Mi scusino la franchezza i miei gentili lettori, Badoglio era da fucilare, dopo Caporetto, altro che i quattro alpini di Cercivento, di cui non si riesce a onorare la memoria, togliendo loro l’infamia della condanna  a morte per “fuga davanti al nemico”. Deputati di tutti gli schieramenti patriottici, che mettete il tricolore nei vostri loghi, svegliatevi!

Il marchese duca maresciallo Badoglio è stato uno dei fuoriclasse italiani dell’ultimo millennio del “farsela andare bene“, comunque e sempre. Forse non ne conosco di più carismatici al negativo. Così per dire: Giordano Bruno, grande ed eroico pensatore, creativo veggente al rogo, e un Galileo (chissà, forse l’uomo più intelligente degli ultimi mille anni) lo rischia, il rogo, e Badoglio nel paradiso degli eroi-inetti.

Con la carriera che ha fatto un osservatore esterno, extragalattico però, ché i francesi e gli inglesi lo avevano “sgamato”, potrebbe pensare che questo piemontese, ufficiale di carriera, sia stato un grande condottiero, ma mi pare e non solo a me, che si tratti dell’esatto contrario.

Dopo una rapida carriera nelle alte sfere militari, viene la rotta di Caporetto nell’ottobre del ’17, caratterizzata dall’insipienza totale del suo comando e di quello dei suo superiore generale Cadorna impegnato in vigorose partite a tressette in via Mercatovecchio a Udine, oltre che a far fucilare soldati supposti vigliacchi, forse oltre settecento. Laida vergogna. Si tolgano le intestazioni di tutte le vie  e le piazze dedicate a ciascuno dei due. Poi nel ’36 andò in Etiopia che eroicamente conquistò opponendo i cannoni da 149 campali alle zagaglie di “quei selvaggi”, peraltro di antica fede cristiana.

Fu ambasciatore in Brasile, governatore della Libia e presidente del consiglio nazionale delle ricerche, che, sommati ai cospicui doni di Mussolini e dei big della finanza fascista, gli fruttarono un più che cospicuo patrimonio immobiliare.

Come stratega fu disastroso, “anche quando condusse nel ’40 i primi sei mesi della guerra di Mussolini accumulando sconfitte su tutti i fronti, compreso quello dell’Albania in cui aveva di fronte il modestissimo esercito greco. Da qui, alla fine del ’40, la sue seconda fuga: quella dalle responsabilità del comando supremo, attuata con le sue dimissioni, straordinariamente tempestive, dalla guida delle forze armate che nel ’43 gli fruttarono la presidenza del consiglio, in sostituzione di Mussolini. Poi la terza fuga, quella dell’8 settembre del ’43 a Pescara e a Brindisi, che lo riconfermò presidente di altri due governi, e gli consentì di uscire dalla scena nel giugno del ’44 con l’immeritata patente di salvatore della patria.” (dal web)

Ho conosciuto nella mia vita non pochi “badoglio”, bravissimi nell’ammanicarsi i potenti e farsi trascinare da loro in alto, molto in alto, con ferrea dedizione e fenomenale capacità di piaggeria e a volte di sottile manipolazione di anime bisognose di lodi sperticate e di laudatores semper et ubique.

Spesso questi personaggi sono degli inetti, però sono bravissimi a trovarsi sempre puntualmente al momento giusto nel posto giusto, in tempo per ricevere prebende e sinecure. Difficile che ciò accada nel mondo economico-aziendale, molto più facile in altri “territori” e ambiti. La politica è uno degli ambienti più propizi a questi meccanismi, altrimenti come si spiegherebbero le folgoranti carriere di personaggi come la Boldrini, Rosato, Di Battista e Di Maio, Grasso e Salvini, etc. etc., oppure la pletora di consiglieri regionali a diecimila euro al mese, senza arte né parte, mangiatori a ufo dei soldi pubblici, o parlamentari nazionali ed europei. Dovrei qui fare un interminabile elenco di beoti, che evito per noia e un po’ per schifo. E anche Renzi t’el racomandi, da sempre inguardabile e ora abbastanza stupidamente improvvido, e il Bersani che è proprio rincoglionito, e mi dispiace perché mi sarebbe simpatico, ma ha stufato con le sue metafore e le sue sconfitte a catena. Civati e Fratoianni, Crimi e Rotondi, Razzi e Scilipoti. E la Camusso, e il segretario della Uil di cui qui mi sfugge il cognome? Scherzo ma non lo scrivo, troppo insignificante, cùful si dice al mio paese, Rivignano del Friuli. Esemplari di un’inutile fuffa socio-politica.

Domenica 4 marzo 2018 andrò a votare, turandomi un poco il naso, come suggeriva qualche decennio fa Indro Montanelli a proposito di una certa DC, che magari fosse ancora oggi sulla scena piuttosto dei sopra citati politicanti da strapazzo.