A volte si confonde, discorrendo, la dimensione estetica con i vari estetismi, compiendo un errore concettuale, ma anche eticamente rilevante, e madornale.

Infatti l’estetica è uno sguardo sull’essere delle cose, nientemeno, e viene -logicamente- prima dell’etica, che è uno sguardo profondo sul bene e sul male presenti nell’uomo e nel mondo.

Aristotele insegnava che la conoscenza intellettuale parte innanzitutto dalla manifestazione delle cose alle facoltà percettive umane, dall’àisthesis, e non può che essere così: è l’evidenza delle cose che mi dice la loro verità, a eccezione di cose che sono talmente distanti da non poterle direttamente percepire con i sensi, ma so che esistono, poiché chi me ne parla è degno di fede. Inoltre, per Aristotele, diversamente che per il suo maestro Platone, il quale diffidava dell’arte come copia di copia (della natura), anche l’arte -intendendosi qui le arti figurative, soprattutto- poteva manifestare una realtà vera, perché fondata sull’imitazione della natura stessa.

L’estetica è dunque la manifestazione dell’essere delle cose, assumendo però nel contempo anche un’accezione riguardante la loro armonia.

L’estetica è un sapere fondativo, come parte della scienza dell’essere, ma oggi viene generalmente considerata come un’attenzione mera alla bellezza esteriore -digitare sul web il termine per credere- estrinsecata nelle immagini proposte dalla rete, dove vi è un profluvio di belle giovani donne, di procedure di trucco del viso, di fitness, cioè di attività legate all’estetismo.

E ciò è fuorviante, poiché nel momento in cui questa accezione viene travolta dagli eventi normali della vita, come l’invecchiamento, la malattia, incidenti e infortuni, o altro di doloroso e spiacevole, che causano una modificazione del canone di bellezza acquisito e introiettato, ecco che va in crisi la stessa visione identitaria della persona, che non si riconosce più, o solo in parte, nella nuova immagine esteriore, che l’evento negativo ha causato.

Per questo è bene, è sano distinguere rigorosamente tra estetica ed estetismo, pena la confusione terminologica e logica tra concetti molto diversi e di differente pregnanza etica. Infatti, a mente fredda si sa che il corpo cambia in ragione di vari fattori ineludibili e, direbbe il solito maestro Spinoza, “necessari”, nel senso che non-cessano-di-essere, in quanto connaturali alle cose della vita umana e del mondo.

Anche se possiamo far risalire -come occidentali- alla civiltà egizia il culto estetico ed estetistico del corpo, con l’uso del trucco e la cura dei capelli, e alla cultura greco-latina l’uso della maschera teatrale, che modifica il pròsopon individuale, o l’identità, creando la persona, ovvero possiamo dire che solo nella contemporaneità, o forse in parte a far data dal suo inizio nel XVIII secolo, l’estetismo si è posto come una dimensione importantissima della vita della relazione umana.

E dunque oggi si pone con grande forza la questione del rapporto tra estetica e verità, tra modificazione artificiale e realtà sottesa, tra la pelle e il trucco, tra il colore dei capelli e la tinta, tra la struttura corporea atletica e giovanile e il cambiamento dovuto al tempo e alle vicende dell’esperienza del vissuto.

Dimenticare che l’estetica è la manifestazione dell’essere a qualsiasi età e in qualsiasi condizione si sia, ovvero scambiare la bellezza patinata delle riviste di moda e di fitness per manifestazione della verità estetica  è un errore gnoseologico e logico, e un non senso morale.

Ricordarlo è, invece, un segno di rispetto per ciò che si manifesta come vero, come reale-vero, e quindi degno di rispetto, cioè di essere guardato di fronte come buono e come bello: non è vero, infatti, che la bellezza si trova solo nella gioventù, poiché la bellezza è manifestazione di verità, la quale ci cerca, se la sappiamo trovare, ovvero si trova, se la sappiamo cercare, in ogni momento e condizione della nostra vita.

Lo sguardo profondo anche se talora malinconico di una persona anziana è esteticamente bello e importante come il corpo vigoroso di un atleta, del discobolo di Mirone, fai conto gentil lettore. E altrettanto vero, e dunque buono.