marketing-della-pauraNon è solo il titolo di un grande romanzo di Victor Hugo, di cui esistono varie versioni cinematografiche, ma anche un’apostrofe proporzionata del comportamento di molti, ultimo dei quali Salvini, che insulta il Presidente Ciampi appena deceduto. Un’altra: Salvini a Pontida ha detto che il suo papa è Benedetto XVI: il poveretto non sa che il papa è sempre quello regnante, non lo decide lui e perciò, volente o nolente il cultissimo politico, ora è Francesco.

Altri miserabili, fatto che mi addolora, pare siano alcuni dirigenti della Uil nazionale come Barbagallo, Angeletti, Bosco, etc. ora inquisiti per aver distratto soldi del sindacato spendendoli in una crociera ufficialmente destinata a una “riflessione strategica” (ah ah ah, visto il livello epistemologico dei soggetti) denominata “Progetto condiviso”. Mi addolora anche perché nella vita precedente ho fatto parte della famiglia sindacale dove ho conosciuto galantuomini e donne come Giorgio Benvenuto, Silvano Veronese, Vincenzo Mattina, Raffaele Grappone, Loris Zaffra, Rino Zulian, Renzo Fasiolo, Arno Teutsch, Franco Lago, Anna Marin, Nando Ceschia e via andando.

E ve ne sono altri ad libitum, in tutti i settori sociali, economici, comunicazionali, ecclesiali, politici, mass-mediologici, e chi ne ha ne metta, caratterizzati da due principi fondamentali, a volte intrecciati, a volte no: la stupidità e la malignità. Nel caso sindacale di cui sopra propendo per la prima causa generatrice, peraltro trattata in un post precedente, di gran lunga la più pericolosa per il prossimo. Invece, quando si tratta di malignità, solitamente chiamata cattiveria, non è molto difficile individuarla e combatterla con successo.