andare è anche un restare tornare riandare, come movimento, non solo del corpo umano, del respiro, ma più ancora della psiche. Il pensiero lavora sempre, diversamente nello stato di veglia, quando è governato, come sembra, dall’intelletto, ma anche dalle strutture biologiche del cervello, rispetto allo stato di sonno. Il pensiero è movimento, corrente, flusso inarrestabile. Attorno all’attività cogitativa si muove il mondo, che alcuni ritengono sia tale solo perché pensato come tale, gli idealisti di ogni genere e specie, da Platone a Heidegger. Beninteso, non nel senso ingenuo di non credere che il mondo esista anche senza di noi, o nonostante noi, ma nel senso che il pensiero umano dà la misura e il senso di tutto-ciò-che-esiste, cioè di ciò che sta fuori (exsistit).

Non smetto mai di meravigliarmi quando scopro l’infinita varietà, anzi l’infinità di questo pensiero, specialmente se ascolto persone che hanno qualcosa da dirmi e quindi da darmi. La ricchezza del pensiero ricolma oceani, preoccupa e riempie di gioia, ti annichila e ti solleva, ti abbatte e ti fa ri-nascere, come il participio passato che è il mio stesso nome (ri-natus), Petri voluntate. Che Dio lo abbia nella sua gloria.

Quando ritieni di aver capito, cioè capto, catturato lo spirito, l’anima, la psiche di una persona, perché ti è molto vicina e la conosci, ecco che questo “aver capito” è solo un atto di somma presunzione, poiché al più puoi aver com-preso, cioè preso-dentro in qualche modo delle tue facoltà analitiche e sintetiche una qualche verità di quella persona, ma non mai “capito”. La verità di quella persona è infinitamente ridondante rispetto a ciò che ti arriva di lei, specie se declinato al femminile. La donna è un universo di meravigliose sinapsi, cosicché là dove tu pensi di trovare un dendrita ne trovi cinque, collegati fra loro e oltre.

Il cervello maschile procede per sillogismi, quello femminile per intuizioni di tipo angelico, come insegna la buona teologia, che vuol dire anche diabolico (il diavolo è un angelo, prima di tutto, per natura), se si tratta di una femmina malvagia. Ne ho conosciute, ma anche di buone, trasparenti, pure di cuore. In questo caso la sorpresa è continua, non tanto per i tipi psicologici studiati dai grandi maestri da Jung in poi, quanto per l’unicità di ciascuna persona, che non è, se non alla grossissima, codificabile, classificabile, categorizzabile.

La sorpresa è non solo la perenne capacità di ri-pensare in modi diversi le cose, le esperienze, i fatti vissuti, ma addirittura la capacità, quasi, di ri-crearne i contorni, facendo percepire all’interlocutore qualcosa di straordinario, di insolito, di spiazzante. La ferrea logica aristotelica allora non”tiene” più, soppiantata da un processo mentale rapidissimo e perfino in grado i turbare chi dorme sonni più tranquilli, come il maschio medio ponderato (eh eh).

Ma il piacere della scoperta di tanta caleidoscopica dovizia di umanità, supera ogni sconcerto possibile, rendendo più prismatica la lettura della realtà, anzi, si potrebbe dire, mutuando l’immagine dalla geometria dei solidi, più “sferica”, là dove sussistono infiniti punti immateriali atti a costituirne la superficie. La creatività del femminile è senza limiti, quasi a voler testimoniare la differenza originaria e originante dei due generi, di questi tempi confusi e di pigro pensiero,  E lo è a tal punto da creare talora imbarazzo e fastidio, ma solo nei poveri di spirito, e non nel senso di Matteo 5 e via andando, poiché quelli sono “poveri” nel senso di dare ai beni un giusto e non eccessivo valore, questi sono poveri perché mediocri e altrettanto presuntuosi, genere e specie ricchissima di esemplari umani.