Il corpo di carne (sàrx), sangue, tendini, ossa etc., è il sòma dei Greci, con maggiore enfasi nel dualismo platonico, mentre Aristotele e Tommaso d’Aquino concepiscono piuttosto l’essere umano in maniera più unitaria, come sìnolo (termine dello stagirita), che significa unione-del tutto (sintagma greco antico composto da syn, cioè con, e òlon, vale a dire tutto, che costituisce l’essere umano). L’anima, invece, sempre in greco si dice psychè, da cui il termine costitutivo delle scienze psicologiche (la psicologia, nell’accezione contemporanea, fino a metà ‘800 nota come filosofia razionale), che concernono, appunto, l’anima, cioè la mente, come anche la chiamava sant’Agostino, nel suo linguaggio antropologico-teologico. Per Agostino, Mens era addirittura uno dei modi per chiamare Dio-Padre.

Ma psychè significa anche “farfalla”. Che bello no? L’anima che vola, fantasiosa, come una farfalla. L’immagine è suggestiva come poche, è metafora poetica ma, come insegnava Paul Ricoeur, dice anche una verità: infatti, secondo lui la metafora, come prospettiva semantica presente in tutti i termini sostantivanti è sempre una porta per la verità, che non sarà solo quella scientifica galileiano-cartesiana, oppure quantistico-probabilistica (Heisenberg), anche se entità veritativamente plausibile. Oppure, se vogliamo usare un altro linguaggio, più sul versante etico-antropologico, possiamo distinguere tra una visione deterministica che l’anima intellettiva (il noùs, o intelletto) può avere della realtà à la Spinoza / Lutero, così come questi è stato ispirato dal primo sant’Agostino (quello che ancora risente del giovanile manicheismo) e, di contro, una visione nella quale si considera plausibile il libero arbitrio, come da parte dei grandi Greci sopra citati, del “secondo” Agostino, di Tommaso d’Aquino, di Kant, etc.., fino ai nostri tempi.

Ebbene, questo corpo e quest’anima, ovvero questo essere umano, come vive nella salute e nella malattia. Ci rifletto sopra -bene o male- da quando ho l’uso di ragione, forse in modo sempre più approfondito man mano che mi sono informato e formato sulle cose dell’uomo e della vita, sulla sua costituzione e sulla prospettiva cui è destinato da sempre e per sempre, direbbe Emanuele Severino, come eterno essente. Da qualche tempo, anche sperimentando il limite severo, caro lettore, ma con ancora sempre maggior forza interiore.

E sarò co-relatore tra qualche giorno a un convegno sui mali severi, in un grande istituto di cura, il CRO di Aviano, insieme con medici e tra medici, infermieri, pazienti e persone a loro vicine. Sono già stato invitato anni fa nella grande kermesse di Pordenonelegge, a tenere una conversazione sul dolore da un punto di vista filosofico e psico-morale. Per ragioni che chi mi conosce può ben capire, questa volta sarò molto più efficace della precedente, perché reso più esperto dalle cose, dal mio de-stino. E dirò alcune parole molto semplici, come le seguenti, tra non molte altre che riguarderanno aspetti più generali della malattia e della salute.

—Quando l’altro giorno mi sono svegliato dall’anestesia generale dopo un intervento di cifo-plastica alle vertebre, mi è venuto in mente il nome di un pittore rinascimentale per cui avevo “lanciato una ricerca” mnemonica da almeno tre settimane, con un mio amico, impegnandoci a non cercarlo sull’onnipotente web; niente da fare per giorni e giorni… ebbene, al risveglio, dopo aver pensato alle persone a me più care, ecco, all’improvviso, il ricordo-che-torna-alla-memoria (cor, cordismens, mentis): Domenico Ghirlandaio, presente con una sua opera, oltre che agli Uffizi, al Louvre e in molti altri musei, nel duomo di Todi.

—Un (omissis) mi si è rivelato ad agosto in tutta la sua virulenza con improvviso dolore o, algia dorsale.

—Analisi, confronto, diagnosi, inizio cura da cavallo che ben si conoscono, abbattimento forte (un evviva comune, mio e della e alla dottoressa, che Dio la benedica, come tutti i medici e le infermiere del DH) dei dati tumorali nelle immunoglobuline IggK e raccolta cellule staminali, per me dolorosa non poco, perché nel frattempo -e il dottor Alberto qui presente ne refertò l’effetto immediate– osteolisi con ciò che consegue, dolorosamente.

—Son qui, dopo avere fatto una cifoplastica a 4 vertebre.

—Sto, e sto in modo tale da poter essere qui con voi oggi, lavoro, studio, faccio lezioni.

—Sconfitto, per ora, fino a questo punto il male, ora devo rimettermi in sesto, e ho già cominciato con ginnastica e fisioterapia, per recuperare pazientemente un po’ dei non pochi chili di muscoli che mio corpo abituato a una vita di sport ha perduto negli ultimi sei mesi.

—Non so se si tratta di una guarigione definitiva, per cui occorrerà pensare di intervenire più a fondo, ma la guarigione appartiene ancora di più all’anima, alla mia anima.

—Ecco: la meraviglia del nostro corpo-anima-spirito!