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I cancelli dell’Eden, o della via pulchritudinis

In Genesi (1, 4.10b.12b.21b.25b.31) un termine unico, tov, sta a significare “buono e bello“, come per dire che la bontà e la bellezza coincidono: “… e Dio vide che era cosa bella e buona …”. 

Si può dunque dire che secondo le Sacre Scritture l’estetica, intesa come fondamento, precede e illumina addirittura un’etica fondata sull’uomo.

Infatti, anche nel linguaggio corrente si è soliti dire, ad esempio, della restituzione di un portafogli perso da qualcuno: “è un bel gesto“. Si dice bello per dire che il gesto è stato buono, “ordinato” secondo un sentimento originario di giustizia.

Se i cancelli dell’Eden sono stati fatti chiudere da Dio stesso dopo il peccato di superbia, fra’ Angelico ci fa intravedere nella stessa meravigliosa opera, l’Annunciazione del Convento di San Marco a Firenze, come, accanto alla scena della cacciata dei progenitori, vi è la promessa della salvezza, e un raggio dorato illumina Maria che meravigliata e sorpresa accoglie l’angelo del Signore.

Caro lettore, se ti capita di passare o decidi di andare a Siena, visita il Palazzo Pubblico e gli affreschi trecenteschi di Ambrogio Lorenzetti, che rappresentano il “Cattivo governo“ e il “Buon governo“. La sapienza dell’artista e la bellezza dell’opera è più eloquente di qualsiasi discorso politico.

La via pulchritudinis, come ben sapeva Dostoevskij, può salvarci.

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