Il mio gentil lettore è legittimato a chiedersi  che cosa c’entrino con la grande sovrana asburgica i primi due e la mia risposta non può che essere “nulla”, anzi “men che nulla”, mentre gli ultimi due hanno in qualche modo a che fare, pur se in modo diacronico, essendo i capi attuali del Lombardo-Veneto. Siccome domani, 22 ottobre si celebreranno i referendum sull’autonomia di queste due regioni, ecco la ragion del pezzo.

I sei in mezzo sono messi lì per rappresentare il minimo comun denominatore del personale politico odierno, e mi chiedo spesso quando penso a costoro, che cosa sarebbero in grado di fare se non facessero il mestiere della politica, e quasi sempre la risposta è sconsolante. Vediamoli da vicino in poche righe: Rosato è capogruppo PD alla Camera e mi ricorda un suo omonimo, Roberto Rosato, grande stopper del Milan di Rocco, coetaneo di Gianni Rivera, nonché un eloquio scontato, di noia profuso e di un nulla concettuale intriso, molto simile per stereotipie alla sua competitor Debora (non so se con “h” finale o meno); Gasparri ex fascio romano convertito a sior Silvio, il quale è stato ed è tuttora sinecura per molti, twitterista polemico e astioso. Di Scilipoti e Razzi nulla di più dei cognomi, ché no’l meritan altre fatiche né spazi informatici: il nulla fisico, non quello metafisico, che è qualcosa.

Dei primi quattro non so il mestiere, per cui si potrebbero assumere come autisti in qualche azienda strutturata o ente pubblico, o forse no, perché altrimenti ci arriva la frotta petulante dei parenti disoccupati a batter cassa. Di Boldrini ho detto fin troppo su questo mio blog, con commenti mai lusinghieri; Renzi invece è una new entry della mia critica e qualcuno potrebbe giustamente farmi osservare che ho atteso troppo prima di criticarlo. In verità un paio di anni fa avevo scritto un pezzo che parlava di atteggiamenti e posture inguardabili, del vivace ragazzo di Rignano sull’Arno. Ora dico che è inascoltabile, inguardabile, inaffidabile, e mi auguro che la sua stagione d’oro stia volgendo al termine per il bene della Patria nostra, perché è proprio un brutto soggetto, e non perché lo dice l’improbabile chierichetto Speranza, né il buon compagno Bersani, e di D’Alema non dico, ché sarebbe follia resuscitarlo alla politica.

Venendo a considerare Di Maio,  presuntuoso gaffeur di dati e date, l’amico Gianluca avrebbe un’idea brillante: proporlo ad un grande negozio di abbigliamento (tipo il friulano Arteni) come commesso nel reparto camiceria, ma senza autonomia sugli sconti da praticare ai migliori clienti, da chiedere sempre al capo negozio. Ovviamente, con tutto il rispetto per i commessi e le commesse del settore. E Di Battista, noto per l’andatura ciondolante e la pretesa di essere un guevarista 2.0? Ma, chiosa un altro amico: a Di Battista si potrebbe proporre un lavoro ecologico, con quelli dei camion che passano nottetempo a ritirare i pacchi della differenziata urbana. E’ robusto abbastanza per poterlo fare canticchiando. Questi due, con Grillo e il gran pensatore Casaleggio orecchiano il pericoloso Rousseau come un vate, e non so se del ginevrino abbiano letto un rigo o capito la filosofia.

Di Zaia e Maroni, leghisti della prima ora, devo dire che sono tra i migliori politici italiani e forse anche Maria Teresa li avrebbe scelti come granduchi del Lombardo-Veneto: Maroni è stato un buon ministro del lavoro e degli interni, Zaia è il credibile governatore della gran regione veneta. E parlo così anche se non ho mai amato il loro partito, né la rozza sicumera del fondatore, annegato nella stupideria dei figli e nella coglionaggine propria. Ma non amo neanche gli altri partiti di oggi, neppure il frantumato PD, travolto da invidie mortali e sopraffatto dagli esiti della fusione a freddo tra cattolici ed ex comunisti; in questa miseria tremenda sopravvivono opportunisti d’ogni stagione come Casini e Alfano, e spicca nel mar grande dell’improntitudine inetta così diffusa, il cavalier Silvio, che mai avrei pensato di lodare. Ahimè.

Dall’altra parte spicca invece, fulgidamente, Maria Teresa d’Asburgo, cattolica fervente, ma capace di distinguere Cesare e Dio, come insegna il Maestro nazareno, impedendo le intromissioni della chiesa nella politica, anche controllando personalmente la selezione di arcivescovi, vescovi ed abati, capace  “di vivere una vita estremamente austera e ascetica, specialmente durante la lunga vedovanza.” (dal web).

La sovrana rinforzò l’Impero austro-ungherese sul piano politico e militare, ma dotò, prima tra i monarchi europei, di servizi sociali i popoli che costituivano l’impero, a partire dalla sanità e dall’istruzione. Incaricò il medico Gerard van Swieten di organizzare un ospedale a Vienna e di rivedere i piani di studio universitari di medicina. “In seguito, Maria Teresa affidò a Van Swieten il compito di studiare il problema della mortalità infantile in Austria e, su raccomandazione del medico, la regina sancì che l’ospedale della città di Graz (seconda città dell’Austria) avrebbe dovuto effettuare autopsie per tutte le morti avvenute in modo da garantire dati adeguati alla ricerca medica. Vietò la costruzione di cimiteri senza un previo permesso governativo, contrastando in tal modo usanze funerarie dispendiose e scarsamente igieniche; infine la decisione di sottoporre, nel 1767, i propri figli alla vaccinazione fu essenziale per superare il contrasto verso tale pratica, più volte espresso dalla comunità accademica. Fu la stessa Maria Teresa ad inaugurare la vaccinazione ospitando al Castello di Schönbrunn una cena per sessantacinque bambini.” (dal web)

Circa l’istruzione, Maria Teresa nel 1775 riformò il sistema scolastico decidendo che ogni bambino di età compresa tra i sei ed i dodici anni avrebbe dovuto obbligatoriamente frequentare la scuola; anche se tale riforma non ebbe esito pratico pienamente soddisfacente, tenendo conto che in talune zone dell’Austria, nel XIX secolo, ancora metà della popolazione era analfabeta, tuttavia, fu essenziale poiché fu espressione del valore di una educazione gratuita e pubblica. “Inoltre, consentì anche agli studenti non cattolici il diritto di frequentare l’università e ne riorganizzò i corsi di studi promuovendo l’introduzione delle materie di diritto e facendo sì che i professori fossero scelti con particolare riferimento alla capacità professionale; infine, allo scopo di garantire una preparazione uniforme, fu sancito che solo le università avrebbero potuto garantire il titolo di laurea, esautorando i collegi professionali o riservati alla nobiltà.” (dal web)

Mi pare di poter dire che siamo di fronte a grandezze (o piccolezze) tra loro incomparabili, anche se qualcuno potrebbe obiettare che un sovrano assoluto ha più facilità di azione rispetto al politico che amministra in un regime democratico, cui però si può rispondere che al tempo di Maria Teresa altri sovrani con poteri assoluti si occupavano di ben altro: rafforzare il proprio potere e patrimonio familiare e personale, cui asservivano spesso gli interessi dello stato, muovere guerre per ragioni dinastiche, oziare in libagioni e partite di caccia, e via andando.

Maria Teresa spiccherebbe come una luce fulgida nello scenario odierno della politica, con la sua dedizione, la sua etica, la sua capacità di essere al servizio pur essendo depositaria di un enorme potere. Un esempio, se i su nominati si dessero il tempo e avessero la voglia di studiare la sua biografia, impegnandosi ad imitarla, pur da distante, vista la statura morale e intellettuale che li contraddistingue, forse qualcosa di buono verrebbe fuori.

E ora basta malinconie, viva Maria Teresa d’Austria.