Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Il libertarismo del “tutto si può fare di ciò che si può fare”

etica ragionevoleLa questione attuale della stepchild adoption, istituto giuridico già esistente per le coppie eterosessuali (L. 184/83) dal 2007 anche conviventi non sposate, previo nullaosta del Tribunale dei minori, della possibilità di adottare il figlio del partner omosessuale, sta diventando questione trattata addirittura spesso con impaziente intolleranza, in qualche caso, anche se rivestita di una specie di libertarismo dichiarato.

Il libertarismo classico è un “di cui” del liberalismo democratico, ed ha anche a che ha fare con la tradizione anarchica e socialista umanitaria.

Il libertarismo di cui parlo qui è invece un’altra cosa, perché non si fonda su una riflessione provvista di sufficienti basi analitiche e teoretiche, filosofiche e morali, ma si basa essenzialmente su prese di posizione essenzialmente militanti, e quindi a rischio di militontaggine.

Tra questi “libertari” della porta accanto, cui spesso non manca una preparazione accademica non banale, troviamo nientemeno che il professor Veronesi, accanto al noto e brillante giornalista, politicamente scorrettissimo (e quindi a me anche simpatico) Cruciani. Questi due signori, a differenza della pletora di sostenitori “senza se e senza ma” della suddetta stepchild adoption, che spergiurano non sia l’anticamera dell’utero in affitto (cosa che invece è), ammettono senza tema e senza vergogna che l’utero in affitto è, non solo ammissibile, ma anche auspicabile. Cruciani, però, a volte esagera nel turpiloquio come nel duetto con quel vergognoso di Oliviero Toscani.

Se Veronesi fa un discorso socio-economico dicendo che molte donne nel mondo potrebbero migliorare la loro miserrima vita offrendo questo “servizio”, Cruciani, senza scomodare pensatori di nessuna scuola (né Aristotele, né san Tommaso, né Kant, né Nietzsche, né la Arendt né Anscombe,…) per citare alcuni eticisti insigni, dice che l’utero in affitto va bene perché sì e basta. Un po’ poco, no?

Anzi, aggiunge in trasmissione (la Zanzara di Radio24) che per lui anche se il procedimento si trasforma in una specie di “industria” della procreazione, con vantaggi per le donne che ci stanno, va bene.

Ritengo poco meno che  abominevole tale posizione, perché: a) il bimbo che nasce diventa un mero oggetto del desiderio di ciò che vari giuristi à la Zagrebelski e Rodotà considerano un “diritto”, e come oggetto può essere trattato così: madre biologica diversa da madre/ padre accudente che a sua volta ha un partner di qualche genere che si chiamerebbe genitore2, alla faccia del diritto (questo sì) di ogni nascituro, ad avere un contesto affettivo e educativo equilibrato e completo, per quanto possibile; b) ogni coppia umana, comunque composta, previa disponibilità di mezzi, potrebbe accedere alla vita in qualsiasi modo, a piacimento, anche scherzando; 3) una coppia omosessuale, essendo ovviamente pari in dignità morale ad una coppia etero, da questa si differenzia ontologicamente, strutturalmente, antropologicamente… oppure facciamo tutto un mescolone indifferenziato, cari Rodotà, Zagrebelski, Veronesi e compagnia?

Se il nostro futuro è quello prefigurato da saghe come Matrix e affini, allora siamo sulla buona strada. E, per finire, se la ragione forte dei sopra citati signori è quella che molti “paesi” hanno già adottato questa norma e l’Italia è in ritardo, mi fa morir dal ridere, se non ci fosse da piangere: infatti, la curva gaussiana dell’intelligenza insegna che spesso le maggioranze, posto che tali siano, hanno torto marcio.

La legge “Cirinnà” in discussione può essere approvata con qualche intelligente emendamento in tema: non adozione, ma affido rinforzato, anche se la Boldrini sostiene che ogni dovere morale deve diventare un diritto, e non so dove abbia preso a prestito tale tesi etico-antropologica. Il diritto appartiene alla norma, il dovere morale alla scienza etica e si incontrano solo se il diritto è improntato a una scienza etica coerente con i valori sottesi: assistere un figlio orfano a cura del compagno sopravvissuto non può essere un diritto, ma restare un dovere morale, che l’affido rinforzato fa diventare norma responsabile. I diritti sono quelli dei bambini, non quelli di “genitori” che vogliano a ogni costo, dico a ogni costo, avere (avere!) un figlio. Non si può possedere un figlio!

Nel mio piccolo, da qui e da qualsiasi altro pulpito, mi batterò contro questa insulsaggine, che è tale, ancor prima che per ragioni di etica generale, per ragioni cognitive.

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