Renato Pilutti

Sul Filo di Sofia

La ricerca della Libertà

A Mestre facciamo i seminari bimestrali di Phronesis del Nordest. Stamane, penultima domenica novembrina ho trattato, per i colleghi filosofi e per i giovani in formazione il tema de La liberta di scelta, ovvero Libertà è fare ciò che si vuole o Volere ciò che si fa? Ovvero, ancora, Topologia e Dimensioni della liberta. Tema arduo e controverso da qualche migliaio di anni.

In treno ho pensato al tema da svolgere e proporre e il seminario non è stato male, tra diverse opinioni. Non una lectio magistralis, ma una lectio rationalis, uno scambio teorico-pratico su una dimensione/ valore fondamentale della vita umana.

E’ bello vedere cortili e case tagliate dalla corsa del treno, campagne del tardo autunno piene di colori, campanili all’orizzonte e l’autostrada in lontananza che conduce via a est e a ovest, stoppie gialle e vigne promettenti, la terra in attesa dell’inverno, piccole stazioni, immensi cieli e i ragazzi, colleghi e più giovani che mi aspettano con amicizia.

Bella la loro accoglienza. Il presidente Phronesis nordestino prof Ubizzo che mi dice “ma cosa fai qui“, e io gli rispondo “sto abbastanza bene e poi avevo preso un impegno con… noi“. E sorride. E il caro amico Francesco, che insegna a Jena. A Jena, da Hegel! Rispettosamente attenti alla mia lezione seminariale sulla libertà (che trovate, oh miei cari lettori, in PP più indietro nel blog, se volete). Due ore di dialogo intenso, niente prosopopee autorali o citazionistiche, ma letteratura comunemente condivisa tra addetti ai lavori, ed esperienze individuali da proporre, sull’esercizio della libertà.

Ragionare insieme per cercare di capire, o almeno di comprendere come la libertà si coniughi al bene, alla responsabilità, alla convivenza tra uguali, ma possa anche coniugarsi con il male, con la malvagità, con l’odio e con la violenza. E discutere su che fare per darle valore.

Cito un libro di poesie friulane dell’emigrante scrittore Leonardo Zannier “Libers di scugni là“, cioè “Liberi di dover andare“, kantianamente, ossimoro tremendo ma non disperato, mai, come quando mio padre partiva per le Germanie (si diceva così, al plurale, negli anni ’60) alla fine febbraio o agli inizi di marzo per le cave di pietra dell’Assia, pietra che serviva alle dighe olandesi dei pölder, per fermare il mare e recuperare terre coltivabili.

La libertà è nozione policroma, polisemica, analoga, ché si può dire in molti modi, aristotelicamente è un pollakòs legòmenon (traslitterando). Ed è anche per questo che è concepita diversamente dalle persone, dai popoli, dalle varie culture. A volte la vulgata della libertà recita un “fare ciò che si vuole“, ma una dizione più saggia potrebbe recitare, come insegna Tommaso d’Aquino, così “volere ciò che si fa“, dove la volontà agisce illuminata dalla ragione raziocinante, non l’incontrario.

Vi è poi la lezione gramsciana che parla di un ottimismo della volontà per irrobustire le scelte libere della ragione. Oppure possiamo ricordare Pascal che parla di ragioni del cuore a sostenere una volontà capace di agire non solo per ragioni intellettualistiche, ma anche per ragioni emotive. Intelligenza emotiva, che dà libertà, intuizione eidetica (Platone) che richiama e reclama libertà.

Spinoza, come gli Stoici antichi, non ci crede molto e neppure Lutero, ma Erasmo sì, e anche io, abbastanza, altrimenti, che cosa si farebbe di quattromila anni di diritto penale, dal Codice di Hammurabi in poi, se tutti fossimo determinati a essere quello che siamo, magari dei criminali come Riina o uno dei tanti serial killer delle cronache nere, anche italiane. In proposito, Donato Bilancia, sedici omicidi, ha ottenuto il primo permesso di uscita dopo circa vent’anni di carcere. Per contro, un ergastolano che io conosco, è dentro da trentaquattro anni e non ha ucciso nessuno.

Il libero arbitrio secondo sant’Agostino è temprato alla luce della grazia paolina e della scrittura e della fede, come nel gran monaco agostiniano di Erfurt, che di questi tempi cinquecent’anni fa si scagliava a Wittenberg contro le simoniache compravendite di indulgenze della curia romana.

E la libertà di guidare l’auto delle donne saudite, o di uscire senza essere accompagnate da un maschio di famiglia, dove la mettiamo? Per noi è una libertà scontatissima, per loro ancora no. Quindi la libertà si coniuga anche diacronicamente nei luoghi diversi del mondo e nei vari momenti della storia. In Italia ebbero diritto di voto solo nel 1946 le donne, l’altrieri!

Insomma un tema immenso, su cui riflettere senza tema di perdere il tempo che la ricerca della libertà richiede.

E allora siamo, per la libertà,… cavalli in corsa all’orizzonte, come i nostri sogni irraggiungibili (S. Endrigo)?

2 Comments

  1. Stefano Zampieri

    20 novembre 2017 at 14:13

    Complidentità Renato. Bell’articolo e bella occasione di riflessione . Aprire spazi di pensiero questa la nostra missione.

  2. Grazie caro Stefano, che piacere sentirti, e mi auguro possiamo riprendere a dialogare oltre questi tempi ardui, mane diu

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