Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Il paese degli angeli

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA
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Due sotto zero, sono arrivato a Tramonti di Sotto per il tortuoso lungolago, nella sera che scende già dopo le quattro e mezza del pomeriggio, dalle montagne scure.

Il borgo è avvolto da un silenzio alto, e le stelle stanno a guardare, luminose. Da Marianna ci sono i musicanti insigni. Io parlo par furlan a  una platea di avventori, e mi sento dentro il loro mondo, quasi del tutto. Prima ero andato verso la locanda a bere qualcosa di caldo e poi avevo indugiato per la vie a guardare gli angeli dei presepi illuminati, nella notte incombente.

Il sindic ci dice che deve andare alla fieste dal stramp, la festa dello strambo, come se non fosse strambo ciascuno di noi, ma non lo ammettiamo volentieri. Invece in Val Tramontina non si fanno problemi.

La verità delle cose appare a chi la sa e la vuole guardare, nel tempo che passa. Molti vivono sopra la superficie delle cose, aspirando a multiproprietà, a sciare in località alla moda, andando dove la quota è alta, sul mare.

Tramonti non supera i seicento metri, eppure è un luogo dove lo spirito si può riposare come nelle Valli favolose.  Non c’è molta gente in giro e quelli che sono si accontentano, cioè sono-contenti del luogo dove sono nati e dove vivono. Non cercano mondane stagioni e ambienti di prestigio, secondo i codici del mondo. Gli piace la Valle antica dei tramonti e le montagne selvagge che la circondano, con nomi remoti, il Cornaget, il Resettum, il Raut, che si affaccia alla pianura come bastione altissimo, duemila metri e passa, milleduecento sopra la strada della Palla Barzana, che porta nei borghi delle meraviglie, a Andreis, Poffabro, Frisanco.

Nell’osteria si fanno vicini i valligiani, pochi quando discorro del libro, le parole sono sempre ardue, di più quando i menestrelli aprono il torrente cristallino della musica. La musica si confonde con i visceri, con i precordi della vita semplice. Vecchie melodie si diffondono dai piccoli altoparlanti e gli astanti iniziano il canto, insieme, in coro, quasi a squarciagola, mentre la Claudia Grimaz sorride con gesto antico di cantatrice, e Loris muove le dita rapido, sulla chitarra. L’ultimo pezzo che ascolto, prima di tornare, è Sirio, storia di una nave di emigranti italiani inabissatasi nell’Oceano mare ai primi del Novecento. Le storie si ripetono, non nuove quelle del Mediterraneo attuale. Chi fugge va e la vita, a volte, se ne va.

Ascolto al ritorno il vecchio pezzo di Califano, Minuetto, canta Domenica Bertè, o in arte Mia Martini. Infine la vita è semplice: andare fino a Tramonti, bere un bicchiere di rosso, parlare dieci minuti di un libro bello, quasi oramai classico, mettersi lì, a occhi socchiusi, in ascolto della musica, mentre la notte viene e la vita continua e gioca con noi, mentre il vento e il fiume ti aspettano oltre la macchia oscura del bosco.

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