Renato Pilutti

Sul Filo di Sofia

Il minimo comun denominatore degli insopportabili

Userò empiricamente una scala Likert da 1 a 5 per dare un’idea al mio gentil lettore circa il grado di insopportabilità del soggetto citato, per poi indugiare brevemente in una declaratoria, come si fa in ogni classico schema di valutazione del Patrimonio Umano. La soggettività di tali giudizi è fuori questione, e quindi non vi è nelle mie intenzioni alcun criterio di scientificità, neppure alla lontana. In ogni caso si tratta dell’espressione di un’opinione, di un sentiment immediato e limpido, condivisibile o meno, in ogni caso diretto e trasparente nella sua onesta veridicità. Un primo elenco.

Gino Strada: 4. E’ un medico che fa troppa politica militante, orientata a sinistra e questo non è un male: lo è quando diventa discrimine per ogni giudizio di merito, là dove chiunque non faccia parte dello schieramento proprio ha torto a prescindere. Poco laico. Militante di forze che preferiscono stare all’opposizione piuttosto che al governo, perché a governare non si può dire di sì a tutti a partire dai propri, e a volte si sbaglia, come in ogni ambito dell’agire umano. Un po’ come faceva Bertinotti: nel dubbio di non fare cose di sinistra, meglio lasciar fare ad altri per poi criticarli facilmente.

don Luigi Ciotti: 3. Sacerdote dal piglio e atteggiamento posturale triste, compreso, fin troppo, nel suo ruolo di soccorritore dei deboli e degli oppressi. Dà l’impressione di aver scelto questa professione per esercitare la quale per forza debbono continuare a esistere poveri, deboli e oppressi. Il mestiere del soccorritore di mestiere, non del samaritano che passa di lì per caso, ma dell’uomo pietoso che cerca qualcuno da salvare. Professionista della carità, come Saviano lo è dell’antimafia.

Ilaria Cucchi: 4. Di mestiere fa la sorella di Stefano Cucchi. Non è in questione la bestiale pestata che ha ucciso il povero geometrino romano, ma l’agire mediatico della sorella, ottima parlatrice e datrice di lavoro di avvocati e giornalisti, fino a diventare, lei stessa, una di questi ultimi,

Erri De Luca: 3. Scrittore discreto e militante inutile.

Roberto Formigoni: 4. La superbia si evidenzia in ogni suo agire, coerente con la erre moscia di uno stancamento presumido e stolto.

Nicolas Sarkozy: 3. Inqualificabile idiota.

Donald Trump: 3. Pericoloso saltafossi.

Matteo Renzi: 4. Il maggior distruttore della sinistra italiana dai tempi del Congresso di Livorno (1921). Dovrebbe vivere vergognandosi per i prossimi 30 o 40 anni.

Maurizio Gasparri: 3. Ma bastaaa!

Matteo Salvini: 3. La sua arroganza è pari alla superbia che lo guida e alla furbizia che lo distingue dagli altri insopportabili. Bravo a farsi ascoltare dai semplici, e a prendere i loro voti, usando “il linguaggio di oggi”.

Ettore Rosato: 4. Gareggia con Boldrini per insipienza inconsapevole.

Alessandro Di Battista: 4. E’ l’espressione espressiva al suo massimo (forse) dell’inconsistenza sistemica di questa fase storica.

Renato Brunetta: 3. Superbo per ragioni psico-antropologiche.

Roberto Saviano: 4/5. Scrive male e mi sembra molto furbo.

Laura Boldrini: 5. La sua intelligenza è la sua scusante.

Pietro Grasso: 3/4. Non è il nulla cosmico, è il nulla logico.

Nicola Fratoianni: 3. Chi?

Nichi Vendola: 4. La fintaggine fatta persona.

Oliviero Toscani: 4. Ha voce in capitolo pur essendo uno dei personaggi televisivi più scontati.

Mauro Corona: 3/4. Sopravvalutato, furbo, autore insigne di espressioni generiche.

Fabio Volo: 4. Scrittore perché scrive.

Fabio Fazio: 4/5. Falsetto anzichenò, lombrosianamente non lo aiuta il mento sfuggente come la sua psiche, provvidenzialmente barbuto.

Luigi Di Maio: 3/4. Un miracolo di inconsistenza: é lì a rappresentare la medietà aurea.

Romano Prodi: 3. Sopravvalutato da sempre.

Carmelo Barbagallo: 4. Rappresenta il livello attuale del dirigente sindacale italiano; neanche in grado di parlare in italiano.

Deborah Serracchiani: 4. In proporzione manifesta e mostra -coerentemente- tutte le sue qualità.

Susanna Camusso: 4. La voce arrocchita da fumatrice è in armonia con la banalità dei discorsi che fa.

 

Per consolarci un piccolo elenco di figure almeno un poco gradevoli: Gianni Cuperlo, elegante ed educato, colonnello austro-ungarico e poco altro; Roberto Fico, bell’uomo non stupido; non è una cima, ma meglio lui di Di Maio; Sergio Mattarella, uomo garbato e colto, pensoso.

Voglio Balotelli capitano della nazionale di calcio, caro Mancini; la vita e la morte, la qualità e il valore, i principi e le virtù

Che parole importanti, no, caro lettore, dopo il mio invito a Mancini a fare di Balotelli (Barwuah) Mario il capitano della nazionale di calcio? Una stranezza? No, per nulla, ché ogni giorno si possono decidere cose utili sotto vari profili anche su faccende apparentemente di poco conto, come quelle della nazionale di foot ball. Tutto è importante, anche se in modo diverso, perché ognuno ha diritto di valutarle a modo suo, soggettivamente. E la nazionale di calcio riveste un grande valore simbolico per gli Italiani, ma anche per numerosi non-Italiani che vivono qui da noi o sono in giro per il mondo. Il capitano di questo team rappresenta dunque un’evidenza di questo simbolo: Balotelli, finalmente ragazzo e uomo maturo può interpretare il ruolo del capitano meglio di altri.

Vita e morte, cioè inizio e fine dell’esperienza terrena… e leggo del lavoratore goriziano, Roberto, che si è tolto la vita, amico di un mio caro amico. Che cosa vi è dietro la scelta di chiuderla qui così? Il mio amico, che lo conosceva e aveva avuto un ruolo nel suo inserimento in azienda, mi spiega che avevano fatto un’operazione industriale in grado, non solo di ottimizzare costi di struttura e occupazione, ma anche gli equilibri personali e familiari dei dipendenti. Questo mi ha scritto Franco, ma Roberto ha voluto andarsene. Ecco, anche se lì la Qualità era ed è lavorare bene, con precisione e rispetto, ottenendo anche certificazioni sulla qualità dei servizi erogati ai clienti, e motivo di soddisfazione per chi ivi operava. Qualità è anche condizione per vivere bene? Pare che non basti. A volte, nel cuore e nell’anima delle persone si manifesta una sorta di male oscuro (cf. Giuseppe Berto), inspiegabile all’esterno, eppure vero e maledettamente efficace.

Procedendo nell’analisi terminologica delle parole usate nel titolo, troviamo principio: il principio costituisce valore, in quanto espressione di capacità e di osservanza di regole e normative con costante perseveranza. I princìpi sono, se si vuole, la fons originaria originante di ogni atto umano libero, e quindi a valenza etica: un agire senza princìpi è un agire perso, debole, incapace di reggere nel tempo, inadeguato e improvvido. Se al cosiddetto “popolo” piace l’agire sconsiderato di Salvini, che più tuona che far piovere (qualcuno prima o poi se ne accorgerà) anche come ministro e vicecapo del Governo, non sfugge che tale agire è di corto respiro, inadeguato, non solo a rispettare i princìpi che regolano i rapporti internazionali e il rispetto della vita umana, ma anche per rapporto all’efficacia operativa. Accanto a una giusta suddivisione del carico umano ed economico delle conseguenze delle migrazioni, occorre pre-vedere, definire ed attuare le misure che possono ridurre il carico dei migranti e avviare lo sviluppo nel Sud del mondo. Le migrazioni sono fenomeni storici e ben conosciuti: si tratta di analizzare bene quello che accade in questi anni ed investire in proporzione, mentre ci si prepara a colonizzare Marte. In questo pensiero generale non può mancare un capitolo concernente gli aspetti demografici ed economici attuariali, i quali devono far premio sulla propaganda continua di chi pensa di stare in campagna elettorale permanente, come il citato segretario della Lega. Qualcuno dovrebbe anche dirgli che sarebbe utile, corretto e necessario distinguesse, quando prende la parola, tra i suoi due ruoli e si controllasse, se è in grado, anche nella terminologia e nel linguaggio espressivo, quando parla come ministro della Repubblica italiana.

Infine abbiamo la virtù, parola non troppo in uso, ma ancora comprensibile, poiché deriva da valore umano improntato a un agire eticamente fondato al bene, come ci insegnano i padri antichi della grande chiesa cristiana e i filosofi greco-latini e, spostando il nostro sguardo verso oriente, anche le grandi filosofie religiose come il buddhismo. La virtù è una dimensione spirituale che ispira, rinforza e guida un agire umano forte e determinato, chiaramente distinguibile e capace di visione prospettica, nel rispetto delle persone bisognose e della scurezza dei residenti, Italiani, Francesi, Spagnoli o Tedeschi che siano.

Princìpi e valori non sono perfettamente sinonimi, perché il primo termine è etimologicamente più esteso del secondo, essendo più esteso il suo campo semantico.

Non vi è alcun moralismo nei termini citati, ma un indirizzo antropologico, una visione del mondo molto articolata e complessa, che va studiata in modo non parcellizzato. Osservando il mondo circostante si trova di tutto: specialmente nelle aree tematiche dell’organizzazione aziendale e della gestione del personale, accanto a molte persone competenti e preparate, umili e ricettive, imperversano spietati guru che approfittano dell’ingenuità di molti per proporre formazione e coaching di bassa lega, se non truffaldino. Se interrogati da persone esperte, questi signori si barcamenano faticosamente, sperando che la tortura finisca presto.

Personalmente ne ho “sgamati” diversi, ma altri continuano a proporsi e a operare impunemente. A volte vengono promossi formatori master da aziende importanti, per ragioni imperscrutabili, quasi come quelle divine (scherzo).

Riassumiamo: a) Balotelli capitano e simbolo dell’Italia; b) vita e morte, c) qualità, valori, principi e virtù. Abbiamo il dovere di usare e declinare correttamente questi termini cosi importanti, per evitare fraintendimenti, ma soprattutto per onestà intellettuale e dirittura morale, esempio per i ragazzi che crescono e a cui dovremo sempre più affidare il futuro che ci viene incontro (cf. sant’Agostino, Libro XI Confessiones).

Una tragedia furlana

Una tragedia furlana come altre, perché l’uomo è fatto ovunque allo stesso modo, quasi simile agli angeli, come canta il melodioso Salmo 8, ma inteso sia nel senso di quegli esseri che servono Dio, sia nel senso di coloro che a Dio si sono ribellati in tempi prima dei tempi. Il testo del Salmo 8:

O Signore, nostro Dio,/ quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:/ sopra i cieli si innalza la tua magnificenza./  Con la bocca dei bimbi e dei lattanti/ affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,/ per ridurre al silenzio nemici e ribelli./ Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,/ la luna e le stelle che tu hai fissate,/ che cosa è l’uomo perché te ne ricordi/ e il figlio dell’uomo perché te ne curi?/ Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,/ di gloria e di onore lo hai coronato:/ gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,/ tutto hai posto sotto i suoi piedi;/ tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna;/ Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,/ che percorrono le vie del mare./ O Signore, nostro Dio,/ quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.”

Ecco come canta lo scrittore biblico, anzi il poeta salmista.

79 anni lui, architetto, benestante di soldi ma non di salute, pare. Ecco, cosa conta di più, se case da 250.000 il cui importo di vendita dividersi,  e altro, o un po’ di salute in più, soprattutto mentale e morale. 64 lei, belladonna, sommelier, ex moglie, uccisa a revolverate nell’ufficio del notaro famoso in centro della città borghese, e poi pistola in bocca e boom. Omicidio-suicidio, la coppia d’atti maledetta, che pare vada oltremodo di moda di questi tempi, ovviamente non solo di questi tempi, ma se lo sai mezz’ora dopo l’accaduto dal web, è come un moltiplicatore di eventi. Lo vedi  e lo senti cinque volte in una giornata, e ti sembrano cinque eventi, cinque tragedie, dieci morti, invece di “solo” due.

Alle solite, e comunque un caso irriducibilmente unico. Siamo qui a chiederci con moralisti, psicologi, psichiatri e sacerdoti che cosa succeda nella psiche, questa volta di un uomo anziano, di 79 anni si può dire così? che gli scatena tanta violenza contro un’altra persona e se stesso. Quanta parte abbia la premeditazione e quindi il dolo ragionato, e quante, se ve n’è, di perdita del senso e del valore delle cose e della vita delle persone. Le varie antropologie, più o meno biologizzanti o spiritualizzanti, si interrogano senza darsi soddisfazione. Noi qui non sappiamo se la cosiddetta elaborazione del lutto della separazione sia stato parte del movente, o lo sia stato di più un aspetto economico, legato agli accordi della separazione, et similia.

Fatto sta che tre ogive del revolver hanno spento due vite per volere di una volontà e di un intelletto. Partirei da qui. Caro defunto architetto: prima di tutto nessuno possiede la vita di nessuno, forse neanche la propria, anche se su ciò oggi il dibattito è molto acceso. Ebbene, possiamo concedere, laicamente, che della propria si possa disporre, ma basta così. La vita degli altri è in-vio-la-bi-le. Chi sei tu, chi sono io per disporre della vita altrui, così, a freddo, calcolando tutto? Un fatto è che io uccida una persona per difendere la mia vita o quella dei miei cari, ma lì non vi è dolo, reato o peccato, a meno che non si alzi in piedi truce moralista o un falso-buonista che abbia da protestare di eccesso colposo di legittima difesa. ve ne sono tanti, in giro, e li vorrei vedere davanti a una pistola altrui che sta per sparargli in faccia.

L’uomo che decide di uccidere e si organizza per farlo, in pubblico, in un ufficio dove son presenti altre persone, e lì vuole esibire il suo potere di vita o di morte, quasi come in un rito sacrificale, in una cerimonia stabilita nella sua testa una volta per sempre, inevitabile, incontrovertibile, a meno che qualcuno non lo scopra armato prima, ma non è così, lui è accorto, è capace di dissimulare, sorride perfino, si adegua al modo urbano dell’ufficio notarile, si siede e saluta cordialmente gli astanti, anche la sua ex moglie che vuole uccidere. E poi si alza, estrae l’arma e spara una due volte, ché la prima non era bastata, e poi recita la parte del glorioso suicida. Si mette di fronte e si spara in bocca, morendo nel suo sangue sporco di vergogna altrui, non la sua, perché non fa a tempo a vergognarsi.

Troppo pasciuto di benessere e di sfizi, quell’uomo? Chi lo sa? Chi lo conosceva un po’ forse è in grado di fare supposizioni. L’odio per una donna ancora piacente che gli sarebbe sopravvissuta per almeno vent’anni, vista la differenza di età e la media della vita femminile in Italia. Imperdonabile sopravvivergli tanto. Invidia della vita altrui? Incomprensibile per me, E per te, caro lettore?

Le persone umane sono, come abbiamo scritto qui più volte, sia uguali in dignità, sia irriducibilmente unici. Nel caso dell’architetto la differenza è stata in negativo di umanità. L’uomo, come insegnava sant’Agostino, è una commistione di bene di male, di bontà e malvagità, il bene il male è nell’uomo e dell’uomo. Una inestricabile situazione dell’esistere in questo essere-umani, cioè primati consapevoli e provvisti di linguaggio variegato, a volte melodioso e a volte sconvolgente, pesante, duro, incomprensibile.

Qualcuno sostiene, ad esempio il direttore di Radio Maria, che il diavolo è scatenato, come racconta l’Apocalisse, e quindi ispira delitti e male. Il male è nell’uomo e il bene lo deve vincere. Il male è assenza di bene, defectio boni, è mancanza, penìa secondo Platone, carenza da riempire con l’eros potente ed eterno del desiderio vitale, come ho cercato di proporre nel mio libro più profondo e impegnativo che, caro lettore, trovi qui a lato.

L’eros, o amore è il motore dell’agire umano nel mondo e forse è anche il nome di tutta la forza vitale del cosmo, nientemeno. Sorprendente, ma fino a un certo punto, poiché qualcosa tiene insieme la realtà oltre alle quattro grandi forze cosmologiche che nessuno è finora riuscito a concepire come unificate. Che sia proprio l’eros divino a costituire l’elemento che le rende Una, cioè l’Uno, che il filosofo Plotino riteneva fosse uno dei nomi di Dio, anzi il Nome?

Avevo qualche sospetto, ma ora ne sono sicuro: Macron è un babbeo, anche se sorridente, un furbo babbeo sorridente, che cerca di spostare i suoi problemi interni al livello europeo, tentando di fare il profeta

Riporto alla lettera quanto appare oggi sul web in tema di migranti, di sapienza e di senso etico-civico francesi… Ecco la posizione del giovin presidente en marche Emmanuel Macron, anche tramite suoi vari portavoce:

La posizione del governo italiano sui migranti “è da vomitare”: lo ha detto il portavoce del partito di maggioranza francese La République En Marche del presidente Emmanuel Macron, Gabriel Attal, intervistato dalla tv Public Sénat. A una domanda sulla chiusura dei porti alla nave Aquarius di Sos Mediterranee, il deputato ha denunciato la posizione assunta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, assicurando tuttavia che anche la Francia cerca “una soluzione”. Il presidente francese Emmanuel Macron denuncia “una forma di cinismo e di irresponsabilità” da parte dell’Italia nel caso della nave Aquarius: è quanto riferito dal portavoce del governo, Benjamin Griveaux, al termine del consiglio dei ministri a Parigi. “La Francia fa la sua parte, ciò che è inaccettabile è il comportamento e la strumentalizzazione politica che è stata fatta dal governo italiano” sul caso Aquarius, ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux.

Respinge le critiche l’Italia:  “Le dichiarazioni intorno alla vicenda Aquarius che arrivano dalla Francia – si legge in una nota di Palazzo Chigi – sono sorprendenti e denunciano una grave mancanza di informazioni su ciò che sta realmente accadendo. L’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall’altra parte”.  “Il governo italiano – si legge nella nota – non ha mai abbandonato le quasi 700 persone a bordo dell’Aquarius. La nave è stata sin da subito affiancata da 2 motovedette che hanno offerto tutto il supporto necessario. Preso atto del rifiuto di Malta a collaborare e a permettere lo sbarco delle persone, abbiamo accolto un inedito gesto di solidarietà arrivato dalla Spagna. Lo stesso gesto non è arrivato invece dalla Francia, che anzi ha più volte adottato politiche ben più rigide e ciniche in materia di accoglienza”.

E insiste con la sua arroganza, Macron, dico.

Ecco, la grandeur senza grandezza, in questo rampollo bene della Francia odierna. Il generale De Gaulle non avrebbe mai autorizzato prese di posizione del genere, neppure Mitterrand, nemmeno Chirac e, andando indietro negli anni altrettanto non avrebbero fatto Pompidou e Giscard D’Estaing. Invece il giovin signore, imitando il perfetto idiota Sarkozy, probabilmente banchier masson progressivegoista lo ha fatto, con il suo giovenil entusiastico sorriso che non mi ha mai convinto. Il 24% di suffragi ha preso per diventare Monsieur le Président de la République Française, non granché, e quindi abbassi anche un poco le alucce. E in Italia qualcuno lo vuol pure imitare, forse meno bellino di lui ma altrettanto arrogante, l’uomo di Rignano sull’Arno.

I gendarmi francesi bloccano i migranti oltre Ventimiglia senza tante storie e a Bardonecchia, in Italia, vengono a controllarli con durezza e arroganza. Mi sembra che non possano farci lezioni credibili da tanto pulpito.

In realtà, par di intuire che l’ineffabile presidente si muove in vista di una ripresa del tentativo della Francia di ricostruire una egemonia politico-economica sulla Libia, così come fece il suo predecessore dal sorriso facile e idiota, Sarkozy, e l’Italia fa bene a reagire con dignità.

I sovrani francesi hanno spesso fatto cattive figure in Italia, basti solo ricordare come si mossero a cavallo tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo Carlo XVIII e Francesco I, che finì prigioniero del ben più scafato imperatore asburgico Carlo V.

Ah, dimenticavo: anche la Spagna dopo il facilissimo beau geste del compagno Pedro Sanchez si esprime macronianamente con il ministro Dolores Delgado che quasi minaccia l’Italia di potere avere “problemi legali”, la gran giurista. E poi gli spagnoli sono quelli che hanno sparato a Ceuta agli immigrati. Tutti maestrini da strapazzo.

L’Italia non fa annegare nessuno -qualsiasi governo governi- solo che le cose non possono continuare con il buonismo di una generica solidarietà. Il ministro Minniti aveva indicato la strada, ora Salvini deve cercare di non fare propaganda ma politica e azioni positive. La Francia si muova e anche la grande Deutschland, oltre a riconoscere che “l’Italia è stata lasciata sola“, ma non basta, frau Merkel.

E’ stupido oltre che crudele girarsi dall’altra parte quando derive storiche accadono come in questi decenni. La nostra piccola Terra vede muoversi come formiche milioni di persone in cerca di vite migliori. E’ sempre accaduto, sia in tempi storici sia prima. E’ accaduto fin dai tempi della rivoluzione cognitiva, 70/ 80.000 anni fa e ai tempi di quella agricola, circa 12.000 anni fa. Nulla di nuovo sotto l’astro solare, oh Macron e Salvini, nulla di nuovo. Solo che oggi i numeri sono più grandi di quelli dei millenni andati, epperò l’umanità possiede più mezzi, risorse, capacità, possibilità. E’ per questo che è stupido e crudele non trovare soluzioni, che non siano “furbe”, opportuniste, di poco respiro.

Accanto a politiche di investimento nelle grandi plaghe da dove si parte, che vanno ponderate tra le grandi nazioni, cercando accordi e coesione razionale, come sembra tentino di fare perfino Kim e Trump, alla faccia dei bellissimi e bravissimi leader occidentali, appunto, alla Macron e alla Trudeau, che paiono bambinoni viziati, almeno quanto i su nominati, la strana coppia di Singapore.

Ad esempio, sulla Libia perché la Francia, sia presidente l’inetto Sarkozy oppure il brillante quarantenne attuale, nulla cambia? Dalla idiotissima politica del 2011, sulla quale cadde anche l’ingenuo e improvvido Obama, alle politiche attuali, la Francia cerca in ogni modo di farci fuori.

Consiglierei alla sinistra e al PD di smetterla di criticare e di collaborare, senza polemiche, ché la gente, cioè gli elettori capiscono. Capiscono il senso di un agire morale e politico intelligente. Alzino dunque la capacità di proposta al livello europeo, proponendo di rivedere solidalmente e solidariamente il Patto di Dublino per distribuire in modo equo le persone che fuggono dal disastro esistenziale. Nel contempo, dialogando anche con la Cina, come fa con più sapienza di quella che ipotizzavamo (anch’io) The Donald, e con gli USA, sappiano proporre politiche di sviluppo controllato nel Sud del mondo, specialmente nel continente africano. Da lì, dopo centomila anni parte l’umanità dolente di questo millennio, quasi evocando la prima diaspora, quella della piccola Lucy della Rift Valley.

La Terra è piccola, e prima di andare a mangiare verdure e legumi su Marte, che siamo già quasi pronti a produrre, occorre occuparsi con scienza e coscienza della nostra meravigliosa Patria comune, il Pianeta Azzurro.

“Sinistra” e “destra” socio-politiche nel tempo, dalla Rivoluzione francese alla globalizzazione. Vero è che i due termini significano ancora qualcosa, sia pure nell’evoluzione dei tempi e degli scenari valoriali, socio-politici ed economici

In palestra: un ragazzo in carrozzina fa ginnastica di trazione agli arti superiori, con buona volontà e costanza. Lo aiuta a sistemarsi un uomo maturo, socialista democratico da sempre (caro lettore, tu dirai “Che c’entra?”). Quest’uomo, con un abbigliamento da palestra abbastanza casuale, si mette poi a fare le sue cose con le macchine, caricando sempre di più i pesi in trazione, con soddisfazione crescente. Il ragazzo in carrozzina ha bisogno di essere di nuovo aiutato per cambiare esercizio, e si fa vicino per legargli opportunamente i polsi alla macchina prescelta un ragazzone del tipo skinhead, tutto a nero, certamente “di destra”, a sentire certi suoi commenti politici. Hai capito, caro lettore, chi è l’uomo maturo? Io.

Con il ragazzo in difficoltà, io e lo skinhead ci siamo comportati nello stesso modo. Si può dunque dedurre che essere-di destra o essere-di-sinistra non inficia una disponibilità attenta ai bisogni altrui, che attinge ad altre dimensioni interiori, psicologiche, spirituali. In altre parole non si è “buoni d’animo” se si è di destra o di sinistra.

Altro episodio: il signore maturo, cioè io, dialoga con un altro signore in età che decenni fa compì una scelta estrema di carattere politico(-militare) di sinistra, indubbiamente di sinistra. Si parla insieme di ciò che possa essere ritenuto politicamente e socio-economicamente “di sinistra”, socialista, e così via. Il signore in età che non vive in ristretti orizzonti come il secondo, il quale sta scontando una pena, la più grave dell’ordinamento italiano. Il primo, a fronte della richiesta del secondo di provare a pensare alla proprietà collettiva dei mezzi di produzione, il comunismo economico come è descritto nella visione classica marx-engelsiana, risponde così: “Chi governa la complessità delle aziende e dei mercati? Sei tu in grado di fare il mio lavoro, o il lavoro di un imprenditore o di un general manager?” Silenzio, in risposta. Ecco. Il distacco tra la teoria e la possibilità prasseologica. cioè di un fare pratico è dunque evidente, lampante, incontrovertibile.

Se leggiamo oggi gli atti dei congressi della Nuova sinistra italiana (di Lotta Continua, di Avanguardia Operaia, di Potere Operaio, del Partito Comunista Marxista-Leninista, etc.) degli anni ’70, o i Quaderni Rossi di Raniero Panzieri, c’è da restare allibiti per l’astrattezza teorica e l’assenza quasi totale di agganci ragionevoli con la realtà fattuale del tempo.

Allora io passavo per moderatissimo, quasi una spia dei carabinieri, mentre quei militanti erano ritenuti e si ritenevano (per autocomprensione) dei “veri compagni”. Molti di loro li ho visti sfilare bellamente -politicamente- alla mia destra qualche anno dopo, rimanendo io fermo nella mia moderazione, come un ablativo assoluto.

Ciò che desidero dire è che destra e sinistra non sono comunque identiche, né sono scomparse, come molti stanno affermando con una faciloneria disarmante.

Sinistra è ontologicamente avere un’attenzione per l’altro, una visione comunitaria e a volte anche collettivistica delle cose (ecco un primo limite teoretico e antropologico della sinistra), destra è ontologicamente puntare sull’individualità, sui meriti soggettivi, sempre molto semplificando.

In qualche modo anch’io apprezzo valori che appaiono tradizionalmente più di destra, come quello del valore dell’individuo singolo. Ma è proprio così, o ragionando con le categorie di destra e sinistra si rischia di prendere pericolose cantonate? Pare proprio di sì, poiché il dato dell’irriducibilità individuale non è politico, ma paleoantropologico, o semplicemente antropologico.

Si è dunque irriducibilmente unici, e questo lo deve capire la sinistra più dogmatica, ma si è anche costituiti psico-biologicamente, come animali umani, in modo identico, e perciò si è depositari di pari dignità, di pari valore, qualsiasi sia il nostro ruolo sociale, qualsiasi sia il nostro reddito e il nostro potere, e questo lo dovrebbe comprendere la destra.

Diversi e uguali nello stesso tempo, come lo deve comprendere una visione del mondo capace di irrorare con i suoi valori migliori tutto o quasi l’agone politico.

Certamente oggi molti contenuti politici si stanno rimescolando, ma questo è normale, poiché appartiene alle derive socio-storiche, così come si sono sempre dipanate. Faccio un esempio: non si può negare che il liberalismo, pur non avendo più quasi ovunque una rappresentanza parlamentare, abbia fecondato positivamente la politica con i suoi valori di libertà e democrazia, così come il movimento ecologista, rappresentato dai “Verdi”, con i suoi valori connessi alla difesa dell’ambiente in cui viviamo, la Terra e il Cosmo.

Vi sono quindi dei valori condivisi tra le varie visioni del mondo, che hanno superato l’appartenenza a uno schieramento, a una sorta di genetica politica, diventando patrimonio comune, almeno delle persone ragionevoli e ragionanti, non certo di militanti, talora ignorantissimi e incapaci di condividere idee intelligenti, anche se non caratterizzate da appartenenze univoche.

La stessa Costituzione della Repubblica Italiana, ispirata dai fondamenti etici cristiani e laico-socialisti, porta nel tempo valori condivisi, in qualche modo, anche se con differenti sensibilità, da destra e da sinistra.

Se si vuole scherzare sui due storici termini che, come tutti sanno (almeno lo spero), destra e sinistra, nascono come concetti dall’assemblea costituente voluta dai rivoluzionari francesi nel 1789, si può ascoltare Giorgio Gaber, impegnato a distinguere la destra dalla sinistra annettendo rispettivamente a quest’ultima il minestrone, e alla destra la pasta, ovvero alla sinistra la doccia, e alla destra il bagno. Così per sorridere un poco.

Si può “usare” la filosofia nella selezione del personale per un’azienda, ente o comunque struttura lavorativa organizzata?

Quesito retorico anzichenò, quello del titolo. Sicuramente si può utilizzare un approccio filosofico in questa fondamentale attività aziendale. Peraltro, la selezione del personale, con la sua correlata premessa legata alla ricerca di personale, che si può mettere in moto in molti modi, dal passaparola, all’uso dei siti web, a incarichi a società di somministrazione o di ricerca e selezione, etc., è uno dei sei o sette “mestieri” tipici di un moderno Human Resource manager, come si usa dire.

Selezionare del personale significa incontrarlo a colloquio, sia con le modalità classiche, prevalentemente individuali, sia con modalità più complesse, che richiedono la presenza di più candidati all’assunzione, chiamate solitamente assessment. Su questo tema ha recentemente pubblicato presso Franco Angeli un agile e dinamico volumetto il mio amico Piero Vigutto, psicologo del lavoro.

E veniamo all’approccio filosofico della selezione del personale. In una delle occasioni di formazione continua e di formazione dei giovani filosofi di Phronesis, abbiamo pensato di proporre nella sezione nordestina questo tema, per il seminario previsto per domani 10 giugno a Mestre. Siccome la filosofia è la matrice di tutti i saperi antropologici, non si vede per quale ragione non possa essere utilizzata come ambiente per svolgere un assessment di selezione del personale, contaminando modalità più specifiche e accettando contaminazioni. Si trarrà, a parer mio, sempre giovamento dal dialogo tra varie discipline antropologiche, se questo dialogo sarà rispettoso di ogni apporto, senza confusione, ma anche senza sussiegosa superbia, tipica di chi crede di possedere il metodo della verità in tasca.

Sotto questo profilo l’approccio e lo stile filosofico, fin dai tempi di Platone e successivamente di Descartes, insegna l’arte del domandare e del dubbio, irrorando di costruttive problematicità ogni tema posto. Verità locali, direbbe il mio amico professor Zampieri, e non verità assolute, che lasciamo ad altre discipline a me altrettanto care, come la teologia.

Può essere interessante per chi si occupa di questi temi dare uno sguardo al Power Point che ho predisposto per lavorare in tema con colleghi senior e con alcuni -più giovani- in formazione. Buona lettura qui sotto.

assessment filosofico

Conoscevo Pierre Carniti

Non solo lo conoscevo e lo stimavo, ma voglio scriverlo qui, a beneficio dei miei lettori, e anche dei sindacalisti oggi operativi, a volte immemori che ho avuto diverse vite, tra cui una atta a consentirmi di lavorare con persone che hanno “fatto la storia” del sindacato, come Pierre Carniti.

Verso il 1980 entravo in quel mondo “socio-politico” da ragazzo studente lavoratore, mentre Pierre veniva eletto segretario generale della Cisl. Nei primi anni lo vedevo da distante, ma quando entrai da segretario friulano negli organismi nazionali un lustro dopo, lo vidi spesso. Uscito dal sindacato ebbi modo di incontrarlo ancora, come racconto più sotto.

Carniti era nipote di Alda Merini, buon sangue creativo. Inizia nel sindacato Cisl a vent’anni, come operatore nella zona industriale  Sempione di Milano. Nei primi anni Sessanta spinge per una contrattazione articolata e diventa segretario dei metalmeccanici, la Fim. Il suo spirito è immediatamente unitario verso Cgil e Uil. Nel 1965 è segretario nazionale della Fim e nel ’70 ne viene eletto segretario generale. Nel 1977 è segretario generale aggiunto della Cisl, per assumerne la guida nel ’79 e fino al 1985.

Il suo tormento, ma anche la dimostrazione di coerenza e ottimismo della volontà è l’accordo di San Valentino nel 1984, che taglia quattro punti di contingenza, fortemente voluto da Bettino Craxi per calmierare l’inflazione. Io c’ero e, come lui in altri modi , mi beccai il titolo di “servo dei padroni” davanti a più di mille operai della Zanussi di Porcia, da parte di un imbecille che allora seguiva i metalmeccanici della Cgil. Questi poi ebbe modo di dar prova evidente del suo opportunismo egoistico in aziende cooperative.

Il referendum abrogativo promosso dal PCI e dalla componente comunista della Cgil, con un segretario, Lama, lacerato dalla divisione nel sindacato, registra la vittoria della linea Carniti e… mia. Faccio per dire. Una vittoria della ragione, forse.

Erano i tempi in cui le Brigate Rosse facevano politica con le pistole, e uccidevano persone come il professor Ezio Tarantelli, consigliere di Carniti, cattolico progressista e giurista rigoroso. Uscito dal sindacato, Pierre, vicino ai socialisti, non si piega mai a convenienze di partito. Troppo idealista? No, realista progressista come me, che rifiutai verso la metà degli anni ’90 offerte di lavoro convenientissime, quando -senza paracadute politici e cooperativistici- come molti miei colleghi, se queste offerte offendevano la mia coscienza. Eroismo? No, ancora una volta un sano realismo dell’onestà. Lo ho sempre per certi versi a me ritenuto affine, anche se lui era una terza media, ma valeva più di molti laureati. Io lo ero, avevo studiato lavorando, uno dei pochi dirigenti “studiati” nel sindacato. Carniti era naturalmente colto, non come i pretenziosi odierni politicanti , che pretendono quasi si creda possiedono una sorta di scienza infusa, come quelle pentecostale dei dodici apostoli gesuani, a loro certamente ignota.

Con Ermanno Gorrieri, Carniti e altri, fondano nei primi anni ’90 gruppi di lavoro ispirati a “princìpi etico-politici di difesa della vita umana, della prole, della dignità umana, del lavoro, della democrazia, della famiglia, della libertà, della fraternità, della equità, della solidarietà, del rispetto delle culture delle altre persone da considerare come opportunità per un dialogo ed un confronto, vissuti come fonti di possibilità di incontro e di arricchimenti umani reciproci, del non impedimento nell’affermazione della propria identità e nel relazionarsi, della rivendicazione delle differenze (ognuno è differente dall’altro ma con eguali doveri e diritti) e del conflitto, non violento, nei confronti della società del capitalismo materialista-consumista causa, fra l’altro, di inaccettabili ed enormi disparità fra le persone e le popolazioni” (dal web) con cui ho dialogato anch’io, a lungo. I suoi Cristiano Sociali sono stati infatti tra i fondatori dei Democratici di Sinistra e del Partito Democratico, cui forse ora manca proprio quell’ispirazione autentica.

Con Pierre partecipai come relatore a due meravigliosi seminari, e c’era in uno anche l’amico Alex Langer, a Spello e a Bolzano: allora si parlava di ambiente e industria, di questo difficile rapporto, che non può mai diventare uno sposalizio, perché attraversato da intrinseche tensioni e torsioni tra interessi, convenienze e obblighi. Ma con il sindacalista asceta, ebbene sì, asceta, cioè capace di esercitarsi laicamente senza farsi condizionare neppure dalla sua cultura cattolico-democratica e socialista libertaria, si ragionava senza restare mai prigionieri di schemi e di pregiudizi. In piena libertà.

Grazie e ciao Pierre, mio buon amico.

Voglio bene a Mario Balotelli e a Tiziano Ferro, bravi ragazzi normali, mentre Salvini inanella una gaffe dietro l’altra, e altri ministri come quello dell’ambiente riconoscono che i predecessori di dicastero non erano poi così male, ma anche il capo leghista, obtorto collo, deve ammettere che Marco Minniti aveva fatto un buon lavoro

Intanto il nostro centravanti nero, di origine ghanese (proveniente dalla famiglia Barwuah) coniuga bene i congiuntivi e poi, con voce profonda da omone giovane e robusto, parla di diritti umani con semplicità senza essere mai banale. Dice che sarebbe onorato di essere il capitano della Nazionale di calcio.

Lo sarà, ma intanto è importante constatare che questo ragazzone è cresciuto, è diverso da qualche anno fa, rappresentando meglio la generazione di quasi trentenni, e anche di ragazzi più giovani.

Il bravissimo cantante romano spera di non essere pressoché “trasparente” come uomo di orientamento omosessuale, anzi quasi invisibile. Convivono in questa beata Italia tante posizioni, tante opinioni, spesso fondate su mancanza di informazione e su pregiudizi. Molti parlano senza darsi la pena di conoscere le cose di cui parlano, e spesso senza una formazione adeguata, ignorando anche i fondamenti di un argomento, fregandosene bellamente di fondare il proprio pensiero su basi conoscitive solide e affidabili. A volte è una pena ascoltare chi parla in televisione o leggere chi scrive sul web, libero come l’aria e deficiente come un minus habens.

Se perfino Balotelli mi soddisfa significa che lo chef generale dell’informazione offre un modesto menù, senza offesa per il campione.

Giù nel Sud, nei pressi di Vibo Valentia, hanno fucilato un nero (chiamato da molti “negro”, con dizione spregiativa, non etno-antropologica), del Mali, Sacko Soumajli, che si occupava di se stesso e dei suoi conterranei migranti e lavoratori a tre euro l’ora, dentro il sindacato bracciantile USB, emulo di Di Vittorio, a quasi ottanta anni dalle lotte guidata da quel grande di Cerignola. Civilissimo rappresentante dei lavoratori, dignitosissimo e sapiente, di una sapienza antica.

Salvini invece parla di “galeotti” provenienti dalla Tunisia, e deve anche scusarsi con il governo di quella piccola nazione araba, a noi molto vicina. Bettino Craxi, che amava quella nazione e a Hammamet è morto, certamente l’avrebbe bacchettato invitandolo a informarsi meglio e a parlare da ministro con più cognizione delle cose. Nel frattempo, sempre il ragazzotto lombardo invoca Orban l’ungherese, il quale comunque ci è poco amico, con i suoi amici di Visegrád.

Il Gruppo di Visegrád si è costituito tra Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia il 15 febbraio 1991, al fine di rafforzare  la cooperazione tra questi tre stati e in seguito quattro (con la divisione tra Repubblica Ceca e Slovacchia dal 1993) sotto vari aspetti della vita civile, sociale, culturale, scientifica ed economica.

L’ispirazione del Gruppo di Visegrád è stata dovuta agli incontri avvenuti nel 1335 e nel 1339 tra i re Carlo I d’Ungheria, Casimiro III di Polonia e Giovanni I di Boemia, per migliorare i rapporti commerciali ed economici tra le tre nazioni. Un evento storico per affermare l’unità d’intenti di tre saggi sovrani e di tre popoli contermini. L’Europa si costituiva anche così, magari “a pezzi”, fin dai tempi di Carlo Magno, quando il Sacro Romano Impero in qualche modo proseguiva lungo la strada dell’Impero Romano ispirato dalla Res Publica Christiana.

Salvini forse non sa queste cose, ma qualcuno gliele spiegherà. Non vi era nulla di razzista nel primigenio Gruppo di Visegrád, bensì lungimiranza e dialogo, al contrario di quello che sta sostenendo il neo-ministro degli Interni, il quale comunque riconosce il buon lavoro fatto da Marco Minniti.

L’altro “dioscuro” della nuova maggioranza, il Di Maio, invece, si occupa dei ciclisti porta-pizze a casa, i rider, lavoratori senza diritti minimi. Gli economisti dei due partiti si dividono sulla plausibilità della flat tax e del reddito di cittadinanza, cominciando a spiegare che misura senza capienza finanziaria sono irrealistiche e illusorie, cioè un inganno per gli stessi cittadini elettori che hanno creduto nel “nuovo”, nell’enfasi del cosiddetto “cambiamento”.

Non si fanno miracoli: neppure san Giovanni evangelista nel vangelo da lui ispirato, parla di “miracoli” riferendosi alle opere del Maestro di Nazaret, ma di segni, di semèia, come si dice in greco antico. E i segni sono tracce importanti  dell’agire umano. I segni significano sempre qualcosa.

Quello che speriamo le persone imparino è che non esiste la perfezione, e tantomeno in politica, ma un continuo ricercare di migliorare, anche usufruendo umilmente di esperienze altrui, anche di avversari, perfino di nemici o ritenuti tali.

L’uomo forse evolve, ma lentamente, e a volte involve, per cui occorre pazienza, umiltà, lungimiranza, capacità di sopportazione, forza morale, come insegnano i padri insigni del pensiero greco-latino e cristiano.

Complimenti! Il primo lavoro della sua vita è quello di ministro del lavoro. Bravo Di Maio!

Niente stage, niente tirocinio, niente apprendistato, niente periodo di prova, niente periodo di somministrazione o, come si diceva, interinale, ma subito assunto, anzi subito ministro del lavoro! Sembra una gag di Petrolini o una folgorante battuta di Ennio Flaiano, quello che definiva molte cose italiane gravi ma non serie (!). Luigi Di Maio è il fortunato campione di tale record galattico, che neanche il grande entusiasmante Real Madrid di Zidane e Cristiano… Neanche fosse un Alessandro Magno redivivo con Aristotele precettore.

In azienda un ingegnere di ventisei anni entra a milletrecento euro al mese, se gli va bene, o anche meno, dopo aver studiato seriamente e duramente matematica, fisica tecnica, chimica e altre discipline non banali e non facili. Lui no, lui è subito capo di tutti. La prima o la seconda  battuta concerne il Jobs act che definisce come fosse una persona, non un atto legislativo. Boh, approssimazioni espressive dovute all’insicurezza, all’imbarazzo, all’impreparazione. Circa il reddito di cittadinanza si capisce da come ne parla che non sa nulla di mercato del lavoro, né padroneggia (come potrebbe essere, peraltro, se non ha studiato, né ha vissuto esperienze sufficienti in tema?) i più importanti principi della sociologia generale e di un’antropologia culturale seria, che è disciplina indispensabile per comprendere almeno un po’ l’immensa e variegata ricchezza morale e spirituale, e anche i difetti, delle popolazioni italiche che compongono la nostra grande Nazione?

Molto più di lui sapevano gli antichi Romani, Cicerone, Seneca, gli imperatori Adriano e Marco Aurelio, tra altri, e Claudio, che ammise i Pitti e i Britanni nelle assemblee politiche dell’Impero. Ma non mi meraviglio: citando Cicerone, Marco Aurelio e Seneca cito intellettuali, filosofi, avvocati e politici di gran lunga superiori agli attuali, figurarsi se non superiori al ragazzetto campano.

Mi chiedo che sentimenti potesse avere quando ha dovuto stringere la mano al presidente Mattarella nel giorno della nomina a ministro e vice premier, dopo che solo tre giorni prima ne aveva chiesto la messa in stato d’accusa (l’impeachment, ex art. 90 della Costituzione imparato lì per lì). Un po’ di vergogna? Chissà.

L’ultima battuta del nostro la volete sentire? “Basta fischiare ora, lo Stato siamo noi, ora“. Beh, calma Gigino, calma Gigetto.

Salvini invece va subito in Sicilia e vedere come fare a ridurre gli sbarchi. Forse resterà lì di guardia, personalmente. L’atteggiamento, le posture, il linguaggio sono quelli di sempre, tra l’aggressivo e lo sbruffone, ma ora si accorgerà a sue spese che il gioco si fa serio. Dire che i clandestini si rassegnino a fare le valigie per tornare a casa è bello per la piazza plaudente, epperò non facilissimo da realizzare in tempi brevi, come lo ammonisce il suo autorevole compagno di partito Maroni, che ha già fatto, e bene, il ministro dell’interno. Un suo adepto, il neo-ministro della famiglia afferma che le famiglie gay non esistono: come negare la realtà. Forse ha bisogno di un refresh di logica espressiva. Anch’io non condivido le adozioni da parte di famiglia omosessuali, per ragioni antropologico-morali ed educazionali che ho qui trattato più volte, ma negare la realtà delle unioni civili, peraltro regolamentate da una legge dello Stato, è proprio stupido. Anche sull’aborto non dico di più di quanto scritto qualche giorno fa, sempre qui: penso che nessuno “sia per l’aborto”, ma è saggio, umano e ragionevole essere per una sua regolamentazione, nell’ambito di politiche di sostegno alle nascite di nuovi esseri umani. Homo insapiens, definisce brillantemente il ministro Fontana il quotidiano Il Manifesto.

La piccola fascistella Meloni si offre ma non la vuole nessuno, mi diverto un po’. Berlusconi è incazzato, per me simpaticamente, ma non so come gli andrà. Quelli che Bersani pensava potessero fare un po’ di sinistra sono a un patetico silenzio, salvo Boldrini che seriosamente tenta ancora di pontificare, proprio non ce la fa a capire che è venuto il tempo del silenzio dopo tanta idiozia.

Gli esponenti del PD, di nuovo mio partito, fanno pena, non so perché non impediscono a quell’impedito di Rosato di parlare, e anche Martina e Del Rio sembrano imbalsamati. Per ora sono solo capaci di fare muso duro e cipiglio afasico, niente proposte, nulla di nulla. Renzi scomparso, meglio così. Non so che cosa potrebbe fare di utile in questa fase.

Tanto è mentre pedalo verso la grande campagna di questa tarda calda primavera in attesa di prendere l’aereo per andare giù al Sud, a mille chilometri dal Friuli, per parlare con lavoratori e sindacati di lavoro vero, di impegno, di premialità giusta, di ripresa di entusiasmo, di crescita.

La giornata è infinita al Riva del Sole. Ora andiamo a Bitonto per uno sguardo alla Cattedrale meraviglia del romanico pugliese, poi cena sobria e un sonno giusto per la giornata di lavoro, uno splendido lunedì di vita vera.

…e ora vediamo se Salvini sarà capace di fare meglio di Minniti (a cui, afferma, chiederà come si fa a fermare i migranti, ma come, allora anche il governo cessante era abbastanza bravo!) se Di Maio meglio di Calenda, ché meglio di Poletti non avrà problemi a fare, anche se, afferma, che il suo obiettivo personale è “migliorare la qualità della vita degli Italiani” (ingenuità o dabbenaggine?): in nome della cara Patria Italia, auguri!

Caro lettore,

finalmente, dopo quasi novanta giorni di polemiche talora stupide se non penose, abbiamo il Governo della Repubblica Italiana. Non conosco la maggior parte dei ministri, ma auguro buon lavoro a tutti, anche a Toninelli, che ha detto spesso cazzate sesquipedali, e ai due vice premier che sono la rappresentazione -differenziata- del non-sense politico serio, e non aggiungo altro, perché non smentisco un et di quello che ho scritto di loro nei tre mesi scorsi.

Vediamo se ora il pensiero dei due e dei loro militanti politici e seguaci si sposta sulle tematiche vere del popolo italiano, sull’economia, sulla società, sulla giustizia, sul diritto alla conoscenza, sul futuro concreto della nostra bella Nazione, dal pensiero volto prevalentemente a un eventuale voto e all’incremento di suffragi da realizzare. Bravo presidente Mattarella che anch’io, qui nel mio piccolo, ho sostenuto. Ho visto anche che dopo la mia lettera inviatagli, ha iniziato a utilizzar meno il termine “paese” per dire Italia, ma di più riferimenti all’Italia, agli Italiani, alla Repubblica, se non alla Patria o alla Nazione, etc. Ah (sorrido), Di Battista può tranquillamente rimanere in America, non credo manchi alla Patria, a me no certamente.

Ora invierò la lettera anche al prof Conte per vedere se condivide la mia proposta. Caro lettore, trovi la lettera in questione se vai indietro di un mese e mezzo circa.

I temi sul tavolo del nuovo governo sono molti e difficili, per cui preoccupa l’approssimazione e la banalità dei contenuti del famoso “contratto” tra i due partiti che ora hanno la responsabilità di guidare l’Italia. Una considerazione: come si fa a prevedere un surplus di spesa per circa 108 miliardi per il primo anno, con una copertura specifica di meno di un duecentesimo scarso della cifra (cioè con 500 milioni di euro)? Dove si andrà a prelevare il restante denaro? dalle solite tasche degli Italiani, da nuove tasse o accise, dall’evasione fiscale di cui si strombazza a ogni appuntamento elettorale, dalla riduzione dei costi della politica? Mi pare ci sia, come si dice, molta fuffa in tutto ciò, ovvero approssimazione e dilettantismo.

Accadrà certamente che quasi tutti i sogni di gloria dell’alleanza M5S e Lega saranno accantonati silenziosamente, a partire dalla improponibile Flat Tax e dal Reddito di cittadinanza, due esempi di misure ontologicamente e reciprocamente contraddittorie, perché l’una richiede maggiori uscite e l’altra prevede minori entrate: come a dire di poter fare di più con meno, che neanche un bambino…

Anche per questo Salvini voleva lucrare al più presto la sua furbissima credibilità con nuove elezioni da tenersi al più presto e Di Maio, consapevole -finalmente- di essere stato messo nel sacco dall’Asterix padano, no. Si pensi: il pensiero sommo di tutti e due, anche se a geometria variabile, altro non è stato che il potere per il potere, come nelle precedenti “repubbliche”, che poi non è mai del tutto vero, ma un po’ vero lo è, sempre. Il potere non negativo in sé, ma lo può diventare per come lo si esercita e per i fini per i quali lo si esercita. La differenza la fa la qualità delle azioni umane, lo spirito, il cuore di chi agisce. La moralità delle azioni è data dall’interiorità, dalle intenzioni, come insegnava il Maestro nazareno (cf. cap. 5 Vangelo secondo Matteo).

I danni che hanno fatto i due dilettanti solo nell’ultima settimana solo il Padreterno quantificarli, o il suo CFO, che probabilmente sarà Paolo di Tarso o San Benedetto, forse meglio.

Questi due hanno scambiato il governo per un gioco di monopoli, il bimbo napoletano di più, ma anche il ragazzo un po’ in carne della Lombardia. E” drammatico che la democrazia rappresentativa, quando opera con leggi elettorali così idiote, pensate e scritte da minus habens come i suoi autori omonimi. Bisognerà provvedere affinché non accadano più cose del genere.

Altra cosa: anche la stampa deve smettere di raccontare cazzate, di riferire amenità e falsità, di commentare con un rancore, così come i potentati politici alla Juncker, prima di parlare dovrebbero controllare il tasso alcolico: nel suo caso si vede dalla pelle vizza di un uomo non vecchio del ’53 che è un forte bevitore, che però non “tiene” come Churchill, e così va nel pallone del suo minuscolo Lussemburgo. Così dal pomposo e panzone e vino tinto capelli di Barroso si è passati a questo giocatore di briscola prestato alla politica che parla come se battesse il fante all’osteria.

Passando in rassegna i nuovi ministri, forse qualcosa di buono c’é, ora lavorino sodo confrontandosi senza ideologismi e rabbia in Parlamento anche con chi non li voterà. Alla guida dei due rami ci sono due persone che personalmente gradisco di gran lunga rispetto ai predecessori. Un Fico al posto di Boldrini mi sta non bene, benissimo, così come la signora Casellati al posto di un Grasso… ma chi ha pensato che poteva essere un leader politico quest’uomo spento? Bersani? ma sei fuori? D’Alema? Non posso crederci. Forse quei quattro gatti di ex vendoliani o possibilisti civatisti. Lo ripeto, a questo sinistrume ridicolo capitanato dalla fervida Boldrina preferisco il vecchio compagno Marco Rizzo, comunista all’antica.

Buona fortuna prof Conte. Faccio il tifo per lei.

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