alle primarie repubblicane Ted Cruz di aver fatto parte, non direttamente per ragioni anagrafiche, ma con la sua famiglia, del complotto ordito per assassinare il presidente Kennedy nel 1963.

In altre parole si sta diffondendo una sorta di epistemologia laudatoria dell’ignoranza, della grettezza, dell’impreparazione, della volgarità e, come contraltare, una specie di avversione per la competenza, la cultura, il sapere strutturato e credibile. Un errore antropologico madornale, che poi si riflette su un’etica ben declinata: una cosa è dire che tutti gli esseri umani sono uguali in dignità, perché sono costituiti dalla stessa struttura-di-persona, un’altra cosa è affermare che gli esseri umani sono tutti uguali come struttura-di-personalità, come dire che genetica, ambiente ed educazione sono uguali per tutti, e che quindi ognuno può fare il neuro-scienziato o l’operatore ecologico, indifferentemente. Un FALSO madornale, clamoroso e pericolosissimo.

Questo è l’implicito che ha fatto vincere Trump e reggerebbe figure come Salvini e Di Maio, e non pochi altri.

Lo Spirito Santo, che soffia dove vuole, ce la mandi buona.