LA DIREZIONE SPIRITUALE

Andando a ritroso nel tempo storico troviamo innanzitutto come attività analitica del senso dei comportamenti umani e del suo agire la direzione spirituale. Fermandoci a considerare la direzione spirituale in ambito cristiano ci accorgiamo che essa fa riferimento sostanzialmente a una Teologia morale, o meglio dire alla teologia morale del tempo cui si riferisce. Le fonti patristiche, risalenti soprattutto ad Agostino, sono utilizzate dai “direttori spirituali”, monaci, abati e badesse, per almeno mezzo millennio e oltre, fino alla Prima Scolastica. L’impianto teoretico ed etico è costituito dall’humus greco-latino, soprattutto della linea platonico-aristotelica, e in parte stoica, che innerva la lezione biblica ed evangelica del Decalogo,[1] di Paolo[2] e delle Beatitudini,[3] proponendo per la prima volta nella storia delle cultura umana la nozione di persona e del suo valore.

La lezione agostiniana è ripresa in toto dal movimento benedettino, che si sviluppa -come è noto- e contribuisce grandemente a sviluppare l’Europa socio-economica e la sua cultura. Le virtù di umiltà, obbedienza e silenzio innervano la grande stagione di un Medioevo tutt’altro che solo buio, dell’ora et labora.[4] Successivamente Tommaso d’Aquino, Alberto Magno e la grande scuola domenicana da un lato, Giovanni Duns Scoto, Bonaventura da Bagnoregio e Guglielmo d’Ockam sul versante francescano, delineano le due “scuole” teoretiche ed etiche che hanno ispirato le catechesi e la dottrina della direzione spirituale successiva. La prima è improntata ad un intellettualismo di stampo aristotelico, fiduciosa in una capacità intrinseca dell’uomo a conoscere il suo proprio bene tramite l‘Intelletto, la Sinderesi  (o capacità di scegliere il bene) e la Phronesis (prudenza- sapienza), che governa la retta ragione (Recta Ratio agibilium). La seconda privilegia piuttosto la facoltà della Volontà, come prima e più importante, cui l’Intelletto si rapporta, alla ricerca di una sintesi in-formata del dato della Grazia divina. Un fondamentale pessimismo tardo-agostiniano permea di sé ambedue le scuole, che trovarono poi uno sbocco nel luteranesimo individualista e nel cattolicesimo post-tridentino, il quale ispirò il casuismo morale dei Gesuiti (in genere più lassisti) e dei frati Cappuccini (forse più rigoristi).

La dottrina morale dei direttori spirituali si dipanò poi, fino ai nostri tempi, in un oscillare tra lassismo (specie nel molinismo) e un rigorismo estremo. Sta di fatto che la direzione spirituale ha avuto un ruolo grandissimo nella storia delle dottrine etiche occidentali ed è servita da orientamento, discutibile fin che si vuole, alla luce della conquistata libertà di pensiero, ma comunque elemento distintivo e forte di una linea, di un’idea, di un progetto sull’uomo. Oggi, la riduzione del numero di sacerdoti e religiosi, e la secolarizzazione hanno messo un po’ la sordina a questa tradizione.

 

LE PSICOTERAPIE

Un secolo e mezzo fa circa, a metà ’800, nascono le psicoterapie con Charcot in Francia e Wundt in Germania. È la scoperta della psychè, bel nome moderno che traslittera l’anima greca (ψυχή). Freud e Jung sono i maestri che fanno decollare la psicoanalisi, branca eretica della psicologia e successivamente di gran moda, con gli epigoni contemporanei, Benjamin, Fromm, Lacan e molti altri. Le scuole americane, intrise di positivismo e biologismo mentalista (Watson e Skinner) sviluppano altre piste legate ad un comportamentismo spiccio e meccanicistico. Altre scuole si accorgono invece che i saperi antropologici vanno integrati, come nel caso di Rogers e della Scuola di Palo Alto (Watzlavick, Bateson). L’enorme diffusione anche istituzionale delle psicoterapie ha fatto sì che quasi tutti gli spazi connessi alle problematiche dell’uomo, da quelle dell’età evolutiva e giovanile, ai problemi dell’invecchiamento, della malattia e del dolore, dai problemi familiari e sociali a quelli criminali siano stati in qualche modo demandati alle scienze psicologiche e alla psicoterapia in particolare. Non si può negare però una deriva un poco critica del settore, di cui gli stessi operatori non sembrano rendersene del tutto conto, la quale sta manifestando una sorta di limite.

 

LA CONSULENZA FILOSOFICA

Ecco che allora la filosofia, con tutto il suo bagaglio di conoscenza dell’uomo può ora proporsi come sapere connettivo e fondazionale, senza confondersi o sincretizzarsi pericolosamente con le altre due modalità sistemiche. Si potrebbe dire che la consulenza filosofica, come pratica operativa, può positivamente dialogare, sia con la direzione spirituale, della quale è in qualche modo matrice e dalla quale può ereditare qualcosa, sia con la psicologia e la psicoterapia, con le quali condivide spesso gli interlocutori umani, che sono pazienti per queste, e consultanti o ospiti per quella. Non c’è da temere contaminazioni, se gli statuti epistemologici restano distinti. Si può addirittura collaborare bene, alla ricerca delle verità locali legate all’esperienza dell’uomo.[5]

 

Un profilo di Consulente filosofico. La Humanitas, la Honestas, la Humilitas, la Sobrietas, la Scientia et Sapientia

Il profilo potrebbe consistere nelle seguenti espressioni e dotazioni,[6] valoriali, culturali e professionali nel contempo, posto che sia possibile in questo caso. Una proposta che fa conto soprattutto di un intendimento e di una vocazione del consulente al Dialogo con l’Altro-che-vale in quanto persona, cui è dovuta attenzione e che con la sua presenza interpella. La Humanitas, la Honestas, la Humilitas, la Sobrietas, la Scientia et Sapientia.

La Humanitas è da intendersi, sia come caratteristica antropologica connotata da una consapevolezza del proprio limite soggettivo intrinseco, sia come punto di partenza per sviluppare una relazione che riesca a mantenersi su un piano di cordialità colloquiale, scevra da ogni adombrata pretesa di magistralità implicita. Ciò naturalmente deve realizzarsi nell’ambito rigoroso di una “simmetricità (necessariamente) a-simmetrica“, rispettosa nella reciprocità, tra consulente e consultante.

La Honestas è da intendersi, sia come presa d’atto rigoroso della personalità dell’altro nell’uso di un’intellettualità onesta e trasparente, capace di coniugare il rigore argomentativo con l’attenzione, qualità morale che rende capaci, sia di rifuggire in ogni situazione e condizione umana, in ogni circostanza che si crei nella quotidianità, da artifizi dialettici e retorici studiati, o per colpire sui nervi scoperti il consultante, o comunque per metterlo in condizioni di sudditanza psicologica, sia come coerenza tra detti e comportamenti nei confronti del consultante, a testimonianza di una onorabilità morale del consulente stesso.

La Humilitas è da intendersi, sia come consapevolezza a atteggiamento improntato alla virtù classica (e benedettina) di umiltà, tale da favorire lo scambio intersoggettivo, scongiurando i rischi del carisma da ruolo, i quali sono sempre possibili, sia come atteggiamento atto a suggerire la possibilità di ricercare un senso e una plausibilità conoscitiva alle proprie idee e una logicità alle scelte operative, senza timore di scadere nella mediocrità o nella scontatezza, ché tutte le persone, qualsiasi sia la loro situazione possono sbagliare, essere noiose, ripetitive, non in grado di scegliere, dominate dal timore di sbagliare, e nonostante tutto, fallaci.

La Sobrietas è, da intendersi, sia come manifestazione di una temperanza comportamentale improntata all’uso di una retta ragione (la classica Recta Ratio agibilium), cioè di una prudenza, che è nel contempo esercizio del logos argomentativo e concettuale, e diuturna e paziente ricerca dell’equilibrio esistenziale, sia come esemplificazione di una possibilità di scelta tra i vari beni disponibili, senza l’ansia affaticante e ottundente della prestazione quantitativa e del possesso.

La Scientia et Sapientia sono da intendersi, sia come espressione di un sapere sicuro, ma non mai arrogante, capace di rispondere, come di farsi silenzioso, sia capace di consigliare e di orientare se ciò sarà plausibile o sarà richiesto. Mentre la Scientia, la quale si configura come il complesso di saperi che devono costituire il bagaglio del consulente, fornisce le argomentazioni della logica illuminando le inferenze deduttive, la Sapientia, che legge più profondamente e immediatamente nelle esperienze umane, aiuta sulla strada della ricerca delle ragioni profonde dei detti e delle scelte che l’uomo liberamente opera.

 

[1] Cfr. Es 20, 2 – 17, e Deut 5, 1 – 21, 12.19.20, 22 – 25.

[2] Cfr. tra l’altro Rm 7, 15 e ss..

[3] Cfr. Mt 5, 2 – 10, e Lc 5, 20 – 22.

[4] Con la successiva grande tradizione del misticismo medio e basso medievale diffuso nei monasteri del Nord Europa e in Italia.

[5] Cf. Zampieri S., Introduzione alla vita filosofica. Consulenza filosofica e vita quotidiana, Mimesis, Mimesis, Milano 2009.

[6] Si potrebbe dire anche talenti e carismi.