keep-calm-i-have-the-bestest-bestie-there-isLa metafora è la più importante struttura retorica, utilizzata, sia nella versificazione poetica, sia nei testi narrativi, sia nei trattati filosofici. Insieme con la metafora sono utilizzate alcune sue forme o intensificazioni come la metonimia (un nome per un altro), la sineddoche (una parte per il tutto), e l’allegoria (un racconto metaforico). Poi vi sono la parabola, l’aneddoto e così via.

Un suo uso distorto e fuorviante è molto diffuso, specialmente in ambito giornalistico. Quante volte ti capita, caro ospite, di leggere un titolo  e di non trovare nulla di un tanto nel testo? Ciò serve -evidentemente- per attirare l’attenzione anche al prezzo di allontanare la verità delle cose.

Un caso di tal genere sta accadendo in questi giorni a Firenze, dopo l’arresto del cosiddetto “mostro 2” (il primo era Pietro Pacciani)”, o “bestia” (absit iniuria animalibus) quello che ha violentato negli ultimi dieci anni molte prostitute e ha ucciso l’ultima “crocifiggendola“.

Bene: che Riccardo Viti sia anche una carogna orrenda, oltre che un uomo pieno di problemi, sembra essere certo.

Ma, sia il termine mostro, sia il termine bestia sono abbastanza fuorvianti: ad esempio è denominata bestia il “mostro dell’Apocalisse di Giovanni” (13, 1-8), a anche… una pacifica gallina nostrana o il criceto di Bea. Si dice a volte mostro o mostruoso anche di prestazioni sportive fuori dal comune, di gente come Ibrahimovic o Bolt.

Infine: nel caso citato un termine mi sembra assolutamente fuori luogo, scorretto, colpevolmente gonfiato e disonesto, il termine “crocefissione“. La povera donna romena è stata infatti legata a mani aperte a un guard rail, non inchiodata mani e piedi a un legno come Gesù di Nazaret o Spartaco. Il termine è usato a solo scopo orrorifico e scoopistico. Una vergogna semantica che si aggiunge all’orrore del fatto. Il Viti risponde dell’orrendo atto compiuto, ma non ha colpa della vergogna semantica.

Poco importante? A me non pare, perché la cattiva informazione può fare molti danni, specie a chi non possiede una soglia critica adeguata ai tranelli del giornalismo disonesto.